lunedì , 26 Ottobre 2020

14N: la contestazione, la rabbia e il tempo in movimento

14N-230x300Con ragionato ritardo pubblichiamo un piccolo dossier sulla giornata di sciopero e mobilitazione dello scorso 14N. Oltre a questa breve introduzione, il dossier comprende contributi dalla Grecia, dalla Spagna e dal Portogallo. Abbiamo scelto di non intervenire immediatamente perché lo scopo è quello di discutere criticamente di quello che è successo e di quello che non c’è stato.

Il 14 novembre a Liegi diverse migliaia di lavoratori e lavoratrici hanno risposto all’appello per lo sciopero contro l’austerità lanciato dal sindacato socialista FGTB. 5mila di loro hanno manifestato in Place Saint-Paul. Al termine della manifestazione alcune centinaia si sono dirette verso la sede del Partito socialista a Place Sainte-Veronique lanciando uova contro la facciata e denunciando «la complicità dei partiti socialisti ovunque in Europa con le politiche di austerità». La frittata ha comportato alcuni fermi e qualche arresto. Quanto accaduto in Belgio secondo noi dà il segno di cosa è stato il 14N. In una piazza apparentemente decentrata e lontana dal meridione d’Europa, la protesta contro lo sfruttamento del lavoro e l’impoverimento generale si è coniugata con la contestazione di chi progetta, favorisce e implementa le politiche di austerità. Le due forme non possono essere separate. La contemporanea presenza di protesta e contestazione è stato il segno ricco e complesso del 14N.

Avevamo pensato che soprattutto nel meridione d’Europa il 14 novembre avrebbe potuto essere un’occasione per farsi valere in massa e non retrocedere. Abbiamo perciò chiesto a tre compagni che vivono a Oporto, Madrid e Atene un loro giudizio su cosa è stato il 14N in quelle città, inquadrandolo nella più generale ondata di lotte che da diversi mesi sta cercando di costruire un’opposizione reale alle politiche di austerità. Proseguendo in una linea di indagine che seguiamo da tempo, ci interessava conoscere il ruolo dei sindacati nell’organizzazione della mobilitazione. Volevamo capire se ciò che è successo è solo una protesta, magari con tinte nazionalistiche, oppure se s’intravede una qualche anticipazione di un’organizzazione autonoma. Abbiamo chiesto notizie sulla presenza dei migranti all’interno delle proteste, degli scioperi e delle dimostrazioni, perché ci pare che in questi mesi i migranti siano stati assenti sia materialmente sia nei discorsi di chi partecipa e organizza il movimento di protesta. Pensiamo, infatti, che in tutto ciò che abbiamo visto e letto finora l’assenza dei migranti sia un dato eclatante, nonostante essi siano in tutta Europa quelli che più duramente stanno pagando il prezzo della crisi. Una porzione quanto mai rilevante di proletariato europeo rischia così di esistere solo quando viene massacrata da un brandello di fascismo. Abbiamo ancora chiesto quanto il sistema politico, se pure contestato anche duramente, sia tuttora in grado di governare la situazione e se l’Europa sia vissuta come un nemico o come una possibilità per far saltare globalmente le politiche di austerità. Ci interessava comprendere come lo spazio globale europeo con le sue contraddizioni interne è immaginato da chi è sceso in piazza il 14N, poiché oggi l’Europa sperimenta in maniera quasi paradigmatica la contemporanea presenza di depressione e tenuta economica. Se a livello globale una faccia di questa crisi è di non essere uguale per tutti, per noi l’Europa rimane interessante proprio per la diversità interna di condizioni che si incontrano e con cui più spesso ci si scontra.

Gli interventi sul 14N rispecchiano le diverse situazioni, oltre che ovviamente il punto di vista di chi li ha scritti. In tutti e tre i casi risulta chiaro che lo sciopero contro l’austerità non è stato né un evento né un nuovo provvidenziale inizio, ma si inscrive in lungo processo complesso e contraddittorio. Non solo il 14N ha evidenziato grandi diversità tra i diversi paesi, ma anche all’interno delle singole situazioni. Non è stato un successo universale. In alcuni luoghi non è stato quasi notato. Esso ha posto però la questione di un tempo transnazionale delle lotte che, non lasciandosi ridurre a un’agenda comune, pone il problema della produzione di un’adeguata capacità politica e organizzativa. Organizzazione non significa semplicemente la costruzione di una struttura in grado di assemblare, coordinare o dirigere le singole lotte. All’interno del tempo transnazionale organizzazione significa in primo luogo la capacità politica di valorizzare le singole rivendicazioni, senza fare di transnazionale un vuoto sinonimo di universale, ma guadagnando la possibilità di agire dentro e contro il processo stesso di trasformazione della società.

