giovedì , 29 Settembre 2022

Rifiutarsi, resistere, organizzarsi. Intervista ai lavoratori Amazon in sciopero in Turchia

di STREIK SOLI-BÜNDNIS (Lipsia, Germania)

Pubblichiamo la versione italiana di un’intervista realizzata da Streik Soli-Bündnis Leipzig a due lavoratori e una lavoratrice di un magazzino di Kocaeli (Turchia) gestito dalla CEVA logistics per conto di Amazon. A partire dall’8 agosto, insieme ai loro colleghi del DSG-Sen (un sindacato di base indipendente) hanno scioperato per più di una settimana, facendo picchetti davanti al magazzino, organizzandosi all’interno e raccogliendo le firme di oltre 600 lavoratori e lavoratrici. Riuscendo a mettere in contatto una forza lavoro differenziata – composta da studenti che lavorano per pagare le tasse universitarie, uomini in età avanzata che spesso hanno paura di lottare perché non possono rischiare di perdere il lavoro, donne che sono incoraggiate a scioperare dalla presenza di una donna come leader sindacale – questi lavoratori sono riusciti ad articolare rivendicazioni collettive. Innanzitutto, chiedono aumenti salariali che permettano loro di far fronte a un tasso di inflazione alle stelle che, secondo i dati ufficiali (probabilmente sottostimati), a luglio ha raggiunto l’80%. Il salario minimo recentemente introdotto dal governo (5500 lire turche/300 dollari) è al di sotto della soglia di povertà e non è neanche lontanamente sufficiente per vivere in questa situazione. Ma chiedono anche la fine delle opprimenti condizioni di lavoro nei magazzini, dove sono sistematicamente sovraccaricati di lavoro e sottopagati, e dove vengono costantemente utilizzate pratiche repressive per impedire loro di organizzarsi collettivamente. L’unica risposta di Amazon durante lo sciopero di agosto è stata chiamare ripetutamente la polizia per rompere i picchetti, e licenziare più di 100 lavoratori. Ciononostante, hanno precisato, la lotta è in continua evoluzione all’interno e all’esterno del magazzino. Lo sciopero di Kocaeli fa parte di una più ampia ondata di scioperi spontanei che ha investito la Turchia all’inizio di agosto, non solo nel settore della logistica, ma anche in diverse fabbriche in tutto il Paese, dove i lavoratori e le lavoratrici hanno espresso chiaramente il loro rifiuto di pagare per il crescente costo della vita causato dall’attuale scenario di guerra mondiale e che sono pronti a lottare per i loro salari. Allo stesso tempo, lo sciopero contro Amazon a Kocaeli segue gli scioperi di massa che, per la prima volta, hanno colpito Amazon nel Regno Unito nelle scorse settimane contro aumenti salariali insufficienti in un contesto di prezzi in fortissima crescita. Da due frontiere opposte dell’Europa, quindi, lavoratori  e lavoratrici stanno dimostrando che dobbiamo imparare a scioperare di nuovo per combattere questa Terza Guerra Mondiale e la violenza, lo sfruttamento e l’oppressione che porta con sé. Ma anche che dobbiamo connettere e rafforzare tutte queste lotte per i salari e per il miglioramento di tutte le condizioni di riproduzione sociale, dalla Turchia al Regno Unito e oltre. È quello che cercheremo di fare a Sofia dall’8 all’11 settembre, in occasione dell’incontro transnazionale organizzato da TSS e LevFem, e a Poznan dal 23 al 25 settembre, in occasione dell’incontro di Amazon Workers International.

 

STREIK SOLI-BÜNDNIS: Per comprendere le dinamiche della vostra protesta, bisogna partire dallo stato di Amazon in Turchia. Che ruolo svolge Amazon nel settore dell’e-commerce turco?

