∫connessioni precarie

Leggi il testo originale in inglese sul sito di Transnational Social Strike Platform

La coscrizione dopo il neoliberismo

Dopo anni di eserciti professionali e promesse di pace, la coscrizione militare sta tornando in auge in Europa. Il 6 giugno, durante le celebrazioni dell’11ª Giornata delle Forze Armate tedesche, il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius ha dichiarato che è importante che «i soldati siano saldamente radicati nel cuore della società». Certo è che affermazioni come questa, che suonano come una minaccia proveniente dal passato, stanno diventando sempre più comuni, man mano che il militarismo si afferma come ideologia ufficiale dell’Europa al di là delle appartenenze di partito e dei confini nazionali. Al piano del governo tedesco di costituire il più grande esercito d’Europa ha fatto seguito, a gennaio, l’introduzione di un servizio militare volontario con l’obiettivo di aumentare il numero dei soldati in servizio attivo da 185.000 a 260.000. A partire da settembre, la Francia avvierà un nuovo servizio nazionale volontario e selettivo, della durata di dieci mesi, a sostegno dell’esercito francese, volto ad ampliare il bacino dei riservisti. Il Belgio ha fatto qualcosa di simile lo scorso novembre, con l’introduzione di un servizio militare di un anno, e persino il ministro della Difesa italiano ha ipotizzato l’introduzione della coscrizione volontaria per arruolare 30.000 nuovi soldati.

Nonostante la nostalgia dilagante e l’incessante desiderio dei politici di imporre quella che Rosa Luxemburg definiva “l’obbedienza cadaverica del soldato”, una militarizzazione su vasta scala della società, come nelle precedenti guerre mondiali, con un esercito di massa e cittadini arruolati tramite leva obbligatoria, sembra andare oltre le possibilità di molti Stati europei che si trovano ad affrontare l’attuale scenario di caos transnazionale. La guerra continua a imporre i suoi sacrifici ai lavoratori, ai migranti, alle donne e alle persone LGBTQ+, con un bilancio di morti sempre lì a ricordarci che il potere dello Stato si fonda su cumuli di cadaveri. Ma poiché la guerra sta influenzando le condizioni di vita e di lavoro di milioni di persone ben oltre i campi di battaglia, le nuove forme di coscrizione militare – spesso attuate con scarso successo – continuano a fare affidamento più sugli incentivi che sulle sanzioni, più sulla «autovalorizzazione» individuale che sul dovere di servire la nazione, più sul peggioramento delle condizioni materiali che sul patriottismo, e più sulla concessione di privilegi e status che sulla responsabilità dei cittadini. Nonostante la propaganda sciovinista, la costruzione di «nemici esistenziali» e le minacce di reintrodurre la coscrizione obbligatoria, gli eserciti nazionali dopo il neoliberismo cercano di arruolare individui poveri o identità soggettive promettendo vantaggi economici o forme di riconoscimento politico. Le nuove forme di coscrizione risultano quindi profondamente intrecciate con il regime del salario europeo. Dopo anni di salari in calo, smantellamento del welfare, impoverimento dell’istruzione e crescita delle disuguaglianze, la coscrizione militare appare al tempo stesso come il fantasma dello Stato nazionale e come il promemoria del sacrificio necessario imposto a coloro che vivono del proprio salario. Il rischio della guerra grava quindi in misura maggiore sulle spalle di coloro per i quali «non c’è alternativa» dopo decenni di ristrutturazione neoliberale. Tutto ciò pone una sfida fondamentale ai movimenti che vogliono organizzarsi contro questa Europa in guerra e il suo futuro cupo.

