venerdì , 24 febbraio 2017
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∫connessioni precarie è un’area di uomini e donne, precari e non, migranti e italiani che hanno assunto come motivo centrale del proprio intervento la condizione globale e complessiva del lavoro contemporaneo. La nostra scommessa è quella di rompere l’isolamento dei lavoratori e delle lavoratrici a partire dalle differenze che li dividono. Si tratta di portare alla luce il legame globale tra le figure della precarietà, di pensare a partire da qui possibilità di lotta che sappiano realmente colpire dove fa più male, dove si produce e riproduce il capitale. Non di rappresentare il lavoro in nome di una sua presunta unità, e neppure di mettere in scena momenti simbolici di conflittualità.
Sappiamo che la precarietà è la condizione generale di tutto il lavoro, ma questo non aiuta, semmai complica, il problema di un’iniziativa politica nella precarietà e contro di essa. L’individuazione di parole d’ordine o rivendicazioni comuni, che ambiscano a uscire dalla settorialità dell’intervento e delle vertenze e con ciò a ricomporre l’agognata unità degli sfruttati e degli oppressi, non risolve la questione delle connessioni politiche tra i segmenti irriducibilmente differenti che vivono nelle sconnessioni della società. E non è neppure sufficiente, benché sia necessario, inseguire il conflitto che si esprime nei focolai di lotta «impossibile», per individuare nuove scintille di lavoro insubordinato. L’iniziativa politica che mira a costruire connessioni nella precarietà deve farsi carico della precarietà di quelle stesse connessioni, che non sono già date né sorgono immediatamente dalle oggettive condizioni di miseria e sfruttamento che il capitale impone su scala globale. Le connessioni non sono un compito che troviamo risolto nella realtà dei rapporti capitalistici di produzione. Sono un problema che dobbiamo risolvere noi. E sarebbe probabilmente meglio farlo senza tributare eccessivi omaggi alla tradizione dei rapporti organizzativi di cui facciamo parte. Riconoscere la politicità immediata, cioè la non rappresentabilità, delle situazioni di conflitto non significa che esse siano immediatamente delle posizioni politiche generalizzabili. Non significa nemmeno riaffermare l’unità politica come valore supremo da cui partire e a cui arrivare. Significa riconoscere che la precarietà delle nostre connessioni è anche maggiore di quella della nostra condizione sociale. E che il continuo aggravarsi della seconda dipende non da ultimo dalla nostra attuale incapacità di agire sulla prima.
Connettere gli ∫connessi, produrre comunicazione laddove non riesce a darsi. Questa è la scommessa di ∫connessioni precarie.

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