Lavoratrice 1: In Turchia c’è un notevole incremento del carico di lavoro e un ampliamento del mercato rispetto agli ultimi anni. Soprattutto per gli acquisti che non riguardano l’abbigliamento, Amazon sta diventando il sito web più visitato. Circa cinquemila persone lavorano nel magazzino. Considerando la gestione delle merci, dei corrieri e delle forniture e i relativi lavoratori, si può notare che Amazon ha un’enorme forza lavoro in Turchia. La sua crescita nel mercato turco è costante. Soprattutto durante i saldi, lavoriamo in magazzino fino a 12 ore senza pause. Il magazzino di Amazon ha una forte influenza sugli altri datori di lavoro, sul modo in cui lavorano. L’ingresso di Amazon nel mercato turco ha avuto un impatto negativo sull’ambiente di lavoro nei magazzini. Le condizioni di lavoro e l’ambiente sono cambiati e molti diritti sono stati revocati.

Lavoratore 2: Amazon è un’azienda così grande che diffonde il suo sistema schiavista in tutto il mondo, tranne in quattro Paesi: Iraq, Siria, Corea del Nord e Cuba, dove non ha nessuna attività. In Turchia, diverse aziende hanno appena iniziato la transizione verso l’e-marketing e prendono Amazon come modello.

Quale ruolo svolge CEVA Logistics, il tuo datore di lavoro, nella rete di Amazon?

Lavoratrice 1: CEVA Logistics è un’azienda che ha decine di magazzini in tutta la Turchia e lavora con molte aziende diverse, il più grande di questi clienti è Amazon. Anche se siamo lavoratori di Amazon, tutte le nostre procedure legali sono gestite da CEVA. C’è un’altra azienda subappaltatrice, la PB, fondata sempre dalla CEVA. Anche questo subappaltatore ha dei dipendenti. CEVA non solo affitta il suo magazzino ad Amazon, ma ora è un subappaltatore di Amazon.

Lavoratore 2: CEVA Logistics è un’azienda che Amazon utilizza come sportello di registrazione. Continua il business e aumenta lo sfruttamento. Amazon chiude un occhio su tutti i problemi, dal momento che queste condizioni di subappalto stanno preparando il terreno per il futuro ingresso di Amazon nel mercato turco. Per questo motivo Amazon continua a tacere.

Lavoratore 3: CEVA ha un ruolo di sostegno nell’ambiente di lavoro di Amazon, che in sostanza si basa sulla trasformazione dei lavoratori in schiavi e sullo sviluppo dello sfruttamento del lavoro.

Quali sono i principali problemi dei magazzinieri di Amazon in Turchia?

Lavoratrice 1: Per cominciare, i lunghi orari di lavoro. Viaggio per raggiungere il magazzino per 50 km. Il mio viaggio verso il lavoro dura 2 ore e trascorro 9 ore in magazzino senza alcun compenso per il viaggio. 11 ore sono dedicate al lavoro. Durante i periodi di saldi le ore di lavoro salgono a 15. C’è molto mobbing. Gli insulti e le minacce dei dirigenti, uniti al lavoro faticoso, causano problemi di salute legati e piccoli incidenti di lavoro. I salari sono molto bassi. Un magazziniere in Turchia riceve 305 dollari. L’inflazione è altissima e con i salari che riceviamo riusciamo a malapena a sfamarci. È difficile pagare l’affitto o prendersi cura delle nostre famiglie. Nel magazzino sono state adottate troppe misure di sicurezza. Tutti i lavoratori sono costantemente sospettati di aver rubato qualcosa. Dobbiamo sottoporci a due scansioni con i raggi per il pranzo e la pausa. Una volta mi è stata lasciata una penna che usavo per lavoro e un dispositivo a raggi X mi ha allarmato. Volevano aprirmi la cerniera del pile e farmi una perquisizione, non gliel’ho permesso, ma lo fanno sempre, a molte lavoratrici. Non sappiamo quanto qualcuno si opponga a questa imposizione. Ci è quasi vietato stare fianco a fianco con i nostri colleghi e veniamo ammoniti ogni volta che facciamo due chiacchiere. A mio parere, questo è il posto di lavoro più infelice del mondo. Non lavorerei mai se non fossi costretto.

Lavoratore 2: Il problema fondamentale è che i dipendenti non hanno il diritto di chiedere nulla. Non si possono migliorare le condizioni, gli stipendi, i bonus, le misure occupazionali, sanitarie, di sicurezza, ecc. Non si può rivendicare alcun diritto e se lo si fa, bisogna essere pronti a qualsiasi tipo di conseguenza.