Salari di guerra

Il confine orientale dell’Europa è il luogo in cui  nuove forme di arruolamento mostrano con più chiarezza come le facciano leva sul peggioramento delle condizioni materiali, prodotto da anni di politiche neoliberali. La Polonia è il Paese europeo che destina la quota più elevata del proprio PIL al riarmo ed è il principale beneficiario dei prestiti provenienti dal programma SAFE, lo strumento finanziario europeo per la difesa. La coscrizione obbligatoria è stata sospesa nel 2009 mediante una modifica costituzionale, ma dal 2024 è stato introdotto un programma di addestramento militare volontario di base della durata di un mese. Al termine di tale programma, i soldati possono scegliere se passare al servizio militare professionale o diventare riservisti. È evidente che ad attirare i nuovi soldati non è soltanto la gloria del servire la nazione, ma anche i 6.500 zloty al mese – circa 1.500 euro – oltre a vitto e alloggio, a fronte di un salario minimo di 1.100 euro. E, come in molti altri Paesi, il programma di addestramento garantisce una corsia preferenziale per l’impiego nella pubblica amministrazione. Così, mentre i prestiti europei destinati al riarmo prosciugheranno ulteriori fondi pubblici e favoriranno nuove misure di austerità, per i giovani l’esercito si presenta come l’unica opzione praticabile per sfuggire a un futuro che appare sempre più fosco.

Lo stesso ricatto economico viene utilizzato anche in Romania per indurre le persone ad arruolarsi nell’esercito. All’inizio dell’anno, il nuovo governo filo-europeo di Nicuşor Dan ha introdotto un servizio militare volontario della durata di quattro mesi, con l’obiettivo di aumentare il personale militare e ridurre l’età media dei riservisti. La retribuzione consiste in oltre 4.000 lei (circa 765 euro) al mese, oltre a un pagamento finale una tantum pari a tre mensilità, per un totale di 42.000 lei – 8.200 euro – a fronte di un salario minimo di 780 euro, che scende a 500 euro per i giovani, ossia coloro ai quali il programma è rivolto. Il messaggio è chiaro: in un momento in cui i salari bastano a malapena per arrivare a fine mese, l’unico modo per far fronte alla povertà e alla precarietà è abbracciare la violenza organizzata dell’esercito.

In Belgio, dove il governo ha recentemente ridotto i sussidi di disoccupazione e innalzato l’età pensionabile, il nuovo servizio volontario offre ai “fortunati” 500 nuovi coscritti selezionati ogni anno non meno di 2.000 euro al mese, oltre all’abbonamento ai mezzi pubblici gratuito. In Germania, l’adesione al Neuen Wehrdienst (nuovo servizio militare) garantisce addirittura 2.600 euro mensili, a cui si aggiunge un’ulteriore somma di 3.500 euro per il conseguimento della patente di guida. Meno fortunati saranno i nuovi soldati in Croazia, dove è stata recentemente reintrodotta una leva obbligatoria di due mesi, dopo quasi vent’anni senza. Qui i nuovi soldati riceveranno soltanto 1.100 euro (lordi). Nonostante le evidenti differenze regionali, che lo scenario di guerra sta accentuando, una logica analoga accomuna queste nuove modalità di reclutamento in tutta Europa: una logica che fonda l’attrattiva della coscrizione su salari impoveriti, maggiore sfruttamento, aumento del costo della vita, peggioramento delle condizioni di lavoro e crescente incertezza sul futuro.

Competenze per la vita… per soldati morti

Non è soltanto attraverso la promessa di un salario e di altri benefici che i governi stanno cercando di convincere i giovani ad arruolarsi. In Francia, ad esempio, dopo aver partecipato al servizio volontario, ai giovani verrà facilitato l’accesso a “Parcoursup”, il portale centrale che gestisce le domande di ammissione ai corsi di laurea triennale nelle università francesi e in altri istituti di istruzione superiore. Dal momento che l’istruzione di qualità sta diventando sempre più selettiva, costosa e competitiva, gli eserciti nazionali promettono, di fatto, di garantire o un accesso preferenziale all’istruzione superiore o le competenze necessarie per ottenere posti di lavoro migliori. Il linguaggio neoliberista dell’istruzione, fatto di «responsabilità», «competenze» e «sfide», è piuttosto comune nelle pubblicità degli eserciti, che sembrano quasi dei post su LinkedIn. Sulla pagina web del Dienjaar Defensie – il programma volontario annuale introdotto nel 2023 dall’esercito olandese – sotto un selfie con un gruppo di soldati sorridenti, si può trovare un esempio ridicolo:

«Scoprirai la Difesa dall’interno, imparando tutto sul lavoro di squadra, sulla capacità di affrontare le difficoltà, sulla responsabilità e sulla fiducia nelle tue forze. Seguirai un addestramento delle competenze militari e imparerai a riconoscere e utilizzare impressionanti sistemi d’arma. Una cosa è certa: sarai messo alla prova sia fisicamente sia mentalmente, uscendo dalla tua comfort zone.»

