∫connessioni precarie

Più ci spingono a tacere, più noi alziamo la voce

Intervista con Inicjatywa Pracownicza sullo sciopero alla fabbrica Jeremias di Gniezno

Traduciamo dall’inglese e ripubblichiamo questa intervista realizzata da Laura Montanari (TSS) a Bartek Kurzyca del sindacato Inicjatywa Pracownicza (Iniziativa dei lavoratori) in Polonia. Il 3 giugno, IP, insieme ai lavoratori della fabbrica di camini industriali Jeremias a Gniezno, ha dato il via a uno sciopero che dura ormai da diverse settimane, rendendolo il secondo sciopero più lungo nella storia della Polonia dal 1980.

Mentre lo sciopero si avvia alla fine della sua sesta settimana, l’azienda non ha ancora risposto all’offerta di compromesso del sindacato, presentata il 13 giugno. Nel mentre, la direzione dell’azienda ha assunto 30 lavoratori interinali per sostituire gli scioperanti. Il sindaco della città e i consiglieri comunali si sono proposti come mediatori, cercando di garantire il rispetto dei diritti legali del sindacato nella vertenza collettiva. In risposta all’uso di crumiri e ad altre azioni aziendali volte a minare lo sciopero e l’accordo, il 3 luglio i lavoratori in sciopero hanno bloccato per otto ore tutti i passaggi pedonali attorno alla fabbrica. Negli ultimi giorni anche gruppi solidali hanno impedito l’accesso dei camion allo stabilimento.

Questo sciopero rappresenta un importante esempio di organizzazione operaia. Non riguarda solo le condizioni di lavoro dei lavoratori polacchi impiegati da un’azienda tedesca – che, come molte altre, ha delocalizzato la produzione nell’Europa dell’Est – ma tocca anche in modo diretto gli effetti concreti della guerra sui lavoratori migranti e sulla produzione sociale. Gli operai ucraini, divenuti sinonimo di forza lavoro precaria, vengono sistematicamente sfruttati a causa della loro vulnerabilità. Vengono posti dai padroni di fronte a una scelta drammatica: accettare condizioni lavorative insostenibili o tornare in un paese devastato dalla guerra, come alcuni di loro hanno già fatto. Dall’inizio della guerra in Ucraina, la crescente carenza di manodopera ha portato a un aumento costante di lavoratori provenienti dal Sud America e dall’Asia orientale. 

Approfondiremo questo argomento in un’intervista che abbiamo realizzato con i lavoratori colombiani che vivono in Polonia, membri del Sindicato de trabajadores latinoamericanos en Polonia, anch’esso parte di Inicjatywa Pracownicza. 

Le recenti elezioni presidenziali non cambieranno radicalmente la situazione per i lavoratori: il nuovo presidente appartiene allo stesso partito del precedente. Come in molte altre nazioni europee, in Polonia l’estrema destra continua a guadagnare terreno e detiene il potere, mentre i partiti liberali attribuiscono i propri fallimenti ai ceti popolari e ai lavoratori. La sinistra, dal canto suo, fatica a riconnettersi con le condizioni materiali e le rivendicazioni della classe operaia, anche se nel caso dello sciopero Jeremias il suo sostegno è stato, a un certo punto, determinante.

Questa intervista mostra con chiarezza l’urgenza di costruire una lotta transnazionale contro lo sfruttamento e contro la guerra.

***

TSS Che tipo di azienda è Jeremias? Come opera?

BARTEK Jeremias produce sistemi di canne fumarie in acciaio per altri settori industriali e per uso privato. Lo stabilimento di Gniezno, in Polonia, è una filiale di una società internazionale con sede in Germania, la Jeremias Abgastechnik GmbH. La sede centrale si trova vicino a Norimberga, e la compagnia opera in tutto il mondo. Gli stabilimenti di produzione sono distribuiti in Repubblica Ceca, Gran Bretagna, Stati Uniti, Spagna e Germania. Distribuiscono i sistemi di canne fumarie in Asia, Giappone, America Latina, praticamente in tutto il mondo, in ogni continente.