Lavoratore 3: Lo stipendio è il problema più grande. Per esempio, anche se sei lì da molto tempo, ricevi lo stesso stipendio di un neo-assunto. L’aumento che abbiamo ricevuto quest’anno a causa dell’inflazione è molto più basso di quello precedente. Ci restano gli straordinari obbligatori, la retribuzione degli straordinari è molto bassa e i giorni di riposo settimanale, le ferie e i giorni festivi sono tutti calcolati in base alla stessa percentuale (50%), che spesso è sottopagata. Il mobbing, le minacce di licenziamento, il taglio dei bonus, i controlli inutili e i mancati pagamenti delle tessere alimentari, il fatto di non conoscere il posto di lavoro e di essere mandati di qua e di là come una pallina da ping-pong, il fatto di non poter ottenere una promozione o di non poter progredire in nessun settore, sono altri problemi. Sono solo dei burattinai che gestiscono il loro spettacolo.

Nel Regno Unito, nell’ultima settimana sono scoppiate proteste nei magazzini britannici a causa della rapida crescita dell’inflazione. I lavoratori turchi stanno lottando da mesi contro l’inflazione. Quanto è importante la questione dei salari nei magazzini turchi?

Lavoratrice 1: Molto importante. La povertà in Turchia è molto grave. Milioni di persone non possono mangiare in modo sano, non possono permettersi case adeguate e gli affitti sono troppo alti rispetto ai salari. In Turchia, in qualsiasi fabbrica, ci sono lavoratori che scioperano in massa per ottenere un aumento del salario. Lavoriamo per molte ore nel magazzino di Amazon, ma i salari che riceviamo non bastano nemmeno per mangiare. Cose quotidiane e necessarie come andare in ospedale, farsi curare, comprare libri per i nostri figli e bere un caffè in un bar sono un vero e proprio lusso per i magazzinieri di Amazon.

Lavoratore 2: come in ogni Paese, il costo della vita è il problema principale. “Essere pagati di meno, lavorare di più, permettersi la vita”. In Turchia abbiamo assistito a picchi improvvisi dei prezzi. Immaginate di lavorare per prendervi cura di una famiglia o di un nucleo familiare, ma il vostro stipendio non è nemmeno sufficiente a soddisfare le vostre esigenze individuali. Nonostante i datori di lavoro debbano comprendere la situazione in cui si trovano i loro lavoratori, preferiscono approfittarne e giustificarsi con il tasso di disoccupazione e promuovere una campagna per la continuazione della schiavitù.

Lavoratore 3: Siamo costretti a percepire il salario minimo e loro si comportano come se questi salari fossero una benedizione e non il corrispettivo del nostro lavoro. Quando hanno dato un aumento a causa dell’inflazione l’ultima volta, hanno dato a tutti la stessa cifra, ma hanno incontrato i lavoratori uno per uno per dare l’illusione che questo aumento fosse personale. Si prendono letteralmente gioco dei lavoratori. Ci hanno avvertito di non dire a nessuno dell’aumento ricevuto e ci hanno minacciato di licenziarci se lo avessimo fatto. Di fatto, l’aumento è semplicemente ridicolo. È stato molto basso anche l’anno scorso e quest’anno è stato addirittura inferiore a quello recente. Non si riesce proprio a fare nulla. Cerchiamo continuamente di recuperare il nostro debito. Il magazzino fa credito ai lavoratori e li fa indebitare con loro stessi.

Come sono iniziate le attività sindacali alla CEVA? Sono stati gli operai a rivolgersi al sindacato? O è stato un progetto di organizzazione del sindacato, per cui gli iscritti al sindacato hanno iniziato a lavorare lì per organizzare le proteste dei lavoratori o i segretari del sindacato sono andati nelle strutture per pubblicizzare l’iscrizione al sindacato?