«L’Anno di Servizio nella Difesa è un anno intenso durante il quale impari nuove competenze e acquisisci un’esperienza lavorativa unica che sarà preziosissima per la tua futura carriera. […] È un modo divertente per conoscere la Difesa, acquisire un’esperienza professionale rilevante e aumentare le tue possibilità di ottenere un ottimo lavoro.»

In sintesi, mentre le università nei Paesi Bassi stanno subendo pesanti tagli strutturali (come in Germania e altrove), l’esercito promette ora di offrirti quel futuro luminoso che anni di politiche neoliberali hanno cancellato, e per di più divertendoti! Questo modo fortemente individualizzato di presentare l’esperienza militare come una spinta alla carriera riflette chiaramente la logica che sta alla base dell’istruzione neoliberale, cercando al contempo di rendere più facile da mandare giù la pillola amara: il fatto di diventare carne da cannone. Tuttavia, ciò a cui stiamo assistendo oggi non è una militarizzazione del sistema educativo, con istituzioni militari che sostituiscono o assumono il controllo di scuole o università. La massiccia presenza di soldati nelle scuole, chiamati a predicare l’amore per la patria o perfino a insegnare come maneggiare un’arma come avviene nel programma polacco «educazione alla sicurezza», rappresenta piuttosto il tentativo di inculcare i valori neoliberali dell’autovalorizzazione e dell’adattamento alla natura aggressiva del mercato odierno.

La cittadinanza dà, la cittadinanza toglie

Le promesse di un futuro migliore non nascondono le gerarchie sociali che questi nuovi programmi di volontariato rafforzano. Mentre gli Stati direttamente coinvolti nella guerra – come Israele, la Russia o l’Ucraina – utilizzano la promessa della cittadinanza per reclutare migranti e compensare il diffuso rifiuto dei propri cittadini di arruolarsi, i paesi dell’UE continuano ad esigere la cittadinanza per l’arruolamento nell’esercito. Al tempo stesso, le proposte avanzate da alcuni governi dell’UE di escludere gli uomini ucraini in età militare da qualsiasi futura proroga della protezione temporanea, nel tentativo di rispondere alle esigenze militari dell’Ucraina, rivelano quanto facilmente la promessa di protezione venga subordinata agli imperativi della guerra e alla limitazione delle possibilità per i migranti di soggiornare legalmente in Europa. In conformità con la divisione sessuale dei diritti e dei doveri di cittadinanza, uomini e donne sono chiamati ad arruolarsi nell’esercito secondo i loro differenti ruoli “naturali”. In Germania, sebbene entrambi i sessi possano accedere al nuovo servizio volontario, soltanto gli uomini sono obbligati a rispondere al questionario che ricevono al compimento dei diciotto anni. Per quanto simbolicamente, questa differenza riproduce il vecchio mantra patriarcale che alimenta il militarismo, secondo cui gli uomini sono fatti per la guerra e le donne per la casa.

