mercoledì , 21 Ottobre 2020

La violenza come regime. La resistenza all’oppressione sociale di Erdoğan in Turchia

di YAĞMUR YURTSEVER ‒ Assembly of Migrants and Women’s Assembly of HDK

Questa settimana 20 membri del Consiglio esecutivo dell’HDP (Partito Democratico dei Popoli) sono stati messi in stato di fermo, e probabilmente dovranno affrontare diversi anni di carcere per le loro attività democratiche e politiche. Per coloro che non hanno una conoscenza approfondita del governo antidemocratico in Turchia, questo articolo fornirà una panoramica degli ultimi cinque anni per spiegare i gravi attacchi del governo all’HDK (Congresso Democratico dei Popoli) e all’HDP, un partito politico con una significativa rappresentanza in parlamento.

L’HDP è un partito politico democratico radicale e fa parte del Congresso Democratico dei Popoli (HDK) composto da cinque partiti socialisti o democratici radicali. Ha un’Assemblea delle donne e un’Assemblea dei giovani autonoma che dà forza all’azione politica e ai processi decisionali delle donne e dei giovani. L’HDP è noto per essere un «partito filocurdo», è il partito dei popoli, comprende tutte le nazionalità locali in Turchia e attualmente rappresenta curdi, turchi, armeni, arabi, arabi, yezidi e assiri. L’HDP è stato fondato durante i negoziati per il processo di pace tra il PKK e lo Stato turco e ha assunto un ruolo importante durante i negoziati per riportare la pace in Turchia. Le azioni e le politiche dell’HDP durante i negoziati per il processo di pace hanno assunto una prospettiva democratica radicale. Ciò vuol dire che la risoluzione del conflitto non riguardava solo le due parti in causa. Piuttosto, la risoluzione e la pace richiedono la fine del patriarcato, della precarietà della classe operaia, dell’egemonia dei gruppi religiosi, della distruzione ecologica, e richiedono il decentramento del processo decisionale sociale e politico, ampliando l’autorità dei comuni secondo la Carta europea dell’autogoverno locale. Durante i negoziati del processo di pace sono aumentate le richieste sociali e democratiche, migliorando anche le condizioni dei diritti democratici e politici. Molte proteste importanti come la Resistenza di Gezi Park, le lotte per l’ecologia, la resistenza contro la costruzione di Kalekols (una fortezza militare costruita in cima alle montagne, scavando gallerie all’interno delle montagne per contenere armi pesanti e sorvegliare le province) si sono moltiplicate in Turchia durante i negoziati per il processo di pace. Nel frattempo, è nata la lotta rivoluzionaria in Medio Oriente; la rivoluzione in Rojava prendeva piede e le sue immagini hanno fatto il giro del mondo, dando speranza ai popoli del Medio Oriente.

Questa situazione ha permesso ai cittadini, come individui, di aprire gli occhi sull’ideologia centralizzata, oppressiva e del pensiero unico della Turchia. Dalla crisi economica alla guerra, le critiche ai problemi del paese hanno suscitato le proteste dai cittadini. Le masse hanno iniziato a percepire e a farsi beffa degli strumenti dell’oppressione e del pensiero dittatoriale propagandato dal governo centralizzato. Nel 2014 molti popoli del Medio Oriente erano paralizzati dalla paura dell’ISIS e, in quella situazione, la resistenza del Rojava contro l’ISIS è stata la fonte di speranza per una nuova vita in Turchia. Anche se era noto che l’ISIS si stava organizzando in Turchia, la resistenza del Rojava era l’unica speranza opposta alla brutalità dell’ISIS e a quella Turca. Mentre era in corso la resistenza a Kobane, il governo dell’AKP rilasciava continue dichiarazioni che criminalizzavano la resistenza contro l’ISIS. Queste dichiarazioni a sostegno del massacro dei curdi in Rojava sono state davvero insopportabili per tutti i popoli della Turchia. Il Comitato Esecutivo dell’HDP ha lanciato delle proteste democratiche in tutta la Turchia contro la brutalità dell’ISIS e ha appoggiato la resistenza di Kobane contro l’ISIS. In molte città, le forze paramilitari si sono riversate nelle strade e hanno ucciso molti manifestanti membri dell’HDP. Imperdonabile è stata la telefonata del primo ministro del governo dell’AKP dell’epoca, Ahmet Davutoğlu, al co-presidente dell’HDP, al quale ha comunicato «la presenza di forze incontrollabili al lavoro» e il timore che potessero «trasformarsi in caos». Ahmet Davutoğlu non ha ancora spiegato ciò che sapeva e che ha cercato di dire, ma gli eventi successivi hanno portato al massacro di decine di persone, la maggior parte delle quali erano membri dell’HDP. Oggi, le proteste e la resistenza contro l’ISIS a Kobane da parte dei popoli della Turchia vengono indebolite e sistematicamente ostacolate dall’incarcerazione dei nostri compagni.