Lavoratrice 1: Il nostro sindacato DGD-SEN è presente in altri reparti del CEVA. C’erano delle assemblee in corso e io ne sono venuta a conoscenza e 2 anni fa. Ho partecipato senza paura. In genere le donne hanno paura di diventare membri del sindacato, e alla riunione mi sono sentita sollevata nel vedere che anche la presidente del sindacato era una donna. Non ho mai interrotto i miei legami con il sindacato. Il nostro sindacato è stato fondato da magazzinieri indipendenti, ma non è interessato solo ai problemi dei lavoratori sul posto di lavoro. Non importa quale sia il problema che dobbiamo affrontare sul lavoro o in famiglia, il sindacato è presente in qualsiasi momento, la mattina presto o la sera tardi. Mio cugino aveva un problema di salute e il sindacato ha cercato in tutti i modi di risolverlo, di ottenere una visita, un esame e alla fine ha risolto il problema. Anche se i lavoratori di Amazon non fanno ancora parte della DGD-SEN, il sindacato è sempre presente per dare sostegno e solidarietà, quindi è più facile organizzare le campagne per i lavoratori all’interno e all’esterno, siamo in costante comunicazione.

Lavoratore 2: Prima c’erano attività sindacali in CEVA, ma una volta che CEVA se ne è resa conto ha licenziato 100 lavoratori in un giorno e ne ha assunti 150 il giorno dopo. Questo tipo di situazione si verifica sempre quando c’è una campagna sindacale. Si adottano tutti i tipi di misure per fermare l’attività sindacale.

Per più di due settimane, i lavoratori organizzati nella DGD-SEN sono rimasti davanti al magazzino di Kocaeli, in Turchia, protestando contro Amazon e CEVA Logistics e il modo in cui hanno trattato i lavoratori. Può dirci qualcosa di più sui retroscena di questa protesta?

Lavoratrice 1: Alla fine di luglio, lo Stato ha annunciato il salario minimo, che era molto più basso di quanto ci aspettassimo. Tutti i prezzi sono aumentati anche in base a questo. Dovremmo ricevere uno stipendio di 5500 TL, ma l’azienda paga 3500 TL e gli affitti sono di almeno 1000 TL. Abbiamo chiesto all’amministrazione della CEVA di avere un incontro con i rappresentanti dei lavoratori e abbiamo parlato dei problemi e dei salari durante l’incontro. Hanno detto che avrebbero risolto il problema, ma il giorno dopo la delegazione che ha partecipato all’incontro è stata licenziata in tronco. In seguito, tutti coloro che volevano un aumento hanno iniziato a essere cacciati, e sappiamo che il motivo del licenziamento è che abbiamo agito insieme.

Da circa un anno si vociferava che Amazon sarebbe arrivato in Turchia. Sapevamo tutti che ci sarebbero stati dei licenziamenti, quindi l’organizzazione sindacale si è intensificata. La gestione dei magazzini ha iniziato a essere trasferita in magazzini che non potevamo mai lasciare scoperti. L’obiettivo era quello di disperdere l’organizzazione. Ci siamo opposti e ci siamo trovati davanti alla porta di casa. Ci sono durissimi licenziamenti all’interno, è illegale, ma lo Stato non interviene mai. Hanno ignorato le nostre denunce. Non ci hanno lasciato altra scelta che resistere.

Lavoratore 2: La DGD-SEN sta svolgendo le procedure necessarie all’interno e all’esterno del magazzino, cercando di fornire supporto legale, finanziario e morale. Sono giorni che combattono con noi ai cancelli. Anche quando eravamo una minoranza, non hanno mai esitato a farsi portavoce dei nostri diritti. Hanno anche cercato di aiutare tutti, sindacalizzati e non, e hanno guadagnato la fiducia dei lavoratori. I lavoratori si sono sentiti più forti e determinati grazie al sostegno della DGD-SEN.

Com’è l’umore dei lavoratori? Come è possibile che i colleghi licenziati stiano protestando da così tanto tempo? Ricevono un sostegno finanziario/materiale dal sindacato? Sono sostenuti da altre persone che non lavorano per CEVA (ad esempio, famiglie, persone che vivono nelle vicinanze, lavoratori di altre aziende)? CEVA Logistics ha mostrato qualche reazione alla vostra protesta fino ad ora?

Lavoratrice 1: Quelli di noi che stanno lottando sono di buon umore, ma gli operai che continuano a lavorare all’interno sono inquieti. Tutti hanno debiti e responsabilità. L’incertezza di non sapere quando si verrà licenziati crea una grave pressione psicologica.