L’alternativa di un esercito “neutro” dal punto di vista del genere non è certo preferibile. In Danimarca, dove dal 2025 la coscrizione militare obbligatoria è diventata gender-neutral, le donne hanno sistematicamente denunciato molestie all’interno dell’esercito. Se, da un lato, l’esercito continua a essere una delle istituzioni più patriarcali, dall’altro la “femminilità” viene oggi spesso presentata come un’identità che può essere impiegata sia per il bene della nazione sia per l’autovalorizzazione individuale. Come si legge sul sito del Ministero della Difesa olandese: «Come donna, hai tutto ciò che serve per un lavoro nella Difesa. Dal pensiero tattico al lavoro di squadra, dalla rapidità di ragionamento alla resistenza e alla forza: qui possiamo valorizzare al meglio le tue competenze». Mentre continuano a predicare gli antichi valori dell’obbedienza e della fedeltà alla nazione e alle gerarchie tradizionali, gli eserciti neoliberali devono presentarsi come “inclusivi” nei confronti di tutti i generi e di tutte le identità. Sempre nelle parole del Ministero della Difesa olandese: «contribuire a un ambiente sicuro ed equo per i dipendenti LGBTQ+ è la nostra massima priorità»; «ci assicuriamo che tutti si sentano ascoltati e supportati». Affermare di proteggere e valorizzare le identità vulnerabili, offrendo loro riconoscimento e prospettive future di guadagni materiali, diventa l’altro modo attraverso il quale l’esercito sta cercando di reclutare una generazione di giovani sempre più riluttanti.

Gli scioperi studenteschi e l’organizzazione transnazionale

Subito dopo l’introduzione del servizio militare volontario in Germania, decine di migliaia di studenti tedeschi sono scesi in piazza gridando «Nie wieder Wehrpflicht» – «Mai più coscrizione obbligatoria!». Dall’inizio dell’anno, gli studenti hanno indetto tre scioperi contro la coscrizione, in quello che può essere considerato il più grande rifiuto collettivo della guerra e dell’ordine sociale che la sostiene nel Paese. Non sono ancora stati pubblicati dati precisi sulle risposte alle lettere di chiamata alle armi. Sappiamo solo che circa il 24% dei destinatari non ha risposto e pertanto sarà multato di 250 € (i nuovi dati appena diffusi mostrano che le quasi 300.000 lettere inviate hanno portato all’arruolamento di sole 530 persone). Le diverse modalità di rifiuto del servizio militare vengono gradualmente rese più difficili e invisibili. Dopo che il numero delle obiezioni al servizio militare (sancite dalla Legge fondamentale della Germania) è aumentato costantemente negli ultimi anni, il governo tedesco ha ora deciso di classificare tale dato come informazione riservata.

Il fatto che politici e mezzi di informazione insistano ripetutamente sul fatto che la coscrizione volontaria diventerà obbligatoria qualora gli obiettivi di reclutamento non vengano raggiunti indica che la strategia neoliberale di arruolamento non stia dando risultati particolarmente soddisfacenti. In un contesto in cui gli Stati stanno riducendo la spesa per i sussidi di disoccupazione, la sanità e l’istruzione, e in cui la cittadinanza stessa non garantisce più l’integrazione sociale, le ricompense promesse dall’esercito, in cambio della propria vita, appaiono insufficienti a persuadere molte persone ad accettare l’offerta. Sebbene i governi sembrino pronti a ricorrere a misure coercitive, appaiono anche esitanti nel farlo, incerti sul livello di adesione che possono realisticamente aspettarsi.

Questa nuova situazione ci pone nuove sfide. Per dare forza al rifiuto della coscrizione è necessario connettere questo rifiuto a quello delle condizioni capitaliste, patriarcali e razziste che rendono il servizio militare un’opzione sempre più apparentemente praticabile e allettante. Ciò significa abbandonare qualsiasi approccio moralistico che consideri l’opposizione al servizio militare come una semplice questione di scelta individuale o di virtù personale. Riconoscere che, nei tempi bui che ci attendono, la possibilità stessa di rifiutare la guerra possa costituire un privilegio non significa arrendersi alla dura realtà della coercizione e del ricatto. Al contrario, fare i conti con il fatto che l’Europa è in guerra e che la coscrizione militare sta tornando in tutto il continente richiede di organizzarci collettivamente. Dobbiamo costruire le condizioni per uno sciopero ampio e potente contro la guerra stessa, così come contro tutte le condizioni sociali, economiche e politiche che la sostengono e la riproducono.

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