∫connessioni precarie

L’Europa in guerra: militarismo, riarmo e organizzazione transnazionale

Incontro della Transnational Social Strike Platform, 28 febbraio 2026, Colonia (Germania)

Questo è un invito a partecipare all’assemblea che si terrà a Colonia per costruire insieme la nostra organizzazione transnazionale contro l’Europa in guerra. 

Negli ultimi mesi, collettivi di diversi paesi che partecipano alla Transnational Social Strike Platform si sono incontrati in Germania, Polonia e Italia per discutere come opporsi insieme alla guerra e ai suoi effetti sociali e politici. Per noi, le lotte contro la guerra e le lotte contro lo sfruttamento e l’oppressione non sono separate, ma la questione di come articolarle non ha una soluzione facile. Il problema di come costruire un’opposizione alla guerra, partendo dal suo impatto sulle condizioni sociali e di vita dei lavoratori, dei migranti, degli studenti, delle donne e delle persone lgbtq+, ha a che fare con la dimensione transnazionale della valorizzazione del capitale, della preparazione ideologica alla guerra, delle nostre lotte e dei piani di riarmo.

A maggior ragione in tempi di crescente militarismo, rompere e attraversare i confini nazionali è un atto politico contro la guerra. Dobbiamo ricominciare a riflettere insieme e condividere una visione comune di ciò che sta accadendo, di ciò che già abbiamo e di ciò che ci manca. Per noi, costruire capacità organizzative e costruire un discorso comune vanno di pari passo. I movimenti sociali in Europa sono stati divisi su molte questioni, ma soprattutto sulla guerra. L’assemblea in Germania sarà la prima di una serie di incontri: ora più che mai è importante creare momenti di discussione pubblica, tenendo insieme le lotte nella produzione e nella riproduzione sociale, per capire come intervenire contro il militarismo e l’autoritarismo che stanno invadendo la sfera sociale, e per dare più forza agli scioperi e alle lotte in corso contro lo sfruttamento, il razzismo istituzionale, la violenza patriarcale e per la giustizia climatica. Vogliamo creare un luogo dove poter analizzare strategicamente ciò che ci circonda. Vogliamo affrontare collettivamente domande e dubbi, ma anche paure e incertezze. Vogliamo creare un luogo dove poter mettere insieme i pezzi del puzzle dell’“Europa in guerra”, mettendo in prospettiva le considerazioni strategiche e organizzative e le loro manifestazioni concrete. Vogliamo trovare alleati, vogliamo costruire connessioni nuove e più forti, vogliamo unirci contro l’“Europa in guerra”.

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Scioperi contro la guerra

L’idea di uno sciopero contro la guerra era impensabile fino a poco tempo fa, ma le cose stanno cambiando. Qualche mese fa, un’ondata di scioperi e manifestazioni ha bloccato l’Italia, dimostrando un diffuso senso di urgenza e ribellione contro il genocidio in Palestina e l’intera logica del sacrificio imposta dalla guerra, nelle fabbriche, nelle case e nelle scuole. Sebbene in nessun altro luogo questo legame sia stato così diretto, l’Italia non è un caso isolato: in altri paesi, come la Francia e la Grecia, abbiamo assistito a scioperi generali contro le misure di austerità e il crescente sfruttamento, che sono anche il prodotto di un aumento delle spese militari e del crescente militarismo. All’inizio di quest’anno, in Polonia, i lavoratori di una fabbrica tedesca che impiega molti ucraini hanno scioperato per chiedere salari più alti, sfidando così la paura della guerra utilizzata dai datori di lavoro come ricatto. In Germania, le iniziative dei giovani studenti, insieme alle associazioni antimilitariste consolidate degli obiettori di coscienza, hanno dato il via a un’ondata di crescente opposizione ai piani del governo tedesco di reintrodurre il servizio militare obbligatorio. Altri paesi europei, come la Bulgaria e la Slovacchia, sono stati travolti da proteste di massa senza precedenti, polarizzate dagli allineamenti geopolitici e dalle scelte di bilancio.

Questi sono segni che sta montando un crescente malcontento contro la guerra. Tuttavia, questo non è sufficiente. La possibilità di ribaltare questo futuro terribile fatto di guerra e violenza dipenderà dalla nostra capacità di creare legami duraturi oltre i confini, anche quando questo sembra impossibile. 

Ciò pone un problema organizzativo.