Il nostro è un sindacato indipendente, non ha entrate da nessuna parte. Il presidente e i dirigenti del nostro sindacato sono entrambi magazzinieri. Per ora, rispondiamo alla resistenza e ai nostri bisogni con la solidarietà. Il cibo che mangiamo e i veicoli che usiamo per spostarci sono forniti dalle persone e dai sindacati che sostengono la lotta dall’esterno. Abbiamo ancora bisogno di molta solidarietà perché il numero di persone in sciopero aumenta di giorno in giorno.

La CEVA si sta opponendo in modo aggressivo ai picchetti ai cancelli. Ci fronteggiano costantemente con i militari. Hanno portato un camion nella nostra area di resistenza e ci hanno costretto ad aspettare sul ciglio della strada, mettendo a rischio le nostre vite. Licenziano persino coloro che ci guardano negli occhi. Le guardie si prendono continuamente gioco delle nostre azioni ai cancelli. Non hanno alcun rispetto per i nostri diritti.

Lavoratore 2: I lavoratori sono molto demoralizzati, le persone vengono licenziate senza motivo o costrette ad andarsene. Si chiedono: se ora tocca a noi o siamo noi le vittime? I licenziati cercano di resistere grazie alla presenza del sindacato. Quando è possibile, il sindacato fornisce anche sostegno agli amici che si trovano in difficoltà economiche e aiuta a trovare un altro lavoro. Non conoscono molti capi, ma lo fanno ottenendo il sostegno dei nostri compagni di lavoro. Quando parliamo di sostegno da parte di chi non lavora alla CEVA, intendiamo il sostegno dei lavoratori che hanno condiviso la nostra stessa sorte; le loro congratulazioni per la nostra determinazione ci aiutano a continuare la lotta. Inoltre, abbiamo compagni autisti che ci vedono dall’esterno e ci mostrano il loro sostegno con i loro clacson, che ci sia pioggia, fango o sole; vogliamo ringraziarli. La logistica CEVA in genere reagisce facendo pressioni e mobbing sugli operai che lavorano ancora all’interno.

Quanto è forte il sindacato nel magazzino? Quanti iscritti ha? Quale percentuale di colleghi partecipa allo sciopero? Come influisce la vostra lotta sul flusso delle merci?

Lavoratrice 1: Il sindacato è molto forte nel magazzino, e il capo non è contento. I lavoratori stabiliscono anche un legame di fiducia con il sindacato. Perché mostrano subito solidarietà, se ci succede qualcosa o quando chiediamo qualcosa. Gli operai che continuano a lavorare mentre noi aspettiamo fuori ci sostengono rallentando il lavoro. E’ appena finita la campagna nel magazzino, quindi le azioni non hanno effetti abbastanza gravi da creare pressione. Tutti i lavoratori licenziati ci offrono il loro sostegno. Ma sappiamo che il magazzino Amazon e il CEVA sono in difficoltà.

Lavoratore 2: Il sindacato è forte nel magazzino, ma i nostri fratelli e sorelle anziani sono preoccupati di non riuscire a trovare un lavoro. Stanno portando i loro intermediari, compresi gli operai, per sopprimere il potere del sindacato all’interno. Ci sono sicuramente alcuni dei loro uomini in ogni settore. Tutto ciò che viene detto, tutti coloro che parlano passano al loro tavolo. E soprattutto cercano di fare pressione su questi lavoratori e di intimidirli. Anche se tutti i miei amici sindacalizzati vogliono aderire, devono lavorare per guadagnarsi da vivere. Alcuni di loro stanno cercando di finire il loro lavoro e di crearsi delle opportunità. Anche se il nostro numero aumenta di giorno in giorno, a volte non riusciamo a raggiungere un numero elevato. In questo caso, incoraggiando i lavoratori, uno a uno o collettivamente, tratteniamo la supply chain alla porta. I lavoratori sono consapevoli dei loro diritti e dei loro amici licenziati o delle loro preoccupazioni per il proprio sostentamento. Ai lavoratori vengono fatte promesse infondate: da tre anni raccontano le stesse storie, dicendo che risolveranno tutto in ogni questione. Tre anni fa c’erano storie simili. Ma quello che vogliono veramente è accelerare la distribuzione. A causa del rallentamento, la direzione di CEVA sta cercando di prendere precauzioni assumendo personale su base giornaliera.