I lavoratori polacchi costituiscono quasi un terzo di tutti i lavoratori Jeremias nel mondo, senza contare gli addetti alla produzione assunti nelle carceri.

TSS Quindi, un’azienda tedesca che trasferisce i propri siti produttivi nell’Europa orientale. Non qualcosa di così insolito, giusto? Può darci maggiori informazioni?

BARTEK Sì, Jeremias ha trasferito parte della sua produzione in Polonia a causa dei chiari vantaggi della divisione del lavoro. La manodopera qui è molto più economica. Secondo le statistiche, il costo del lavoro in Polonia è circa tre volte inferiore a quello della Germania. Quindi, un lavoratore assunto in Polonia fornisce all’azienda lo stesso profitto di tre lavoratori in Germania. Gli utili sono aumentati del 400% negli ultimi 10 anni. Attualmente, l’utile netto è di circa 17 milioni di euro. E la fabbrica polacca ne è responsabile per più di metà, ovvero il 60%, il che significa circa 9 milioni di euro. L’azienda basa il suo modello operativo sull’evasione fiscale in Polonia. I componenti (le parti che richiedono più tempo ed energia, difficili da realizzare e meno redditizie) prodotti qui a Gniezno sono essenziali per l’assemblaggio del camino completo nella fabbrica tedesca. Insieme ai componenti, anche i profitti vengono trasportati in Germania.

TSS Da quanto tempo dura lo sciopero?

BARTEK Abbiamo appena concluso la terza settimana (l’intervista è stata realizzata il 21.06.2025). Questo è lo sciopero più lungo che il nostro sindacato abbia mai vissuto finora, e dobbiamo tenere presente che la Polonia ha alcune delle leggi antisciopero più severe d’Europa.

TSS Lo sciopero deve essere dichiarato legale prima di poter iniziare, giusto?

BARTEK Sì, prima di avviare uno sciopero è necessario passare attraverso una serie di negoziazioni, parte delle quali prevede discussioni dirette tra il sindacato e il datore di lavoro. Il secondo round di negoziazioni è tra il sindacato e il capo, con l’assistenza del mediatore fornito dal Ministro del Lavoro. Se non si raggiunge un accordo, si può procedere a un referendum. Il voto di sciopero deve avere una quota del 50%, che è molto difficile da ottenere tra tutti i lavoratori, soprattutto nel caso di luoghi di lavoro sparsi in una dozzina di località diverse, come i magazzini Amazon o la catena di supermercati Auchan. In Polonia, dal passaggio al sistema democratico parlamentare, quasi la metà delle elezioni parlamentari non ha raggiunto la quota del 50%. Se le élite imponessero a se stesse gli stessi limiti che impongono alla democrazia sul posto di lavoro, metà dei parlamentari governerebbe illegalmente.

Jeremias a Gniezno assume circa 380 lavoratori. Circa 140 dei 230 addetti alla produzione sono membri del nostro sindacato. Gli altri sono impiegati, la maggior parte dei quali non è sindacalizzata. Il nostro sindacato ha superato tutte le fasi formali della controversia con i datori di lavoro. Abbiamo vinto il referendum. L’affluenza al referendum è stata superiore a quella delle elezioni presidenziali polacche al primo turno, che si sono svolte lo stesso giorno. Più del 70% dei lavoratori votanti ha votato a favore dello sciopero.

TSS Come siete riusciti a ottenere un tale successo?

BARTEK Ci sono ragioni strutturali. Una è che la fabbrica è composta da lavoratori qualificati che conoscono il processo di produzione meglio dei dirigenti e dei manager e svolgono questo lavoro da 15-20 anni. Non è come un crowdworker di Amazon, dove il turnover è enorme. L’altra è che c’è un unico luogo di lavoro e i lavoratori non sono sparsi in tutto il paese. Si conoscono bene, molti provengono dalla stessa regione.

TSS Tutti questi lavoratori sono impiegati direttamente da Jeremias o ci sono dei subappaltatori?