Proprio questa logica del processo e delle sue possibilità, che ha per noi una dimensione certamente europea, fa risaltare la novità più evidente del 14N italiano ovvero la giovane età di molti dei partecipanti alle manifestazioni. Il problema politico che essi hanno posto si colloca tra la loro specifica e attuale condizione di studenti e il loro difficile se non improbabile futuro lavorativo. Eppure, dentro il processo complessivo di cui dicevamo, il senso più vivo della loro presenza è stato la pratica impazienza con cui si sono comportati in piazza, mettendo in gioco l’immediato presente come spazio d’azione. In molte città la polizia era in piazza per regolare il conto non con questo gruppo più o meno organizzato, ma con la possibilità stessa che l’opposizione all’austerità assumesse un peso politico determinante. In gioco ora non è dunque l’esito dello scontro di piazza, ma la possibilità di far saltare il banco di chi fa dell’austerità un dovere e una necessità. A noi sembra che i più giovani si siano ribellati a questa coazione. Non c’è dunque una questione generazionale, né tanto meno la solitudine in cerca qualcuno che la rappresenti, come molte chiacchiere giornalistiche hanno sussurrato, probabilmente per darsi ragione del fatto che, negli ultimi mesi, con costante regolarità, i grandi eventi di massa esprimono comportamenti tanto di protesta quanto di contestazione anche molto decisa delle politiche di austerità. Non solo in Italia, infatti, c’è chi manifesta per testimoniare pubblicamente la propria rabbia e forse la propria disperazione e chi sceglie di gettare quella rabbia contro chi progetta, applica e difende le politiche dell’austerità. La cosa notevole è che, non solo in Italia, questi diversi comportamenti politici convivono uno accanto all’altro nonostante i moniti, le prediche e le minacce. Non è indifferente che il 14N sia avvenuto sotto il nome di uno sciopero che le grandi centrali sindacali hanno indetto, ma che poi hanno organizzano con grande difficoltà e molte resistenze. In Italia si è giunti al paradosso che un’iniziativa sindacale europea ha finito per evidenziare le difficoltà del sindacato sul piano nazionale. I comportamenti nelle piazze – non solo la contestazione ma anche la protesta – sono rivolti anche contro chi fa dello sciopero uno strumento ormai simbolico, quasi lontano e separato dalle quotidiane condizioni di vita e di lavoro. La contemporanea presenza di questi due comportamenti politici rappresenta la contraddizione di massa con cui dovremo fare continuamente i conti. La persistente influenza – spesso maggioritaria, più raramente egemone – delle grandi centrali sindacali nell’indire e nel neutralizzare le mobilitazioni non può nascondere l’ampiezza e la complessità delle figure sociali che sono state presenti il 14N. Nel momento in cui la precarietà si avvia a diventare la forma normale del rapporto di lavoro stabilendo le condizioni preliminari per il costante ricatto della povertà, il problema che avremo di fronte nei prossimi mesi sarà quello di tenere congiunti quei due comportamenti in modo che la contestazione sia la forma di massa della protesta. Se il 14N ha mostrato qualcosa è la possibilità concreta di collegare politicamente protesta e contestazione. Solo se approfondiremo questo collegamento anche al di fuori delle piazze e degli eventi avremo la possibilità concreta di opporci seriamente all’austerità e alle sue politiche.

Leggi anche:

Riflessioni in ritardo dalla Grecia, per uno sciopero che non c’è stato, di CHRISTOS GIOVANOPOULOS – Dikaioma, network of precarious and unemployed workers, Atene

Madrid: Movimenti complessi di uno sciopero nel tempo, di DAVID GARCÍA ARISTEGUI – Solidaridad Obrera, Madrid

Sciopero generale e protesta di massa in Portogallo… e i limiti della mobilitazione, di ISMAIL KÜPELI – Oporto

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