Quali sono i problemi di organizzazione dei lavoratori nei magazzini turchi di Amazon?

Lavoratrice 1: In Turchia è legale per i lavoratori iscriversi a un sindacato, ma i datori di lavoro li licenziano quando lo scoprono. E bisogna passare tre anni in tribunale per dimostrarlo. Lo Stato non controlla, si schiera con i padroni. Lavoriamo con orari molto lunghi. Abbiamo poche possibilità di incontrarci a casa; a casa tutti sono molto stanchi e impegnati con questioni familiari. L’unico posto in cui vediamo gli operai è il magazzino. C’è anche una forte pressione da parte dei dirigenti. Anche durante le pause, non vogliono far incontrare due persone. Se vai d’accordo con un collega, ti cambiano il turno o il reparto. A tutti è stato promesso un impiego a tempo indeterminato, ma nonostante si lavori da molti anni, non si può diventare personale fisso. Ciò viene usato come minaccia per chi si oppone.

Lavoratore 2: Amazon deve impedire la schiavitù dei lavoratori, porre fine all’ingiustizia e dimostrare che l’iniquità e l’ingiustizia non possono essere permesse in Turchia. Ma per questo, il sindacato deve essere presente dove c’è Amazon. Il loro obiettivo non deve essere solo il denaro dei clienti. Amazon non dovrebbe lucrare sui salari dei lavoratori e questi ultimi dovrebbero essere visti come esseri umani, non come schiavi. Questi sono i nostri problemi principali.

Lavoratore 3: Ai lavoratori è assolutamente vietato diventare amici. Quando vengono a conoscenza della minima presenza di un lavoratore nel sindacato, viene immediatamente licenziato. Questo viene fatto a volte organizzando falsi testimoni per non dare loro alcun diritto, a volte cambiando il magazzino in cui lavorano e costringendoli a dimettersi se non lo accettano, a volte dando solo una parte dei loro diritti o con vari giochetti del genere. C’è una costante circolazione dei lavoratori, per impedire loro di prendere coscienza e organizzarsi, e non dare loro la possibilità di rivendicare i propri diritti.

Cosa potrebbero fare i vostri colleghi o sostenitori in altre parti del mondo per sostenere la vostra lotta?

Lavoratrice 1: La lotta in Turchia è appena iniziata. Anche noi siamo parte della lotta delle lavoratrici e dei lavoratori di Amazon nel mondo, lo sappiamo molto bene. È importante condividere messaggi di solidarietà e notizie sulle nostre lotte per metterle all’ordine del giorno a livello mondiale. Non so molto di altri Paesi, ma in Turchia un’opinione pubblica a livello internazionale ci permette di vincere sia contro lo Stato che contro i padroni. Il sindacato ci informa regolarmente delle lotte dei lavoratori di Amazon nel mondo e cerca di metterci in contatto con loro. Credo sia importante diffonderlo. Ci sono milioni di lavoratori che resistono nel mondo; salutiamo tutte le persone che lottano dalla Turchia.

Lavoratore 2: Devono sempre continuare a lottare. Senza lotta, nessun problema si risolve. Se noi, come membri della DGD-SEN, resistiamo davanti ai cancelli delle fabbriche, sui social media, nei tribunali, non rappresentiamo solo noi stessi ma anche i lavoratori di tutto il mondo. Le aziende hanno bisogno di lavoratori tanto quanto noi abbiamo bisogno di posti di lavoro. Ogni giorno perdono miliardi di euro, dollari e lire giocando d’azzardo nei mercati azionari. La maggior parte di questi soldi sono quelli guadagnati dai lavoratori. Possono ottenere ciò che vogliono e possono fare ciò che vogliono, ma noi lavoriamo per provvedere alla nostra casa e soddisfare le esigenze della nostra famiglia in condizioni adeguate. Dovrebbero vederci come esseri umani, non come schiavi. Se resistiamo, se ci uniamo, questo può diventare realtà. Se i padroni dormono tranquilli, dormono perché noi non siamo uniti. Dobbiamo essere in grado di fargli perdere il sonno; dobbiamo essere in grado di dire che non possono dormire in pace mentre noi abbiamo fame.

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