BARTEK Circa 380 sono impiegati direttamente. Tutti gli impiegati negli uffici lo sono. Alcuni di loro non lavorano nemmeno, ma vengono pagati perché sono familiari dei capi o altro. Ma formalmente fanno parte dell’ufficio. E poi ci sono, oltre a questi 380, circa 60 detenuti nella fabbrica di Gniezno, che formalmente non sono considerati lavoratori. Quindi non hanno diritti dei lavoratori e non possono iscriversi a nessun sindacato in Polonia. Jeremias ha costruito due fabbriche all’interno della prigione vicina, dove impiega altri 120 lavoratori tra i carcerati.

TSS È molto simile a come funziona negli Stati Uniti, per esempio. I detenuti devono lavorare, ma non sono considerati lavoratori e non possono fare nient’altro.

BARTEK Esatto. Sono i più precari. In qualche modo corrispondono alla condizione dei rifugiati o dei lavoratori migranti. Se oppongono resistenza, vengono immediatamente trasferiti in un altro carcere lontano, perdendo i legami con la famiglia che porta loro cibo, vestiti e altre cose. Per questo è molto difficile resistere in quel contesto. Il direttore del carcere li ha avvertiti che se avessero opposto resistenza o mostrato solidarietà agli scioperanti, sarebbero stati immediatamente trasferiti in un carcere disperso tra le montagne.

TSS Vengono pagati? E come funziona per le aziende che assumono i detenuti?

BARTEK Dalla riforma del sistema di lavoro carcerario avvenuta intorno al 2016 in Polonia, è stato loro permesso di lavorare per aziende private. All’interno delle prigioni possono essere create fabbriche private, costruite attraverso il cosiddetto Fondo per lo sviluppo dei luoghi di lavoro carcerari. Il fondo è creato con il denaro prelevato dagli stipendi dei detenuti. Il 51% dello stipendio di ogni detenuto viene detratto per finanziare la costruzione di queste fabbriche private all’interno delle prigioni. Poi, il 7% dello stipendio viene detratto per il sostegno post-penitenziario, garantendo ai detenuti un futuro dopo il loro rilascio. Circa il 5% viene prelevato per coprire multe o altri obblighi. Il restante 40%, circa, appartiene al detenuto. E lo Stato paga anche le aziende private per assumere i detenuti.

TSS Quindi, per le aziende, è una doppia vittoria.

BARTEK Assolutamente sì. E lo Stato stesso sta sponsorizzando il dumping sociale.

TSS Quali sono le richieste dei lavoratori per questo sciopero?

BARTEK Fondamentalmente, i lavoratori lottano per salari più alti, pause più lunghe, settimana lavorativa più breve e un ritmo di lavoro più lento. Abbiamo quattro richieste: aumentare lo stipendio mensile di circa 180 euro, 800 zloty al mese; raddoppiare la durata della pausa giornaliera, da 15 a 30 minuti; altrettanto importante quanto lo stipendio, limitare il periodo di pagamento degli straordinari da dodici mesi a un mese. In Polonia, dopo la crisi economica mondiale del 2008, è stata introdotta questa misura, apparentemente temporanea, di allungare il periodo di conteggio delle ore di straordinario da un mese a 12 mesi. Non so se esiste qualcosa di simile in Occidente. Non si vedono mai questi soldi perché si lavora per sei giorni per metà dell’anno, e poi si lavora meno, ad esempio, poco prima di Natale o quando la stagione produttiva è bassa; Vogliamo anche un ritmo di lavoro più lento attraverso il ripristino di regole eque sui bonus.

TSS C’è stato qualcos’altro che ha scatenato la volontà dei lavoratori di scioperare?