Nel 2014, l’HDP ha dimostrato un notevole successo nelle elezioni locali e ha vinto in 106 comuni. Ha ricoperto la co-presidenza nei comuni, dividendo la rappresentanza ugualmente tra uomini e donne, ha fondato centri per le donne e centri giovanili, ha studiato e messo in campo pratiche locali di governo ecologico, ha fondato cooperative comuni contro lo sfruttamento capitalistica, ha sostenuto l’attività culturale e artistica e ha promosso a livello municipale un approccio multilinguistico nei posti di lavoro. In poche parole, dopo le elezioni locali del 2014, l’HDP ha messo in pratica e sperimentato la democrazia radicale. Il 7 giugno 2015 l’HDP, nelle sue prime elezioni nazionali, ha superato la soglia elettorale che in Turchia è molto alta, mentre il partito di Erdoğan, l’AKP, non otteneva sufficiente rappresentanza in parlamento per formare il governo da solo. Non si è formata una coalizione e l’AKP ha portato violentemente il paese a un’altra elezione generale. Il coraggio sviluppatosi nella resistenza di Gezi Park e la forte ambizione di un cambiamento derivante Rivoluzione in Rojava hanno costretto l’AKP e lo Stato a scegliere tra l’oppressione e la pace. È ormai noto che la scelta è ricaduta sull’oppressione, praticata con la guerra e la violenza. Fino alle seconde elezioni, la Turchia è stata testimone di grandi massacri da parte dell’ISIS e di una feroce repressione contro l’HDP e le organizzazioni democratiche di massa che chiedevano la pace. Anche prima delle elezioni del 7 giugno, l’AKP stava attaccando i negoziati per il processo di pace. Il 20 luglio, l’AKP ha messo definitivamente fine ai negoziati per il processo di pace, uccidendo due poliziotti nelle loro case. Hanno tentato di far ricadere la colpa di questo omicidio sul PKK e, quando i processi e le perizie hanno dimostrato che i responsabili dell’omicidio erano altri poliziotti, il caso è stato chiuso come un «omicidio non identificato». In ogni caso, le trattative per il processo di pace si sono concluse usando come pretesto questo omicidio. Lo stesso giorno dell’omicidio, l’ISIS ha commesso un massacro contro dei manifestanti che stavano protestando in solidarietà con la rivoluzione in Rojava, uccidendo 33 giovani rivoluzionari, tra cui membri e dirigenti dell’HDP.

All’oppressione nelle città curde e la conclusione dei negoziati per il processo di pace da parte dell’AKP, le città curde hanno risposto formando degli autogoverni. Tutto questo ha aggravato le violenze e ha portato la guerra in Turchia. Oltre alle forze di guerriglia, molti civili sono stati uccisi nelle loro case, nei loro giardini, per le strade, e sottoposti a coprifuoco e privati dei propri diritti umani. La maggior parte di questi civili erano bambini, donne o anziani. Anche molte donne attiviste e militanti nell’HDP, come Seve Demir, Pakize Nayır e Fatma Uyar, sono state uccise. Molti civili e politici locali, che rimanevano nascosti aspettando la fine del coprifuoco e l’arrivo delle ambulanze, sono stati uccisi nei sotterranei degli edifici. La Human Rights Foundation of Turkey ha denunciato l’uso in questi attacchi di armi chimiche vietate da parte delle forze militari turche. Gli omicidi di molti bambini, uccisi dai veicoli militari nelle città, sono rimasti impuniti. I civili nelle città con il coprifuoco sono stati sfollati e costretti a migrare. Questo sfollamento ha portato a un’ulteriore violazione dei diritti umani e all’aggravarsi delle disuguaglianze di genere in Turchia, soprattutto a danno delle donne curde. I soldati hanno fatto graffiti con scritte misogine in tutte le città, degradando e minacciando le donne. I cadaveri delle donne guerrigliere sono stati esposti nudi dai soldati sui social media. Infine, è stato trasmesso sui social il video di cadavere di un guerrigliero che veniva legato e trascinato con un veicolo militare.

Mentre il partito di Erdoğan, l’AKP, metteva fine alle trattative per il processo di pace con la violenza, l’ISIS compiva i suoi massacri e le forze dell’ordine venivano assassinate da parte di «ignoti aggressori», l’HDP è stato processato e ritenuto responsabile della guerra. Da allora, migliaia di studenti sono stati incarcerati, centinaia di persone uccise dai bombardamenti e dalla guerra. Da allora, l’HDP si erge per difendere la pace e chiedere la fine delle violazioni dei diritti umani in Turchia. È una farsa il fatto che per i giudici il responsabile della guerra sia l’HDP, il partito che difende la pace, la politica democratica e che lotta contro l’ISIS. Ma è certo che la nostra lotta per la pace, la democrazia e la nuova vita continuerà.

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