venerdì , 24 febbraio 2017
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L’internazionale femminista: noi ci organizziamo

di NIUNAMENOS Argentina — tradotto e pubblicato da DinamoPress

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niunamenos_argentinaPubblichiamo l’appello lanciato da Niunamenos ‒ Argentina dopo la grande mobilitazione femminista dello scorso 19 ottobre a Rosario e in vista delle manifestazioni del prossimo 25 e 26 novembre contro la violenza maschile sulle donne. Le promotrici di questo appello vedono chiaramente che è in corso una sollevazione globale delle donne e che il 25 e 26 novembre offrono l’opportunità di una presa di parola e di una visibilità simultanea contro l’oppressione patriarcale. L’affermazione «noi ci organizziamo» indica però un’ambizione più alta, l’ambizione a trasformare il rifiuto di quell’oppressione in un comune progetto politico. La proposta di uno sciopero globale delle donne il prossimo 8 marzo stravolge ogni tentativo di addomesticare il femminismo e la ribellione delle donne confinandoli all’interno di scadenze rituali e ormai insignificanti. Come questo appello indica chiaramente, la violenza sessuale, le restrizioni alla libertà di abortire, la coazione neoliberale alla maternità, la divisione sessuale del lavoro e la precarietà, il razzismo istituzionale e il governo della mobilità sono tutte espressioni di una reazione patriarcale al desiderio di libertà inseguito e praticato dalle donne in ogni parte del mondo. Mentre la parola d’ordine dello sciopero si afferma in modo sempre più diffuso su scala globale, quello dell’8 marzo può diventare un vero sciopero transnazionale perché transnazionale è il soggetto che intende praticarlo. L’8 marzo può acquisire un significato del tutto nuovo se è caricato della pretesa di realizzare e rendere evidente una presa di potere attraverso lo sciopero delle donne, attraverso l’insubordinazione globale e di massa di una parte della società contro l’oppressione e lo sfruttamento imposti dal patriarcato neoliberale.

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Il 25 novembre noi donne rivendicheremo il nostro tempo, smetteremo di fare ciò che ci viene imposto per dedicarci a quel che desideriamo fare. Incontrarci, pensare assieme, prendere parola, occupare le strade, le piazze, appropriarci dello spazio pubblico e trasformarlo in uno spazio di accoglienza e di libertà di movimento per tutte. Metteremo in pratica la nostra utopia antipatriarcale. Per scongiurare la paura, per rendere visibile ciò che non siamo più disposte a sopportare e potenziare la nostra forza in ogni territorio. Per creare legami di solidarietà, reti di autotutela e cura tra di noi. Non vediamo nell’altra accanto a noi una rivale, come vorrebbe il patriarcato, ma piuttosto una compagna: diventiamo complici l’un l’altra creando un’insolita alleanza.

Noi ci organizziamo: per questo il 25 novembre, qui e in tutto il mondo, ci riuniremo e organizzeremo in molteplici e differenti forme: assemblee popolari, radio aperte, escraches, lezioni pubbliche, interruzione delle attività nei luoghi di lavoro, interventi artistici e politici nello spazio urbano.

Noi ci organizziamo e la nostra organizzazione è globale. Il 25 novembre confluiremo tutte assieme in una mobilitazione che connette Ciudad Juarez con Mosca, Guayaquil con Belfast, Buenos Aires con Seul e Roma. Questa articolazione nasce con lo sciopero delle donne, inaugura il nostro ottobre rivoluzionario e si proietta verso lo sciopero globale delle donne del prossimo 8 marzo.

Intrecciando lingue e superando frontiere, come fanno le donne migranti che sfidano l’illegalizzazione della nostra mobilità, emerge la ribellione contro la violenza, contro la femminilizzazione della povertà, contro il razzismo, contro l’assenza di rappresentazione politica, contro il tentativo di confinare le donne e le ragazze nello spazio domestico, contro i dogmi religiosi che si appropriano dei nostri corpi e delle nostre vite, contro la maternità come obbligo e contro la criminalizzazione dell’aborto, contro le nuove forme di sfruttamento capitalistico e la precarizzazione delle nostre esistenze. Contro le spoliazioni che avvengono su molteplici livelli, perché né la terra né i nostri corpi sono territorio di conquista.

In tutto il mondo, ci organizziamo con uno slogan comune: #NiUnaMenos #VivasNosQueremos #NosMueveElDeseo

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