BARTEK La strategia del datore di lavoro, fin dall’inizio, è stata quella di paralizzare la possibilità di raggiungere un accordo. Molte aziende internazionali che trasferiscono la produzione in Polonia stanno utilizzando questi metodi aggressivi per distruggere i sindacati. Il capo ha assunto uno studio legale americano, Littler, specializzato nella distruzione dei sindacati. Negli ultimi anni Littler si è concentrata sul nostro sindacato. Questo studio legale contatta le aziende in cui i lavoratori annunciano pubblicamente di volersi organizzare con noi e offre i propri servizi. È presente anche nella Volkswagen polacca, in Amazon e in luoghi di lavoro più piccoli, come Danfoss, NielsenQ, Janpol, ecc. Quindi, alla Jeremias, l’avvocato ha convinto i datori di lavoro a cercare di sabotare la procedura di controversia collettiva con il sindacato, affermando che le nostre richieste sono illegali. Volevano paralizzare la procedura formale, che porta a uno sciopero legale se non si raggiunge un accordo. Durante una delle prime trattative, ci hanno mostrato un documento di riservatezza, facendo pressione affinché lo firmassimo. Se lo avessimo firmato, ci avrebbero vietato di discutere delle condizioni di lavoro con altri dipendenti, di distribuire volantini, di utilizzare la bacheca del sindacato all’interno della fabbrica per affiggere i nostri volantini e altro ancora. Le basi stesse del sindacato sarebbero state illegali e per ogni violazione di questo accordo, per ogni contatto con i lavoratori sulle condizioni di lavoro, i membri del sindacato avrebbero dovuto pagare una multa di 25.000 zloty. Che sono circa 8.000 euro.

Così il nostro avvocato del sindacato ha strappato il documento sul tavolo, davanti ai capi. Siamo usciti tutti fuori e loro hanno detto: “Oh, no, è tutto illegale, sarete licenziati, bla bla bla”. Ma invece di tacere, abbiamo iniziato a gridare il più forte possibile. Così, in ottobre, abbiamo organizzato una grande protesta nazionale davanti ai cancelli della fabbrica, alla quale hanno partecipato la maggior parte dei lavoratori della produzione di Jeremias, altri membri del sindacato e simpatizzanti di tutto il paese. Attraverso questa mobilitazione, abbiamo cercato di dimostrare ai capi che più ci spingono a tacere, più noi alziamo la voce. Durante la vertenza, la persona più carismatica, che era anche dalla nostra parte, Mariusz Piotrowski, è stata licenziata illegalmente. È sia membro del sindacato sia il principale ispettore sociale del lavoro.

TSS È possibile licenziare l’ispettore sociale? Qual è stato il motivo?

BARTEK Inizialmente Mariusz ha sfruttato il suo ruolo di ispettore sociale per interrompere il lavoro nel reparto verniciatura (dove vengono utilizzate vernici altamente infiammabili) per diverse ore. Il sindacato ha confermato che la fabbrica era a rischio di esplosione a causa delle scintille e delle scariche elettrostatiche causate dal sovraccarico di lavoro. Mariusz ha anche imposto la supervisione dell’ispettore statale. La direzione, tuttavia, ha cercato di sabotare questa iniziativa ostacolando la comunicazione tra Mariusz, l’ispettore sociale, e l’ispettore statale. Uno dei primi giorni dell’ispezione hanno impedito a Mariusz di entrare in fabbrica. Gli hanno consegnato un documento che confermava il suo impiego, ma che affermava che non poteva entrare sul posto di lavoro, pur accettando di pagarlo. Poi, dopo tre o quattro giorni, hanno emesso un licenziamento disciplinare, sostenendo che rappresentava un pericolo per la fabbrica. Poco prima dell’inizio dello sciopero, l’azienda ha perso una causa in tribunale, che ha stabilito che Mariusz doveva essere reintegrato immediatamente. Tuttavia, Littler e la direzione hanno ignorato l’ordinanza del tribunale e si sono rifiutati di lasciarlo tornare al lavoro.

È come un paese dentro un altro paese. Governano la fabbrica secondo le loro regole e boicottano ogni ispezione, ogni tribunale, persino il ministro, perché siamo riusciti a coinvolgere anche il ministro del lavoro.

TSS Cosa è successo dopo che il ministro del lavoro è venuto a visitare lo stabilimento Jeremias?

