martedì , 3 Agosto 2021

11 aprile, assemblea online sull’attacco alla Convenzione di Istanbul in Europa centro-orientale e oltre

di E.A.S.T. – Essential Autonomous Struggles Transnational

Oggi in Polonia si è votato il progetto di una convenzione, alternativa a quella di Istanbul, che vieta l’aborto e il matrimonio tra persone dello stesso sesso, e che verrà proposta ad altri paesi dell’Est Europa per la loro adesione. Contro questo attacco patriarcale, che accade subito dopo il ritiro della Turchia dalla Convenzione di Istanbul, è necessario organizzare una risposta a livello transnazionale.

Evento facebook (l’assemblea si terrà in inglese)

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COSTRUIRE UNA FORZA TRANSNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA PATRIARCALE SULLE DONNE E LE PERSONE LGBTQIA+.

Dopo la recente decisione di Erdogan di ritirarsi dalla Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, le donne si sono riversate in massa per le strade di Istanbul gridando: “non staremo in silenzio! Non abbiamo paura! Non obbediremo!”
Le donne in Turchia sanno che il ritiro dalla Convenzione di Istanbul è un chiaro attacco contro di loro, che non sono rimaste in silenzio e hanno rifiutato di essere docili vittime della violenza patriarcale, esacerbata dalla pandemia. Allo stesso tempo, le accuse contro le persone Lgbtqia+ di minare la famiglia tradizionale mostrano che la legittimazione della violenza sulle donne va di pari passo con l’aggressione reazionaria contro la libertà sessuale: nessuno deve osare mettere in questione i ruoli familiari. Il governo turco non è solo in questo tentativo disperato di rimettere le donne al “loro posto”; di avere delle donne subordinate, delle madri e “caregiver” docili, delle lavoratrici sacrificabili nelle case e sui luoghi di lavoro; di privare le donne migranti della possibilità di sfuggire da stupri e torture; di criminalizzare le persone Lgbtqia+ che praticano la loro libertà di vivere fuori dai ruoli e dai doveri patriarcali tradizionali. Dopo aver quasi del tutto vietato l’aborto, scatenando una sollevazione di massa, il 30 Marzo il senato polacco ha votato un progetto di convenzione alternativa che proibisce l’aborto e il matrimonio omosessuale, un progetto che verrà sottoposto ad altri paesi dell’Est Europa. In Ungheria, Orbán ha approfittato della pandemia per rigettare la ratifica della Convenzione di Istanbul, mentre in Bulgaria la Convenzione è stata dichiarata incostituzionale già nel 2018. In altri paesi tra cui la Repubblica Ceca, la Slovacchia, la Lettonia e la Lituania non è mai stata ratificata. Mentre l’Unione Europea si presenta come roccaforte dell’eguaglianza di genere e dei diritti Lgbtqia+ in contrapposizione all’Est “incivile”, la violenza maschile e di stato è cresciuta dappertutto durante la pandemia. Anche nei paesi che hanno firmato la Convenzione di Istanbul i governi stanno tagliando i finanziamenti per le organizzazioni che sostengono le donne che lottano contro la violenza e stanno attaccando le donne al fine di costringerle al ruolo di lavoratrici essenziali che permettono alla società di sopravvivere. Di fatto, nella maggior parte dei Paesi europei la ratifica della Convenzione di Istanbul è un’operazione di facciata che nasconde la complicità dei governi nel perpetuare la violenza strutturale sulle donne. I regolamenti europei sulle migrazioni, tra cui il nuovo Patto per le Migrazioni e l’Asilo, sono pensati in modo da rendere difficile alle donne migranti sfuggire alla violenza e le espongono a ogni tipo di violenza maschile e di Stato nel loro tragitto verso l’Europa.
L’Unione Europea e i suoi Stati membri non stanno prendendo nessuna iniziativa contro quelle condizioni sociali che producono la violenza sulle donne. Anzi, favoriscono, intensificano e promuovono una precarizzazione delle loro vite che le priva di ogni possibilità materiale di sottrarsi a situazioni violente.
Contro questo chiaro attacco alle donne e alle persone Lgbtqia+ che vede schierati in prima linea molti paesi del Centro e Est Europa che sperano senza successo di ristabilire un ordine patriarcale e tradizionale, pensiamo che sia necessario costruire una risposta transnazionale. Per dare forza e connettere le lotte contro la violenza e l’oppressione, per condividere tattiche e organizzarci a livello transnazionale, vogliamo invitare tutte e tutti a un’assemblea pubblica online l’11 aprile.

 

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