domenica , 27 Settembre 2020

Comunicato della Rete Argentina dei Gruppi di Ricerca in Filosofia

f07b621b-7072-407f-8f94-236e9a4d9f88Traduciamo e pubblichiamo il comunicato diffuso il 23 dicembre dalla Rete Argentina dei Gruppi di Ricerca in Filosofia, che, nel pieno di una grande mobilitazione che ha portato all’occupazione del Ministero della Scienza e della Tecnologia, denuncia i drammatici tagli alla ricerca pubblica da parte del governo di Mauricio Macri. Dopo la sconfitta elettorale di Cristina Kirchner nel 2015, l’Argentina è entrata in una fase di profonde ristrutturazioni che mirano a ridurre drasticamente l’intervento statale in alcuni settori strategici. Di queste politiche la formazione superiore è uno dei principali obiettivi, per almeno due ragioni: perché l’ambiente universitario è uno dei più politicizzati della società argentina ‒ mentre la parola d’ordine del nuovo governo è quella di «depoliticizzare la società» ‒ e perché, pur con tutti i suoi limiti, la politica kirchnerista aveva investito molto nella formazione universitaria e nella ricerca come strumenti a medio termine di un progetto di sviluppo economico e di riduzione delle diseguaglianze sociali. Anche in Argentina, come già è accaduto nel nostro paese, i tagli al bilancio sono preceduti e accompagnati da un violento battage mediatico sull’inutilità degli enti di ricerca, sui privilegi di chi vi lavora e più in generale sulla contrapposizione tra i dipendenti pubblici e la società dei produttori che «rischiano» sul mercato investendo il loro capitale umano; un attacco che occorre smascherare e combattere ovunque si ripresenti, in America latina come in Europa.

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In questi giorni è stata posta in atto dai media e dall’anonimato dei social networks una campagna di discredito e di svalorizzazione della ricerca scientifica. Questa offensiva di denigrazione accompagna la decisione politica di tagliare nel 2017 il bilancio nazionale destinato allo sviluppo scientifico e tecnologico, portandolo al minimo storico dello 0.59%. Un simile taglio ha già prodotto l’esito di impedire l’accesso di 489 giovani studiosi alla carriera scientifica del CONICET [il corrispettivo argentino del nostro CNR].

a4ea5ef9-cb41-4c55-a80e-2625307dade6La comunità scientifica, con un consenso solidale e unanime che si estende in tutto il paese, ha risposto con misure radicali, tra le quali spicca l’occupazione del Ministero della Scienza e della Tecnologia da parte di ricercatori autoconvocatosi, avvenuta lunedì 19 dicembre e ancora in corso. Questa occupazione è il coronamento di una serie di cortei e di manifestazioni che si stanno verificando in tutto la nazione da quando è stato reso pubblico il taglio del bilancio del settore scientifico.

Gli attacchi alla ricerca si fondano su una visione deliberatamente superficiale e pregiudiziale nei confronti della ricerca scientifica e sul mancato riconoscimento dei numerosi e ampi processi di valutazione alle quali si sottopone ogni studioso che cerca di entrare nel sistema scientifico argentino. La conoscenza non solo apporta concreti miglioramenti alla qualità della vita, ma è anche un fine in sé, e per questo lo sviluppo della conoscenza è una dimensione imprescindibile della vita democratica: incrementa la produzione e lo scambio di idee necessario per la libertà di espressione, disarma i pregiudizi, genera nuovi schemi di pensiero, aiuta a comprendere i processi sociali e influenza la sfera giuridica, economica, pedagogica, mediatica, ecc., che contribuiscono a determinare la società nel suo insieme. Tutte le aree scientifiche promosse dal CONICET – Biologia e Salute, Scienze Esatte, Ingegneria e Agronomia, Scienze Umane e Sociali – hanno un valore incommensurabile per lo sviluppo economico, sociale, umano e sovrano del paese.

Manifestiamo il nostro rifiuto totale nei confronti di questa infame campagna contro la ricerca nelle scienze umane e aderiamo alla richiesta di assunzione immediata nel CONICET per i 489 ricercatori vincitori di concorso, nonché a quella di adempimento del Piano «Argentina Innovatrice 2020», che prevede l’aumento annuale del 10% dei lavoratori della ricerca scientifica.

[Clicca qui per leggere il documento completo]

 

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