BARTEK Senza Mariusz all’interno, stavamo ancora negoziando le nostre richieste con il capo. Sapevamo che stava minacciando gli altri lavoratori perché, attraverso il licenziamento di Mariusz, la direzione stava mandando il messaggio che se lui era doppiamente protetto dal licenziamento, tutti potevano essere licenziati. Il capo continuava a dire che i membri del sindacato erano dei criminali. Quindi, per rompere il clima di paura crescente tra i lavoratori, dovevamo trovare un’istituzione che legittimasse la nostra vertenza e potenzialmente il futuro sciopero, rassicurando i lavoratori che quello che stavamo facendo non era illegale e che non eravamo criminali. Il ministro ha incontrato i lavoratori poco prima del referendum. Ha tenuto un discorso in cui ha affermato che, secondo i legali del ministero, la vertenza era del tutto legale, che i lavoratori avevano il diritto di votare a favore o contro lo sciopero e che potevano legalmente scioperare se lo desideravano. Questo è avvenuto il 28 aprile.

Questa ministra proviene dalla “nuova ondata della sinistra”, perché quella che in Polonia viene chiamata sinistra è tradizionalmente una tendenza neoliberista post-comunista che ha accettato tutte le riforme neoliberiste più radicali dopo la transizione al capitalismo. Lei appartiene al partito di sinistra, ma proviene da una nuova generazione di politici di sinistra. Per quel momento era fondamentale, ed era anche un messaggio importante per i lavoratori prima del voto sullo sciopero.

Abbiamo organizzato il voto e l’abbiamo vinto. Naturalmente, il capo lo ha definito illegale. Ma il sindacato ha ignorato le sue minacce e ha lanciato un ultimatum al consiglio di amministrazione: ultimi colloqui prima di passare allo sciopero. Littler ha cercato nuovamente di indebolirci introducendo una “rappresentanza dei lavoratori” parallela per partecipare ai negoziati. Questo è uno degli strumenti utilizzati da Littler in tutta la Polonia. Lo chiamano “Forum dei Lavoratori”. Non si tratta di un sindacato giallo, ma di un altro tipo di organismo controllato dal capo. Durante questo ultimo incontro di negoziazione, hanno portato otto impiegati dicendo che da quel giorno erano il “Forum dei Lavoratori” e che questi otto facevano parte del team di negoziazione perché noi non potevamo rappresentare tutti. Ma siamo riusciti a cacciarli dalla sala. Ci siamo attenuti alla procedura formale della vertenza collettiva, in cui possono esserci solo due parti durante le trattative. Da una parte c’è il sindacato come rappresentante formale dei lavoratori che hanno avviato la vertenza collettiva. Dall’altra parte c’è il datore di lavoro. Non c’è posto per organismi fittizi nei nostri colloqui.

Littler in Polonia cerca di fare tutto il possibile per violare le ultime leggi che ancora esistono a difesa dei lavoratori nel paese. Sta minando le basi del sistema dei diritti dei lavoratori.

Sta minando le basi se si guardano i documenti; tuttavia, il sistema capitalista non si basa solo sui documenti, ma sulle dinamiche dei rapporti di produzione.

Comunque, hanno presentato un’offerta di compromesso, che era quasi nulla. Abbiamo fatto votare i membri del sindacato per decidere se accettare l’offerta di compromesso o organizzare uno sciopero. Circa il 90% dei voti era a favore dello sciopero. Questo è successo negli ultimi giorni di maggio. Lo sciopero è iniziato il 3 giugno.

Fin dal primo giorno, Littler e i capi sono riusciti a spostare i promotori dello sciopero in una parte separata della fabbrica e a isolarli, come in prigione. In uno degli episodi più paradossali, hanno usato i detenuti che lavorano nella fabbrica per costruire una sorta di gabbia dall’altra parte. Hanno messo guardie private ad ogni porta in modo che nessuno degli scioperanti potesse uscire o andare in bagno se c’era qualcun altro all’interno. Hanno anche imposto orari diversi per l’inizio e la fine del turno in modo che i sostenitori dello sciopero non potessero vedere coloro che non avevano aderito e non potessero parlare con loro, per evitare che lo sciopero si intensificasse. Tuttavia, ogni giorno, due o tre persone si univano allo sciopero.

Fin dalla prima settimana, gli scioperanti hanno cercato di rompere l’isolamento e, in qualche modo, la reazione dei capi ha contribuito a promuovere lo sciopero in tutto il paese, perché gli strumenti che hanno usato per romperlo erano piuttosto spettacolari.

