martedì , 27 Ottobre 2020

Quanto contano la vita e il lavoro in pelle nera? Milano, le fragole e il lavoro migrante

Black Lives Matter! Se sei nero, ti chiami George Floyd e abiti a Minneapolis, la tua vita può non valere nulla. A Kenosha (Wisconsin) se sei nero, la tua vita vale sette pallottole e una paralisi alle gambe. Negli Stati Uniti la polizia e suprematisti bianchi mostrano quotidianamente che la vita dei neri può non contare nulla. Se però sei a Milano, sei un giovane imprenditore bocconiano e scopri quanti soldi si possono fare con il posto delle fragole, allora la vita dei neri qualcosa vale. In questo caso Black Lives Matter!, davvero. Allora le vite dei neri contano e devono essere contate.

Facciamo un passo indietro. È di ieri la notizia del sequestro di una start up milanese di fragole che si definisce innovativa, la Straberry. L’hanno sequestrata perché Guglielmo Stagno d’Alcontres, l’imprenditore che l’ha fondata, aveva finalmente risolto l’arcano. Le vite dei neri contano esattamente 4,50 euro l’ora per un totale di 9 ore di lavoro al giorno, di cui solo 6 dichiarate. Le vite dei neri sono poco preziose in sé, ma preziosissime per il bilancio aziendale. Guglielmo, che è un innovatore, non ha nemmeno provato ad assumere i dipendenti rispettando le norme e gli stipendi minimi stabiliti dai contratti nazionali. Lui ha fatto la Bocconi, non un’università qualsiasi. Ciò gli ha permesso di capire quanto le vite nere siano importanti, perché con loro tutto è possibile, le loro lives sono una base sicura per il profitto. Qualcuno potrebbe pensare che l’imprenditore Guglielmo non sia poi così innovatore, visto che, quando non è umiliata o colpita anche a morte da qualche poliziotto, la vita dei neri è sfruttata in molti modi e in molti luoghi. Guglielmo però è quanto meno originale e ha capito che spremere le vite dei neri per coltivare e consegnare fragole nei quartieri bene di Milano può produrre profitti inaspettati. Non è probabilmente un caso che il paffuto Guglielmo abbia anche un immaginario che i più potrebbero considerare ridicolo. Gli piace pensare di essere il «maschio dominante» della Straberry di Milano e si è convinto che questo lo autorizzi a fare dei neri il centro del proprio business plan. Mentre lui domina, loro devono lavorare come dei cani, bere solo quando lo permette il capo, non possono chiedere nulla altrimenti si trovano senza lavoro, sono obbligati a firmare la fine dei loro contratti e a rinunciare ad ogni tipo di retribuzione che riguardi la fine del rapporto lavorativo. Qualcuno potrebbe dire tutto ciò non è poi molto originale. Guglielmo ha solo portato i metodi della fabbrica verde, della raccolta stagionale, del bracciantato migrante, nella Milano delle fragole. Con il suo caporalato bocconiano, Guglielmo ha capito che la recente sanatoria lega ancor di più il permesso di soggiorno alla volontà del datore di lavoro aumentando così il valore che queste black lives possono produrre. D’altronde è più facile che uno straccio di documento (magari il permesso di soggiorno, tanto per fare un esempio a caso) l’abbiano delle fragole (davvero, non è uno scherzo) piuttosto che i migranti: sì perché il documento del vegetale mostra il ciclo di produzione della fragola, l’ora di raccolta, la provenienza. Essendo innovatore, maschio e dominante, nel suo “modello industriale del caporalato tribale”, Guglielmo continua però a utilizzare i più classici insulti razzisti per imporre il suo comando sul lavoro dei neri, mostrando che, quando si tratta di gerarchie sociali, alla Bocconi si impara il classico e il moderno. Così con sei milioni di follower su Instagram da una parte e dall’altra «un’impresa giovane e innovativa che rappresenta la più grande realtà in Lombardia che coltiva i frutti di bosco» si ottiene l’equilibrio perfetto tra sfruttamento e razzismo. Si sa: i lavoratori neri ed extracomunitari non si possono lamentare! La loro vita dipende da un pezzo di carta su cui il datore di lavoro ha la completa disponibilità. Poco conta che vi sia un sequestro della Guardia di Finanza, perché in fondo sui campi di fragole, pomodori, legumi, ma anche nei magazzini e nei circuiti della logistica molti sono gli sfruttati in pelle nera, perché sono migranti e, tra la Bossi Fini, la sanatoria, le leggi Salvini e pure gli aggiustamenti normativi della Ministra Lamorgese, nessuno in fondo vuole toccare quel legame di sangue che stringe il permesso di soggiorno al lavoro a qualsiasi costo a qualsiasi condizione. Poco conta il singolo sequestro in questo campo di fragole dove tutto è anche troppo reale.

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