giovedì , 29 Settembre 2022

Una ricostruzione femminista. Rivendicazioni essenziali verso e oltre l’8M

da E.A.S.T. (Essential Autonomous Struggles Transnational)

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Ormai da due anni stiamo vivendo una pandemia mortale. Due anni da quando il lavoro che facciamo è stato dichiarato essenziale, mentre le nostre vite rimangono sacrificabili. In questo contesto, la sfida per il nostro 8 marzo 2022 transnazionale è mostrare i legami tra i piani neoliberali e ultraconservatori che sono alla base e al contempo traggono profitto dai piani europei e nazionali di ripresa, per costruire la nostra capacità collettiva di rifiutarne le condizioni.

Molti governi dell’Europa centrale e orientale e dei paesi confinanti hanno unito misure di ripresa tecnocratiche a metodi sempre più autoritari. Usando la pandemia come scusa per attuare una vera e propria violenza di stato, hanno portato avanti politiche contro le donne e le minoranze sessuali ed etniche. Fra queste:

– L’Ungheria ha introdotto una legge sulla famiglia che rafforza il ruolo subordinato delle donne nella famiglia e nella società, ha vietato alle persone trans di cambiare il proprio nome sui documenti e ha introdotto una legge contro i contenuti LGBTQIA+ nei media e nell’istruzione;

– La Polonia ha approvato un divieto di aborto che ha già causato la morte di alcune donne e sta minacciando la vita di molte altre;

– La Turchia si è ritirata dalla Convenzione di Istanbul, ha intensificato la repressione, gli arresti e le uccisioni di attiviste femministe e curde, e sta discutendo l’abolizione degli alimenti per le donne divorziate.

In questo contesto ostile, donne, persone LGBTQIA+ e minoranze etniche, così come attivisti antifascisti in tutta la regione hanno affrontato arresti ingiustificati e, in paesi come Bulgaria e Georgia, sono state attaccate da gruppi di estrema destra. Questa ondata ultraconservatrice in Europa centrale e orientale e oltre ha fatto il paio con le soluzioni neoliberali proposte dalla “progressista” Unione Europea. Insieme ai governi nazionali, l’UE ha istituito – attraverso i Recovery Plan – nuove condizioni di sfruttamento e oppressione e di divisione razzista e sessista del lavoro.

Di fatto, i piani neoliberali di ripresa stanno producendo e rafforzando gerarchie interne, regionali e transnazionali che prevedono un solo vincitore: il grande capitale. I lavoratori e le lavoratrici essenziali sono escluse da queste misure di ripresa. Le donne devono fare i conti con la disoccupazione e il lavoro part-time involontario, spesso per svolgere lavori di cura non retribuiti a casa. I lavoratori e le lavoratrici migranti impiegate nel lavoro di cura, in prevalenza donne, sono escluse dal welfare e dalle quote di immigrazione. La transizione verde guidata dal mercato sta causando licenziamenti di massa mentre la liberalizzazione delle fonti energetiche sta aumentando i costi delle utenze, mettendo così in pericolo la nostra sopravvivenza. La riabilitazione energetica degli immobili e la gentrificazione degli spazi urbani stanno causando il sovraffollamento delle abitazioni, affitti più alti e sfratti di massa, mentre il numero di alloggi sociali a disposizione non riesce a soddisfare le richieste crescenti.

Inoltre, la Strategia europea per la parità di genere, pur presentandosi come un’alternativa al conservatorismo, promuove un’agenda neoliberale e riproduce gerarchie di sfruttamento, razziste e patriarcali. La Strategia – copiata anche da paesi al di fuori dell’Unione – stabilisce che gli Stati membri devono attuare: la riduzione delle tasse alle imprese per incentivare le assunzioni di donne; tagli al welfare pubblico, che costringono le donne a entrare nel mercato del lavoro per salari miserabili; indennità per pagare babysitter e badanti in quei paesi che ancora concedono pezzetti di welfare.

La Strategia divide le donne, separando quelle che dovrebbero dedicare più tempo al lavoro produttivo da quelle che dovrebbero svolgere lavori di cura per salari insostenibili. Si dà per scontato che altre donne, soprattutto migranti, si occupino del lavoro riproduttivo in cambio di salari da fame. Queste ultime lo fanno spesso sotto il ricatto del permesso di soggiorno, gli abusi dei padroni, la minaccia costante di perdere il salario e l’alloggio, e lasciando le proprie famiglie. L’obiettivo di fondo della Strategia è quello di sostenere le donne della classe media, producendo nuove gerarchie tra le donne e rafforzando quelle esistenti di classe, razza e origine. In questo contesto transnazionale, i paesi dell’Europa centrale e orientale costituiscono un serbatoio di manodopera produttiva e riproduttiva a basso costo a beneficio del capitale occidentale e locale. L’ideologia ultraconservatrice alimenta questo schema: l’insistenza sui valori tradizionali della famiglia dà per scontata la divisione sessista del lavoro secondo la quale le donne sono quelle che forniscono il lavoro di cura essenziale in casa.