Un altro momento sorprendente è stato quando hanno chiuso tutte le porte di emergenza ai lavoratori in sciopero, mettendoli in grave pericolo. Si tratta di una fabbrica con un sistema di camini con molti reparti di saldatura, verniciatura e varie sostanze chimiche altamente tossiche. Una parte della fabbrica è formalmente una cosiddetta Zona 20, il che significa che è soggetta a un rischio costante di esplosione. La Zona 20, il reparto verniciatura (con vernici altamente infiammabili e tossiche), è stata in realtà il luogo in cui sono apparse le prime scintille dello sciopero e dove lo sciopero è esploso con la massima forza. La lotta contro l’inquinamento e i problemi di salute è sempre stata una parte importante della lotta dei lavoratori a Jeremias.

TSS Siete riusciti a rompere la censura e il silenzio che l’azienda voleva imporre scendendo nelle strade della città, uscendo dalla fabbrica e protestando. Così avete raccolto ancora più persone.

BARTEK Dopo che i lavoratori sono stati isolati e sottoposti a crescenti pressioni da parte del capo, il sindacato ha cambiato strategia. Nessuno degli scioperanti è entrato in fabbrica. Abbiamo invece portato lo sciopero in città, per renderlo il più rumoroso possibile, per fare tutte le proteste all’esterno con entrambi i turni insieme, tutti gli scioperanti. Ai cancelli della Jeremias abbiamo ospitato gruppi di lavoratori provenienti da altre fabbriche che hanno vinto i loro scioperi negli ultimi anni, come la fabbrica di autobus Solaris della stessa regione (sindacato Konfederacja Pracy), e anche i minatori della regione della Slesia, nel sud della Polonia (sindacato Sierpień 80), che sono tradizionalmente considerati la parte più militante del movimento operaio qui in Polonia, orientata all’azione diretta. Abbiamo anche insistito con successo per organizzare una cosiddetta sessione speciale del parlamento locale della città. Attraverso tutte queste azioni, abbiamo ripreso l’iniziativa dello sciopero e l’azienda è stata messa sulla difensiva. Attraverso i cancelli, ogni giorno, gli scioperanti comunicano con coloro che non hanno ancora aderito. Alcuni dei crumiri dicevano che avrebbero aderito allo sciopero “domani”. Ecco perché gli scioperanti spesso cantano davanti ai cancelli: “Domani è oggi!”

Abbiamo dovuto sperimentare costantemente che tipo di pressione un grande gruppo può esercitare fuori dai cancelli della fabbrica. E domani (22 giugno) protesteremo davanti all’ambasciata tedesca, cercando di attirare l’attenzione dei padroni e dei media tedeschi. Sono loro che detengono il denaro, pagano per tutti questi strumenti volti a distruggere il nostro sindacato e lo sciopero, invece di condividere più fondi con i lavoratori in Polonia.

TSS Siete riusciti a entrare in contatto con alcuni gruppi o sindacati tedeschi?

BARTEK Durante la seconda settimana abbiamo contattato i compagni della FAU, che hanno organizzato una distribuzione di volantini alla fabbrica Jeremias vicino a Norimberga, hanno sostenuto il fondo di sciopero e hanno cercato di attirare l’attenzione dei media. I compagni della FAU meritano di essere menzionati e lodati per il loro impegno e sostegno, in quanto unico gruppo in Germania che si è impegnato in questo sciopero [il collettivo “Fridays for Future” ha contattato gli scioperanti e i dirigenti tedeschi della Jeremias nella quinta settimana di sciopero – aggiornamento]. La nostra prospettiva è che in Germania la sinistra è molto forte, ma è una delle più deboli in Europa quando si tratta di mettere in discussione i rapporti di produzione e la divisione del lavoro tra la Germania e i paesi dell’Europa orientale più vicini (Polonia, Repubblica Ceca, Ucraina, ecc.), dove i lavoratori producono gran parte della ricchezza per il settore pubblico e privato tedesco attraverso il trasferimento di profitti e tasse dalla Polonia. La sinistra lì è molto interessata alle questioni geopolitiche, ma il tema degli scioperi e delle repressioni contro i lavoratori da parte delle aziende tedesche è quasi assente. La sinistra non sembra molto collegata alla realtà del mondo del lavoro, credo. Ciò è in parte dovuto anche a vincoli strutturali, in particolare al sistema giuridico tedesco, che impedisce ai sindacati militanti di entrare nei luoghi di lavoro. Tuttavia, oltre ai legami con la FAU, ad esempio, i lavoratori del nostro sindacato presso Amazon formano una forte rete con lavoratori militanti e sostenitori nei magazzini tedeschi attraverso Amazon Workers International. Nessuno dei parlamentari tedeschi ha commentato lo sciopero, anche se di Jeremias se n’è discusso nel Parlamento polacco, perché il Ministro del Lavoro e altri parlamentari hanno menzionato il caso. Questo scarso interesse o la presenza di questo sciopero nei media tedeschi è stato notato e commentato dai lavoratori di Jeremias.

