domenica , 21 Aprile 2024

L’omicidio di Tyre Nichols e il maquillage del razzismo istituzionale

di FELICE MOMETTI

Il Presidente Biden si dice «indignato». Christopher Wray, direttore del FBI, è «sconvolto». Un’ora di video, tra bodycam dei poliziotti e telecamere di sorveglianza stradale, mostrano il brutale pestaggio di Tyre Nichols da parte di cinque agenti della polizia di Memphis, che ne ha provocato la morte tre giorni dopo. Tyre Nichols, driver afroamericano di FedEx, al termine di una giornata di lavoro a consegnare pacchi era stato fermato dalla polizia per guida pericolosa, secondo il rapporto degli agenti. Dai video si vede un accanimento da parte loro, con calci, pugni, uso ripetuto del taser, che sta tra la ferocia che deriva da una presunzione di impunità e l’indifferenza per un corpo martoriato. Due medici arrivati dopo pochi minuti del pestaggio non hanno prestato il primo soccorso e ci sono voluti sedici minuti prima che uno di loro aprisse la borsa medica. Due terzi dei 630 mila abitanti di Memphis sono afroamericani e costituiscono la principale «base imponibile» per il diluvio di multe e le sanzioni che la polizia – su un preciso input dell’amministrazione comunale – riversa per fare cassa in modo da tamponare i buchi di bilancio. E così il dissesto delle finanze locali, che dipende soprattutto da una tassazione inversamente proporzionale alla ricchezza posseduta, diventa un problema di ordine pubblico e di militarizzazione del territorio.

I cinque agenti facevano parte del gruppo denominato Scorpion, un acronimo che significa «operazione sui crimini di strada per riportare la pace nei nostri quartieri». Un’unità speciale, voluta dal Sindaco, che controlla il territorio su mezzi non contrassegnati, ha in dotazione armi militari e riceve un addestramento da guerra a bassa intensità. Il controllo violento della popolazione che abita nei quartieri a basso reddito diventa un modus operandi che a sua volta dà forma a un sistema di disciplinamento sociale. Un sistema che si chiama razzismo istituzionale, che prescinde dalla razza e dalle convinzioni personali di chi lo fa funzionare. I cinque agenti che hanno massacrato Tyre Nichols sono anch’essi afroamericani. Come ha dichiarato una manifestante intervistate da un sito indipendente di New York, «non importa di che colore sei. Una volta che sei nelle forze di polizia, sei blu». E non è infatti un caso che il razzismo istituzionale faccia leva sulla scissione tra una propria condizione sociale e la necessaria riproduzione del ruolo che si esercita, nonché la reiterazione coatta dei «valori» e degli obiettivi dell’istituzione che si rappresenta.

I numeri di Memphis, come del resto di molte città americane, sono impressionanti. Gli afroamericani sono soggetti alla violenza della polizia a un tasso tre volte superiore ai residenti bianchi. Il pestaggio di Tyre Nichols è avvenuto la sera del 7 gennaio e solo 20 giorni dopo sono stati diffusi i video. Intanto i cinque agenti sono stati licenziati e incriminati e si è preso tempo per diluire l’impatto sociale dei video e mettere a punto una narrazione che limitasse le proteste. Le dichiarazioni, a dir poco ipocrite, di Biden e del direttore del FBI hanno lo scopo di circoscrivere al gruppo di agenti la responsabilità. Non far percepire quel comportamento come elemento strutturale di un sistema. La parola d’ordine è de-escalation: ci saranno altre dichiarazioni, altre petizioni contro la brutalità della polizia, altri progetti di legge locali, statali, federali per riformare le polizie dopo aver affossato tutti quelli presentati dopo l’uccisione di George Floyd due anni e mezzo fa. La rivolta dell’estate del 2020 aveva preoccupato non poco l’intero establishment americano perché aveva messo in discussione le basi di un sistema di potere. E accanto a una serie di obiettivi radicali, era anche il frutto di un processo di politicizzazione che era andato oltre la black rebellion. È questo che temono e vogliono evitare.

Le polizie non saranno de-finanziate e nemmeno riformate perché non è possibile senza stravolgere l’intera architettura istituzionale delle varie città e Stati. Si sono già svolte manifestazioni di protesta a Memphis, con il blocco di un’autostrada, a New York, Washington, Portland, Atlanta. Altre sono annunciate nei prossimi giorni. Una necessità per tenere aperto e allargare uno spazio sociale non compatibile con l’ennesimo maquillage istituzionale che si prospetta.

Print Friendly, PDF & Email

leggi anche...

Da Torino al Tennessee: i dolori dell’auto elettrica tra dismissioni e transizioni

di MATTEO ROSSI Venerdì 12 aprile in piazza a Torino a protestare contro la crisi …