Ovunque le lotte contro lo sfruttamento e contro l’oppressione razzista e patriarcale sono in qualche modo influenzate dalla guerra, anche se non tutte lo sono allo stesso modo. Ci sono persone che vivono sotto le bombe o sotto un’occupazione continua, in Palestina, Ucraina e altrove, che stanno pagando il prezzo più alto e le cui richieste di pace devono essere soddisfatte. Ci sono lavoratori, dentro e fuori dai campi di battaglia, che stanno affrontando difficoltà economiche, licenziamenti, tagli sociali e un crescente sfruttamento, perché la guerra sta dettando le priorità economiche dei governi e del capitale. Ci sono donne e persone LGBTQ+ la cui libertà dalla violenza e dallo sfruttamento è sempre più sotto attacco perché l’ideologia militarista esige obbedienza all’autorità patriarcale e sacrificio per lo Stato-nazione – nelle case, nei luoghi di lavoro, nelle scuole e nelle strade – e promuove l’applicazione brutale di questa idea. Ci sono migranti che vengono presi di mira dai governi come “nemici interni” da neutralizzare limitando la loro libertà di movimento, mentre, allo stesso tempo, la loro manodopera a basso costo è considerata essenziale per l’economia in difficoltà. Gli studenti delle università e delle scuole sono sottoposti a censura e la loro istruzione è sempre più orientata alle esigenze dello sforzo bellico.

La guerra sta legittimando il diritto del più forte e la violenza indiscriminata tra gli Stati e all’interno degli Stati nel tentativo di risolvere qualsiasi contraddizione e schiacciare qualsiasi opposizione alla valorizzazione transnazionale del capitale. Mentre dai luoghi in cui si combattono le battaglie si leva forte il grido di fermare le uccisioni e la distruzione, i movimenti sociali hanno per lo più evitato di parlare di pace, spesso divisi da logiche geopolitiche e da una mentalità bellicosa. In qualche modo, la frammentazione e le divisioni alimentate dalla guerra hanno permeato anche la nostra immaginazione politica.

Organizzarsi in un’Europa in guerra

Contro tutto questo, come TSS, pensiamo che per costruire una politica transnazionale di pace sia necessario discutere insieme come schierarci con coloro che lottano ogni giorno contro la guerra in tutti i suoi effetti. Questo processo si basa sull’esperienza dell’Assemblea Permanente Contro la Guerra, ma va oltre. In questo momento, organizzare la nostra politica di pace richiede che affrontiamo il fatto che l’Europa è in guerra.

L’Europa è in guerra perché il suo progetto capitalista e la sua espansione militare sono diventati inseparabili. L’Europa è in guerra perché l’invasione russa dell’Ucraina ha portato a un confronto militare su larga scala che ha ridisegnato il panorama economico, politico e militare. L’Europa è in guerra a causa dei piani di riarmo della Commissione Europea, perché alcuni paesi stanno discutendo la reintroduzione della coscrizione militare e perché i governi europei continuano a inviare armi a Israele, Ucraina e Sudan. L’Europa è in guerra nonostante l’accordo che potrebbe essere raggiunto in Ucraina. L’Europa è in guerra, e questo è uno dei volti della terza guerra mondiale, nel violento tentativo di regolamentare i movimenti transnazionali della manodopera. Il regime di guerra va infatti oltre la spesa militare e le capacità degli eserciti, influenzando le condizioni sociali e di vita ovunque. L’Europa è in guerra perché i nuovi piani industriali stanno rimodellando le condizioni di lavoro di milioni di lavoratori; perché alle scuole, alle università e agli ospedali viene chiesto di formare le persone per prepararle a scenari militari; perché le politiche patriarcali stanno cercando di spingere le donne verso i loro “ruoli naturali”; perché la violenza razzista sta rendendo più difficile la vita dei migranti all’interno e oltre i confini.

È possibile opporsi alla guerra e lo sciopero può spezzare la paura. Ma dobbiamo capire in che modo la guerra sta plasmando le nostre realtà locali e trovare il modo di incanalare il rifiuto collettivo che sta fermentando in tutta la società in una lotta comune contro le condizioni imposte da un’Europa in guerra. Come TSS apriamo un processo di discussione collettiva e di organizzazione, in diversi paesi, sull’Europa in guerra, sulle sfide che ci pone e sulle possibilità che ancora abbiamo. Questo è un invito aperto a collettivi, sindacati, gruppi politici e individui che ritengono che sia giunto il momento di superare le nostre differenze e organizzarci collettivamente contro la guerra.

Ci vediamo a Colonia, in Germania, il 28 febbraio 2026! Il programma dettagliato dell’evento sarà pubblicato a gennaio. Nel frattempo, per ulteriori informazioni contattateci all’indirizzo info@transnational-strike.info.

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