Nonostante le differenze tra i contesti locali, sentiamo l’urgenza comune di lottare contro l’oppressione patriarcale diffusa, lo sfruttamento capitalista, il razzismo e l’omofobia. Negli ultimi mesi, abbiamo visto emergere e preso parte a proteste, scioperi e lotte in tutta Europa e oltre: le marce e le azioni del 25 novembre contro l’intensificazione della violenza patriarcale; gli scioperi degli operatori dell’assistenza sociale in Georgia; le proteste dei minatori in Bulgaria; gli scioperi degli autisti della metropolitana e degli autobus in Romania; le manifestazioni contro la transizione neoliberale ‘verde’ nei Balcani e le proteste contro l’aumento dei prezzi dell’energia in Kazakistan.

La sfida è trasformare le nostre lotte in un potere collettivo transnazionale, alimentare la comunicazione politica e creare le condizioni per uno sciopero sociale comune. Ispirate dalle lotte in corso, affermiamo il nostro piano per una ricostruzione femminista per l’8M e oltre! L’8M è un momento importante per unire le forze a livello transnazionale sui seguenti terreni di lotta:

Violenza patriarcale e fascista

Per gli stati patriarcali e le organizzazioni fasciste, le donne sono subordinate e devono essere ridotte al ruolo di incubatrici e badanti, mentre le persone LGBTQI+, i migranti, le minoranze religiose ed etniche sono considerate sacrificabili. Non lasceremo che i revival fascisti o conservatori rafforzino l’idea della famiglia nucleare e delle istituzioni patriarcali. Basta con gli attacchi alla nostra esistenza e alle nostre libertà sessuali e riproduttive!

Sfruttamento del lavoro 

Le nostre società non sarebbero sopravvissute se non fosse stato per i lavoratori e le lavoratrici essenziali – operatrici sanitarie, lavoratrici sociali e di assistenza (pagate o non), insegnanti, lavoratrici della logistica e dell’agricoltura, commesse, lavoratrici della sanificazione. Eppure, i piani di ripresa nazionali ed europei non le menzionano nemmeno, insieme ad altre lavoratrici e lavoratori i cui diritti non sono riconosciuti, come le sex workers. Rifiutiamo l’imperativo capitalista che classifica le persone come essenziali solo finché il loro lavoro è sfruttabile! Esigiamo una ripresa che metta al centro la riproduzione sociale, l’edilizia pubblica e sociale, così come il lavoro di cura e i settori che lo rendono possibile. Vogliamo: salari europei più alti e uguali a livello Europeo, libertà di movimento e welfare per tutte e tutti, indipendentemente dal fatto che siamo migranti, senzatetto e persone che non hanno un lavoro pagato o “formale”!

Istituzioni razziste e regimi dei confini

I e le migranti, nonché le minoranze etniche, spesso non hanno accesso ai sistemi di welfare e ad altre risorse. Sono soggetti al razzismo istituzionale e al ricatto dei permessi di soggiorno. Chiediamo un permesso di soggiorno europeo incondizionato e un welfare sociale per tutte e tutti i migranti, i rifugiati, i richiedenti asilo e le minoranze!

Transizione verde capitalista

I regimi capitalisti vogliono convincerci che la responsabilità della crisi climatica è di tutti e  non, invece, delle condizioni di sfruttamento della produzione e dell’estrazione. Vogliono farci credere che i poveri debbano pagare il prezzo della transizione verde. Chiediamo garanzie di lavoro per i settori dell’economia in transizione e investimenti per posti di lavoro dignitosi che beneficino le comunità e gli ecosistemi. I fondi per la ripresa dovrebbero dare potere a donne, persone LGBTQIA+, migranti e lavoratori e altri gruppi emarginati, non al settore privato.

Crisi abitativa

Esigiamo la fine di tutti gli sfratti forzati e il reinsediamento immediato dei senzatetto e di coloro che vivono in ambienti violenti o in case sovraffollate. Chiediamo politiche abitative antirazziste, così come condizioni abitative eque per i rifugiati e i richiedenti asilo. Chiediamo supporto per le donne che hanno subito abusi domestici e possibilità di rialloggio su richiesta. Chiediamo che i fondi per la ripresa si concentrino sulla costruzione e la garanzia di alloggi pubblici e sociali. Vogliamo un alloggio sicuro e accessibile a tutti, invece di trattare la casa come una merce orientata al profitto.

Con queste rivendicazioni essenziali rifiutiamo la ricostruzione neoliberale e conservatrice e invitiamo tutte e tutti a unirsi alla lotta per una ricostruzione femminista l’8 marzo e oltre! Combattiamo il capitalismo patriarcale e razzista e chiediamo un mondo post-pandemico dove non solo il nostro lavoro, ma anche le nostre vite siano essenziali!

 

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