Intervista a Gianplacido Ottaviano, operaio FIOM della Bonfiglioli Riduttori (Bologna)
Alla vigilia della riapertura del tavolo di trattativa per il contratto dei metalmeccanici dopo lo sciopero dello scorso 20 giugno, abbiamo intervistato Gianplacido Ottaviano, operaio FIOM della Bonfiglioli Riduttori (Bologna). Lo sciopero e l’occupazione della tangenziale a Bologna, insieme ad altre iniziative in altre città, hanno imposto a governo e padroni di ritornare al tavolo di trattativa dove in gioco è il rinnovo del contratto e la possibilità di riaprire uno scontro sul salario che vada oltre la fabbrica per investire altre categorie e in generale le condizioni sociali del lavoro e la riproduzione sociale.
Come spiega Gianplacido, non si tratta soltanto di imporre ai padroni un aumento di salario fisso e legato all’inflazione, ma anche di riaffermare il salario come campo di battaglia contro guerra e militarismo perché l’aumento delle spese militari al 5% vanificherebbe qualsiasi risultato contrattuale, per qualsiasi categoria. Vedremo quale sarà l’esito della trattativa e che impatto potrà avere sulle possibilità del sindacato di tornare nei luoghi di lavoro e aprire percorsi di lotta dopo la sconfitta nel referendum, ma guerra e militarismo appaiono sempre più come un ineludibile terreno di mobilitazione, organizzazione e comunicazione dentro e fuori il lavoro.
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Che giudizio hai dell’ultimo sciopero e a che punto è la trattativa sul contratto?
G. La trattativa si è riaperta perché il 15 luglio c’è un nuovo incontro. Questo incontro è stato deciso dallo sciopero, in cui abbiamo fatto una forzatura bella e buona e non solamente a Bologna. Azioni analoghe sono state fatte anche a Genova, Ancona, Bergamo e Brescia, ma quella di Bologna è stata quella che ha avuto un esito mediatico molto importante. Anche noi ci chiediamo perché Bologna è stata presa di mira così. Partiranno le denunce, sicuramente. Io faccio parte dell’Assemblea Generale della FIOM. Bisognava bloccare l’Italia perché bisognava dare una sterzata. La cosa più assurda è che pure la CISL, la FIM e la UIL erano d’accordo. Sembrava di vivere in un mondo distopico. Era qualcosa che non riuscivo a capire. Molto probabilmente si è voluto dare un colpo deciso e dire che stiamo facendo sul serio. A rischio anche di prendere denunce, perché sapevamo che sarebbero arrivate.
Non che la FIOM non abbia mai avuto denunce. La FIOM di Genova ne ha prese, non per quest’ultima iniziativa ma per le cose fatte in passato. La FIOM ne ha centinaia di denunce, con anche anni di condizionale, di multe salatissime pagate dai vari funzionari. Adesso stiamo ragionando su come affrontare le denunce. De Palma è stato molto bravo. Il problema è che non siamo riusciti a fare in tutta Italia quello che si è fatto a Bologna e in altri posti.
Però io penso che la riapertura della trattativa l’abbia decisa anche la posizione delle cooperative che hanno firmato il contratto con 200 euro in quattro anni, rispetto ai 280 in tre anni che chiediamo noi. Economicamente è una delusione, però hanno ottenuto la clausola di salvaguardia, che è la mezza scala mobile che abbiamo nel contratto noi e nessuno altro. In realtà tutta questa battaglia è stata fatta per questo, perché fondamentalmente i padroni del mondo metalmeccanico dicono: o avete la clausola o volete un fisso, tutti e due non ve li possiamo dare, questo è il succo. Certamente noi non siamo soddisfatti per quanto riguarda i risultati delle cooperative e i compagni della sinistra hanno votato no, però è stato portato a casa il risultato politico di tenere le due cose.
Adesso aspettiamo di vedere il 15 che succede. Noi siamo ancora sul piede di guerra, perché una cosa è mantenere la clausola di salvaguardia nelle cooperative – parliamo di 25 mila addetti – una cosa è se riuscissimo a fare la stessa operazione in Federmeccanica che è un mondo variegato, enorme, dove se ci sono delle aziende che si possono permettere tranquillamente di pagare 280 più la clausola di salvaguardia, ci sono altre che fanno molta fatica a darti quei soldi, e tante altre ancora che per questioni politiche non vogliono aumenti automatici. Noi a giugno abbiamo avuto un aumento di 27 euro che è una parte di inflazione in automatico, siamo l’unica categoria che ha una minima scala mobile. Io a contratto non rinnovato ho comunque una clausola che a giugno aumenta il salario di 27 euro, pochissimo, ma è una parte di inflazione.