TSS Prima parlavi del ruolo dei partiti di sinistra in Polonia. Cosa hanno fatto in pratica, oltre a dire che lo sciopero era legale?

BARTEK É stato fondamentale poter contare sulla competenza del Ministero del Lavoro, che ha dichiarato che i datori di lavoro avevano accusato ingiustamente il sindacato di aver organizzato uno sciopero illegale. Non abbiamo mai ricevuto alcuna attenzione da parte del Ministero del Lavoro. Credo che nessun lavoratore l’abbia ricevuta nei 33 anni trascorsi di transizione al capitalismo. Quindi la gente ha ritenuto che fosse una sorta di trasgressione da parte loro.

Già all’inizio di questa dura vertenza nell’autunno del 2024, il Ministro ci ha invitato nella sua sede. In primavera, si è recata anche in fabbrica per parlare con i lavoratori dei loro diritti, affermando che avevano lo stesso stomaco dei lavoratori tedeschi e meritavano gli stessi diritti. Questo non era mai successo prima. Ma poi, dopo due settimane, la gente ha ritenuto che i parlamentari potessero fare di più. I lavoratori hanno chiesto loro di utilizzare questo strumento del cosiddetto intervento parlamentare, che permette loro di entrare anche in una fabbrica privata per controllare un problema. Una delegazione di parlamentari di sinistra ha provato, senza successo, a entrare nella parte della fabbrica dove gli scioperanti erano trattenuti dai padroni.

La nuova sinistra è composta principalmente, credo, da una sorta di intellighenzia. Ci hanno dimostrato di poter essere attivi in ufficio. Tuttavia, non sono abbastanza combattivi da imporre il loro diritto di entrare nella fabbrica; questa situazione era completamente nuova per loro. Ci hanno provato, il padrone ha detto di no e i parlamentari hanno rinunciato. Il padrone di una società internazionale privata ha imposto il controllo sui diritti parlamentari. Quando un parlamentare sostiene il rispetto dei diritti dei lavoratori ma non è in grado di garantire il rispetto dei propri diritti parlamentari, le sue dichiarazioni perdono credibilità.

Parte di questa storia è che i lavoratori stessi, attraverso questo sciopero, hanno scoperto di essere la forza più grande, di essere quelli che possono fare più danni di tutti i ministri e i membri del parlamento, della polizia, del personale e degli ispettori, e che nessuno aprirà i cancelli del luogo di detenzione nella fabbrica per loro se non provano a farlo da soli. Non possiamo aspettare i tribunali. Alla fine, non esistono scioperi legali o illegali, esistono solo scioperi vinti o persi. Entrambe le parti della lotta di classe sono consapevoli di questo fatto, entrando nella terza settimana di sciopero.

TSS Diresti che qualcosa è cambiato dopo le elezioni presidenziali?

BARTEK Per ora niente. Il nuovo presidente è stato eletto, ma non è ancora formalmente in carica. E appartiene allo stesso partito del presidente uscente, che è ancora lì. È più neoliberista, era un pugile e un ultrà calcistico. Il partito liberale che ha perso era così arrabbiato con la società che si chiedeva: “Perché la maggioranza sceglie questo pugile, un semi-gangster, con legami con gli hooligans, perché rifiuta di scegliere questo ragazzo liberale che conosce tutte le lingue, si è laureato nelle migliori scuole private ed è nato per essere presidente?

