mercoledì , 1 Dicembre 2021

I dolori del giovane Renzi

Tocca ripetere sempre le stesse cose. E non si sa nemmeno come rispondere alla domanda: ma davvero vale la pena rispondere a uno come Renzi, che ci dice che non sappiamo più soffrire come si deve? Renzi il più delle volte si risponde da solo. Se fosse ancora vivo, persino il cinico Marchionne, che in occasione del referendum costituzionale aveva candidamente dichiarato: «lo abbiamo messo lì per quello», lo licenzierebbe senza pietà. E lui di licenziamenti se ne intendeva. Renzi è inutile. Fastidioso come può essere una cimice, ma inutile anche per i suoi padroni.

Allora perché prendersela con questo ipotetico referendum per abrogare il reddito di cittadinanza? Perché sono mesi che altri Renzi, molto più pericolosi di lui, ci dicono che i giovani di oggi preferiscono campare di sussidi, stare seduti su un divano Château d’Ax a bere birra e mangiare acciughe senza aver sofferto nemmeno il dovuto. In ritardo su Bonomi, e persino sugli illuminati padroni di Grafica Veneta, arriva Renzi, colui che di sofferenze ne ha inflitte agli altri, ma ne ha patite ben poche nella sua vita da sultano. Ma lui ha sempre qualche lezione da dispensare, per guadagnare quel minimo di credito presso i suoi padroni che lo faccia tirare avanti. Questo triste figuro, forte dell’universale discredito politico di cui gode, ci ingiunge di fare come i padri fondatori di un’Italia forte e in piena forma: vivere con stipendi da fame pur lavorando come delle bestie, morire sul lavoro senza che nulla accada ai padroni, finire di lavorare alla veneranda età di 100 anni senza uno straccio di pensione, ammalarci senza aver diritto a nulla, e se sei donna soffrire a casa, rigorosamente in silenzio se vieni picchiata o obbligata a occuparti della cura di tutti. Non si sa come abbia iniziato a circolare questa voce secondo la quale i nostri antenati erano particolarmente contenti di vivere soffrendo, che ne avessero fatto addirittura una ragione di vita. I vari Renzi che abbiamo sopportato in questi mesi sembrano davvero convinti che i nostri nonni (non i loro) andassero a lavorare per il puro gusto di star male in nome di una patria che non ne avrebbe mai riconosciuto il ruolo.

Se questo era il glorioso passato, oggi, invece, viviamo tempi bui! Nonostante dicano che c’è un fantastico boom economico, è diventato complicato trovare giovani da sfruttare, da far soffrire a dovere. Il mercato dell’afflizione è esso stesso in grande sofferenza, perché molti hanno deciso che non ne hanno voglia, non intendono star male per fare dell’Italia il posto terribile che comunque è con o senza sofferenza. Molti hanno deciso che prendere il reddito di cittadinanza sia una prima soluzione alle loro di sofferenze, quelle che Renzi non riesce a vedere perché da buon boia non sente i dolori dei decapitati. C’è chi ha definito questa una patologia, una sorta di mancanza di stimolo allo sfruttamento, ma per chi lo pratica questo altro non è che un rifiuto. Rifiuto di essere pagati una miseria per lavorare come dei cani, rifiuto di non avere un contratto degno di questo nome, rifiuto di non poter usufruire di un welfare decente e di tutele lavorative sufficienti. Un tempo si sarebbe detto: rifiuto del lavoro, ma questo, per il nostrano rappresentante del capitale, non è neanche minimamente previsto.

Si potrebbe magari pensare malignamente che sia proprio lui a meritare un po’ della sofferenza che vorrebbe infliggere agli altri, e più che probabilmente troverebbe molti ben contenti di poterlo aiutare. Ma Renzi è fatto così: cerca di affossare il decreto Zan per difendere i diritti, invoca le sofferenze dei lavoratori per difendere il lavoro. Eppure, se un reddito come quello di cittadinanza genera rifiuto dello sfruttamento sul lavoro non vorrà mica dire che il lavoro genera un salario ancora più misero di questo reddito? Per uno come Renzi, che ha fatto dei cattivi salari il grande punto di forza dell’Italia da giocare nella caccia agli investimenti stranieri, reclamare un salario più alto è cosa inammissibile. Eppure, c’è poco da lagnarsi: molti si sono rifiutati e si rifiuteranno di continuare a soffrire, perché semplicemente non accettano di fare della quotidiana sofferenza la misura della loro vita e, per quanto gli riesce, il prezzo di questo boom vogliono farlo pagare a qualcun altro.

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