Chiaro che la clausola di salvaguardia per il mondo confindustriale è qualcosa di molto pericoloso, anche perché temono si estenda agli altri contratti. La clausola di salvaguardia è fondamentalmente una cosa che fa paura a Confindustria, a Federmeccanica. Infatti, noi quello che dovremmo fare come FIOM è portare a casa la clausola di salvaguardia ed estenderla a tutti i contratti, fare una battaglia all’interno della CGIL per i prossimi contratti a partire da quello del pubblico impiego. Immaginate lo Stato come la vede di buon occhio una cosa del genere.
Voglio tornare sulla scelta di occupare la tangenziale e anche, mi pare di capire, delle iniziative che ci sono state in altre città d’Italia. Come si è arrivati a queste iniziative? Che risposta c’è stata tra gli operai?
È stata una forzatura, non si sapeva fino all’ultimo quello che si sarebbe fatto, gli operai non sapevano di andare in tangenziale, potevano soltanto immaginarlo. Per come è messa Bologna se avessimo fatto un corteo in via Stalingrado avremmo bloccato tutta la città per ore. Detto questo, fino a questo momento abbiamo fatto scioperi articolati, regionali, scioperi davanti ai cancelli. Ci mancava solo questo fondamentalmente, dare un colpo, mandare un messaggio della serie: noi qui adesso cominciamo a bloccare l’Italia. Infatti, il governo ha convocato subito le parti, su questo è chiaro che il messaggio è arrivato. Il fatto che non ci saremmo fermati ha fatto aprire il tavolo.
Bisogna però anche dire che non è andata bene come noi avremmo voluto, l’appello è stato quello di bloccare l’Italia e non ci siamo riusciti completamente, perché alcuni territori hanno fatto fatica, un po’ anche per il Ddl sicurezza, non è semplice. A Bologna, eravamo 10.000, ma se in un territorio ti trovi in 2.000, non è la stessa cosa. Serve la gente, la convinzione e la capacità, perché noi a Bologna abbiamo una tradizione su questo, abbiamo occupato ferrovie, abbiamo occupato tangenziali. Questa è la quarta volta che vado in tangenziale, non è la prima volta, però questa volta è stato diverso, perché le altre volte è stato tutto concordato, questa volta non era concordato, è stata una forzatura, questa volta gli abbiamo detto noi andiamo. Anche se sapevamo che avremmo rischiato denunce, è stato fatto.
Però la risposta di chi stava manifestando è stata immediata.
Questo non è stato un problema. Il problema è che la manifestazione non è stata di massa, perché avremmo dovuto essere almeno 50.000 persone, e lì sarebbe stato un problema, perché con 50.000 persone stai più di 45 minuti, ci rimani. Non è stata di massa, però i militanti della FIOM si sentono sicuri. È chiaro che a Bologna c’è una certa dimensione di grandezza, la FIOM più grande d’Italia, ha il più alto numero di iscritti, ha il più alto numero di funzionari, siamo in maggioranza in certi territori, anche solo per il numero di funzionari.

Secondo te questa forzatura e la risposta operaia che c’è stata aprono alla possibilità di una ripresa di un movimento di scioperi, di una mobilitazione operaia più ampia? Dicevi che è stato fatto altre volte, ma questa volta è diverso.
Io penso che ci sia sempre il problema che queste cose le organizza il sindacato a fronte di una richiesta ben specifica di aprire una trattativa. Io non penso che si possa puntare a qualcosa di più politico, a meno che De Palma non decida veramente che sulla guerra si muove con la stessa convinzione. Sulla guerra sì, ma in questo caso era tutto finalizzato a riaprire la trattativa. Noi l’abbiamo fatto, siamo riusciti ad arrivare a questo punto, adesso che succederà? Se il 15 non si va avanti, se si rompe di nuovo è chiaro che si ricomincia, e quanto fatto può essere utile per un futuro, per un prossimo anno, perché il lavoratore si abitua a fare la battaglia. Questo sì, a livello formativo può essere importante.
