martedì , 27 Ottobre 2020

Sciopero allo stabilimento Suzuki: la lotta infuria

Nayan Jyoti, 15 settembre 2011, ore 6:45

Sciopero alla maruti suzukiLa lotta dei lavoratori di Maruti Suzuki, nel Manesar, uniti nel MSEU, il sindacato dei lavoratori della Maruti Suzuki, si sta diffondendo come un  incendio nella cintura di industrie del Gurgaon-Manesar-Dharuhera-Bawal, trovando un supporto fondamentale tra i lavoratori dell’area.

La sera del 14 settembre, attorno alle 3/3.30 di notte, c’è stato uno sviluppo decisivo: durante il cambio di turno, i lavoratori di altre tre fabbriche Suzuki, parte della stessa catena produttiva della Maruti Suzuki, hanno cominciato a scioperare. Sono i lavoratori dei vicini stabilimenti Suzuki Powertrain e Suzuki Castings, dove recentemente si è formato un sindacato dei lavoratori Suzuki, e i lavoratori di Suzuki Motorcycle.

I lavoratori stanno facendo un presidio dentro a queste tre fabbriche e hanno fermato completamente la produzione. Suzuki Powertrain, che produce motori diesel e trasmissioni per forniture alla Maruti Suzuki e ha una capacità produttiva annuale pari a 300.000 unità, ha circa 1250 lavoratori, tra apprendisti e permanenti, e più di 600 lavoratori precari; la Suzuki Castings, una parte di Powertrain, ha circa 375-400 lavoratori, tra apprendisti e permanenti, e più di 500 lavoratori precari, mentre la Suzuki Motorcycle ha intorno a 1200-1400 lavoratori che producono senza posa circa a 1200 motociclette e scooters ogni giorno. Tutti questi 4500 lavoratori sono entrati in sciopero per solidarietà con i lavoratori in lotta della Maruti Suzuki e hanno dichiarato di essere determinati a continuare finché non vengono soddisfatte le loro richieste.

I lavoratori della Maruti Suzuki hanno lottato contro le condizioni di infinito sfruttamento e contro la repressione nella fabbrica, venendo per questo denunciati e 57 sospesi dal 29 agosto. Il MSEU chiede il ritiro delle denunce e della sospensione, il riconoscimento del loro diritto di organizzarsi e di rivolgersi ai sindacati e che le giuste richieste dei lavoratori precari vengano soddisfatte.

Oltre a esprimere il loro appoggio per i lavoratori della Maruti Suzuki, i lavoratori delle tre fabbriche protestano contro le condizioni oppressive nelle loro fabbriche e chiedono la regolarizzazione dei lavoratori precari. Il problema della sindacalizzazione e dello status permanente dei lavoratori precari sta emergendo come il problema principale nella regione e sta trovando un’eco nelle lotte dei lavoratori nel resto del paese.  La cosa significativa di questo sciopero nelle tre fabbriche è, inoltre, la spontaneità dei lavoratori a livello della fabbrica e la loro unità piuttosto che un approccio top-down a partire dai grandi sindacati centrali, che solo ora arrivano lentamente in supporto dei lavoratori. Un significativo sviluppo è perciò l’azione concreta dei sindacati indipendenti, a livello della fabbrica.

L’area di Gurgaon-Manesar-Dharuhera-Bawal è infiammata dalle lotte dei lavoratori sull’onda della lotta del MSEU. Nei vicini stabilimenti manifatturieri che producono parti di auto del Munjal Showa, il 12 settembre, hanno scioperato tutti i 1200 giovani lavoratori interinali contro le terribili condizioni lavorative, l’arbitraria politica di assunzioni e licenziamenti e contro i miseri salari, circa 4000-4800 rupie, ancora meno del livello minimo salariale dell’Haryana. Nell’accordo firmato la notte dello scorso 13 settembre, a mezzanotte, la direzione è stata costretta a rendere permanenti 125 lavoratori e a promettere che, dopo il completamento di 3 anni di apprendistato, tutti i lavoratori saranno resi permanenti. Questa è una vittoria storica dei lavoratori dell’area che lottano contro la segmentazione interna del lavoro e che si preparano, determinati e uniti,  a dichiarare guerra al capitale.

Invece, Maruti Suzuki sta mantenendo una posizione irremovibile e diffondendo informazioni false sul fatto che la produzione è ricominciata (mentre non è così come dice il comunicato del MSEU) e che può andare avanti ingaggiando nuovi lavoratori e “robots” se i lavoratori non firmano il vincolo di buona condotta. La più grande fabbrica di automobili in India, che copre il 45% del mercato delle automobili, le cui spese per il pagamento dei lavoratori sono scese a solo 1.9% della sua spesa totale nel 2010-2011, sta aumentando la contrattualizzazione, anche se costruisce un impero sullo sfruttamento e sul lavoro alienato dei lavoratori. La Maruti Suzuki risponde assumendo “buttafuori”, la polizia, l’amministrazione e i media e attaccando i lavoratori con informazioni sbagliate, con minacce legali (con lo Stato al seguito) e illegali e con la coercizione.

La lotta dello stabilimento Maruti Suzuki ha trovato un forte supporto nello sciopero delle altre tre fabbriche della Suzuki India. C’è ancora una lunga e difficile strada da percorrere per i lavoratori che stanno affrontando il potere della fabbrica e dello Stato. Noi come parte di un più largo sforzo di solidarietà e dibattito in coordinazione con il sindacato dei lavoratori della Maruti Suzuki facciamo appello a tutti coloro che sono coinvolti ad alzarsi in solidarietà con le lotte dei lavoratori.

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