E in realtà, lo sciopero simboleggia in qualche modo questo momento storico nel Paese, in cui la gente sente che nessuna legge può difendere la maggioranza, che le leggi esistono solo sulla carta e che nessun tribunale o ministro può farle rispettare dai più ricchi. La maggioranza disorganizzata, che non ha il potere collettivo di chiarire e far valere i propri interessi, ha scelto un pugile senza scrupoli, sperando che lui facesse tutto per loro. Alla fine, “conservatore” è solo un altro modo per dire “non organizzato”. Anche la sinistra è spesso conservatrice nei confronti della classe operaia.

Il pugile non farà nulla per i lavoratori. Quindi stiamo cercando di dimostrare che siamo noi la forza, l’iniziativa dei lavoratori. Quindi questo è una sorta di sciopero contro quello che chiamiamo uno Stato di cartone: non solo in relazione a ciò che sta accadendo all’interno della fabbrica, ma anche all’esterno, più in generale, con il sistema in Polonia. Questo contesto sociale è molto presente, così come lo è la divisione del lavoro tra Germania e Polonia. 

TSS E nel tuo sindacato, o all’interno della fabbrica, ci sono soprattutto lavoratori polacchi o anche di altri paesi?

BARTEK La composizione della forza lavoro in Polonia sta cambiando rapidamente. Negli ultimi due anni sono arrivati molti lavoratori dell’America Latina e del Sud-Est Asiatico. Recentemente un gruppo di lavoratori latinoamericani si è unito al nostro sindacato, il che è piuttosto rilevante. Dopo lo scoppio della guerra in Ucraina nel 2022, molti ucraini, circa due milioni e mezzo, sono venuti in Polonia per sfuggire ai bombardamenti. Ma molti sono tornati in Ucraina, decidendo che era meglio vivere sotto i bombardamenti piuttosto che sotto capi pazzi in Polonia. Quindi, i datori di lavoro in Polonia hanno applicato una legge per portare migranti dall’America Latina e dal Sud-Est asiatico.

Tuttavia, la maggior parte dei lavoratori migranti in Polonia sono ucraini. A Jeremias, i capi dividono il lavoro in modo razzista assumendo ucraini con contratti diversi e precari. Quindi, in sostanza, “ucraini” a Jeremias è diventato sinonimo di lavoratori temporanei. I lavoratori della produzione che non scioperano sono per lo più ucraini (e detenuti), perché quando scioperano, il capo semplicemente rescinde il loro contratto. La maggior parte dei migranti, a differenza dei lavoratori polacchi, non conosce la differenza tra i vari tipi di contratti in Polonia. È compito del sindacato informarli su come ottenere contratti più stabili e redditizi.

TSS I lavoratori ucraini sono per lo più donne? Anche se in Polonia c’erano già molti ucraini prima della guerra.

BARTEK Nella fabbrica di Jeremias, gli uomini sono la maggioranza, anche tra i migranti. Tra gli scioperanti, in generale, c’è una maggiore rappresentanza di donne rispetto ai lavoratori in questo luogo di lavoro.

***

Bartek Kurzyca: Comitato nazionale di Inicjatywa Pracownicza, delegato per sostenere la vertenza e lo sciopero alla fabbrica Jeremias.

Per rimanere aggiornati, seguite IP Jeremias su Facebook. Per sostenere i lavoratori Jeremias in sciopero da più di un mese, contribuisci alla raccolta fondi organizzata da OZZ Inicjatywa Pracownicza.

Perché la raccolta fondi? Secondo la legge polacca i lavoratori non ricevono lo stipendio per i giorni di sciopero (a meno che la direzione non accetti di fornirlo durante le trattative finali). Gli stipendi bassi non consentono loro di mantenere se stessi e le loro famiglie durante lo sciopero. Il sindacato IP è ancora piccolo e i suoi fondi provengono dai contributi versati dai lavoratori, che molto spesso guadagnano il salario minimo. Pertanto, se ne avete la possibilità, vi chiediamo di aiutare i lavoratori a continuare la loro lotta contribuendo con qualsiasi importo alla raccolta fondi!

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