Tutte le battaglie in fabbrica sono importanti perché creano la coscienza di classe, che possa portare a qualcosa di più politico. Io non lo so se basta, perché è chiaro, quando i lavoratori e le lavoratrici lottano per il proprio salario è qualcosa di diverso se lottano per un concetto più ampio. Immaginate se tutti i lavoratori e le lavoratrici fossero coscienti del fatto che dobbiamo smilitarizzare il mondo, dobbiamo dire no alla guerra, dobbiamo dire sì alla pace e non mandare le armi, è un concetto più complicato. Se abbiamo anche un’opposizione che spesso fa ridere i polli, come possiamo pensare di avere tutti i lavoratori e le lavoratrici.
Poi è chiaro che c’è una frangia operaia che è convinta di far cadere il governo, che è consapevole di quello che sta accadendo, che si rende conto che il 5% per il riarmo sarà un massacro sociale, che quello che dovrebbe fare il sindacato è il 5% per lavoratori e lavoratrici, perché, anche se dovessimo ottenere un buon risultato dal nostro contratto, il 5% per il riarmo distruggerebbe completamente quello che noi avremmo conquistato. Ci saremmo fatti un mazzo enorme, scioperi su scioperi, e poi questo governo ti mette tutto in armi, ti taglia tutto e ti tocca pagare tutto, e tutto quello che hai guadagnato non serve più a niente.
Landini nella conferenza stampa dopo il referendum ha detto: a referendum perso si tratta di non fermarsi e di portare le battaglie referendarie dentro i percorsi di lotta. Quindi ti chiedo che cosa significa dal tuo punto di vista di lavoratore portare la questione della precarietà e dei migranti dentro i percorsi di lotta?
Con Landini è difficile capirci qualcosa, ogni tanto cambia idea, è un mistero. Secondo me lui parlava al Congresso e vuole già imporre dei temi all’interno della CGIL e creare una CGIL più politica, nel senso di qualcosa che affronti la complessità di essere un sindacato che non fa solo accordi e firma contratti. Questo può essere una cosa giusta, ritornare alle camere del lavoro che parlano a tutti, un posto in cui ci si incontra, si discute, in cui si elabora e in cui si va avanti su certe tematiche. La mia paura è però che lui fondamentalmente faccia riferimento a un’alleanza con il PD e i 5 Stelle su questi temi…
È chiaro che per noi il referendum è stata una sconfitta. Per qualcun altro invece aver preso un voto in più della Meloni è stata una vittoria. Io sono sempre stato contrario perché non puoi fare un referendum specifico su argomenti che sono di classe, quando il referendum è interclassista. Io in fabbrica quando faccio votare su una materia specifica riguardo i turni, faccio votare solo i turnisti, non chiamo anche gli impiegati a votare, sennò il voto sarebbe falsato, il mondo del lavoro funziona così. Con il referendum chiami a votare tutti gli italiani in un momento in cui la gente non va a votare… è stata una follia. I referendum classisti vanno affrontati con battaglie di classe.
La precarietà è un problema per noi lavoratori e lavoratrici dipendenti. Dobbiamo ancora spiegarlo ai garantiti che i precari sono un problema per loro, perché abbassano i salari. Come anche la questione della cittadinanza, noi sappiamo come funziona lo sfruttamento nei luoghi di lavoro, è un problema per chi è garantito se lavori al fianco di chi non ha la cittadinanza, non riusciamo ancora a far capire questo ai lavoratori e alle lavoratrici. Non hanno capito che dare la cittadinanza a un lavoratore garantisce in primis chi è cittadino che lavora, è chiaro che non garantisce i padroni, che i padroni non sono contenti di questo. Dobbiamo ancora far capire questo ai lavoratori e alle lavoratrici e tu vuoi portarli al referendum, sei pazzo completo!
Secondo me questo è stato uno sbaglio enorme, ripartire dai 14 milioni di voti per fare che cosa? Questo è il problema, puntiamo a 18 milioni per vincere le prossime elezioni oppure per cambiare la società italiana? Io non lo so se Landini ha le forze per fare questo, oggi non ce le ha. Se al referendum fossero andati a votare in 25 milioni, che era la mia speranza, anche non superando il quorum, avresti avuto 25 milioni di persone. Avresti avuto una vittoria vera e reale, se avessi raddoppiato i voti della Meloni. Allora potevi dire: guardate che posso muovere metà del paese se voglio, e lì veramente avresti avuto una capacità.