giovedì , 22 Ottobre 2020

Sicuritalia: quando la crisi porta profitto

di LAVORO INSUBORDINATO

SicuritaliaPubblichiamo un’analisi delle condizioni di lavoro a Sicuritalia, una società che fornisce servizi di sorveglianza a moltissime aziende ed enti pubblici sul territorio nazionale. Già abbiamo denunciato, attraverso le parole di un’addetta alla sicurezza, il modo in cui, utilizzando lo statuto di cooperativa, Sicuritalia fa profitti spremendo i suoi «soci». Considerata la sua costante espansione pur nella crisi, questo si conferma il modello vincente di imprenditoria italiana, capace di muoversi con abilità per elevare al massimo la flessibilità, abbassare i salari e cavalcare a proprio esclusivo vantaggio le politiche a sostegno dell’occupazione.

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Come lavoratori e lavoratrici, o aspiranti tali, ci siamo imbattuti una miriade di volte in colloqui in cui bisogna dimostrare di avere tante qualità e di essere flessibili per corrispondere alle esigenze delle aziende e dei mercati, sempre più variabili in tempi di crisi. Questa volta però vogliamo ribaltare la situazione: saremo noi a valutare il curriculum di un’azienda, sulla base di una serie di segnalazioni che ci sono arrivate da varie sedi in Italia. L’azienda in questione è Sicuritalia, una professionista nell’assicurarsi enormi guadagni anche in tempo di crisi. È difficile dire di che cosa si occupi esattamente questa azienda o meglio, di cosa non si occupi. Sul sito di Sicuritalia ci viene presentata un’ampia gamma di servizi: dalla vigilanza privata alla lucidatura marmi, dalla custodia valori alla derattizzazione. Sotto la voce «chi siamo», oltre a vantarsi delle 37 sedi direzionali e operative in tutta Italia, la nostra candidata ci dice di essere «leader nel settore sicurezza e dei servizi fiduciari», con 40000 clienti tra cui figurano molti nomi di spicco tra banche e multinazionali, ma anche molti comuni, università e aziende pubbliche, e addirittura il Ministero della Difesa.

Se consideriamo l’andamento di Sicuritalia nella crisi vediamo una costante crescita del fatturato e un’espansione degli appalti e dei settori di impiego, grazie anche all’aumento delle esternalizzazioni. Indagando sulle modalità di questa rapida espansione, si vede che essa è il risultato di una politica aggressiva basata su gare d’appalto al ribasso. Peggiorare le condizioni di chi per Sicuritalia lavora, le ha permesso di eliminare in molte zone la concorrenza. La paga oraria di custodi e portieri, ad esempio, è di 4,90 euro lordi. Inoltre i custodi vengono assunti con contratti da 30 a 40 ore settimanali mentre di fatto ciascuno viene chiamato a lavorare per un numero molto maggiore di ore «straordinarie» pagate con una maggiorazione oraria di 80 centesimi. Questo garantisce un’estrema flessibilità nelle prestazioni: l’orario viene deciso di settimana in settimana e i lavoratori devono essere sempre reperibili e disponibili a coprire assenze di altri colleghi, spesso con pochissimo preavviso. Questa totale disponibilità, che viene richiesta per il bene dell’azienda che rischia di pagare delle penali se lascia vuote delle postazioni, è obbligata anche perché fare più ore di straordinario possibile è l’unica strada per riuscire ad aumentare il proprio salario.

Quando Sicuritalia vince un nuovo appalto, ai lavoratori precedentemente assunti viene offerto di rimanere ma ogni volta una parte di salario viene tagliata: prima è stata tolta la quattordicesima (mentre la tredicesima equivale solo a metà del salario), poi gli scatti di anzianità, poi si è diminuita direttamente la paga oraria. A questo si accostano i tagli alle garanzie minime per la sicurezza sul lavoro e a una responsabilizzazione maggiore del lavoratore, sia in termini di mansioni da svolgere sia in termini di responsabilità legale. In altri casi, si decide semplicemente di non mantenere gli effettivi e di sostituire l’intera forza lavoro, senza dover rispettare il contratto nazionale di categoria. In più, Sicuritalia ha una struttura aziendale mista, si compone, cioè, di una cooperativa e di una srl che possono essere usate alternativamente per muoversi in un tessuto legislativo che prevede ampi margini di manovra quando si tratta di contribuire all’erosione delle condizioni di lavoro a vantaggio dell’efficienza e della flessibilità. Sicuritalia può così cogliere le situazioni più convenienti dal punto di vista degli sgravi fiscali per il sostegno all’occupazione; e può, d’altra parte, risparmiare continuamente sul costo dei suoi dipendenti. La chiave di volta di questa capacità è proprio il suo statuto di cooperativa che, oltre a costare ai «soci» 150 euro ogni sei mesi, consente di limitare i loro diritti senza permettere loro di partecipare alle assemblee e senza che siano in qualche modo informati del regolamento sociale della cooperativa.

Quando ci si lamenta delle proprie condizioni di lavoro, si levano immediatamente voci che avvertono che, di questi tempi, con la crisi, si è già fortunati ad avere un lavoro. Voci che però non spiegano il fatto che Sicuritalia ci sta guadagnando e che lo fa con l’appoggio di politiche pubbliche che promuovono la flessibilità lavorativa e politiche per l’occupazione che si traducono solo in sgravi fiscali per le aziende e che sanzionano di fatto l’annullamento di qualsiasi diritto dei lavoratori. La flessibilità che fa scuola è quella dell’insicurezza sul lavoro, del salario da fame, del mancato riconoscimento, anche dal punto di vista dell’inquadramento contrattuale, di determinate competenze. Questo stato di fatto rivela gli inevitabili corollari dell’esortazione a giovani e meno giovani a essere più intraprendenti e ad adeguare una formazione costante alle esigenze del mercato del lavoro: per investire il proprio capitale umano, bisogna dire addio alla possibilità di avere voce sulle condizioni di questo investimento, nonché alla possibilità di guadagnarci qualcosa al di là dell’incerta sussistenza quotidiana.

Di certo, questa parabola discendente nelle condizioni del lavoro ha fatto leva anche sull’isolamento dei lavoratori, che sono impiegati in postazioni diverse e sono costretti in quella che, a causa dell’alta ricattabilità, è una vera e propria lotta per tenersi stretto il lavoro che crea numerosi conflitti tra i colleghi. D’altra parte, una tale situazione di sfruttamento richiede un capillare controllo fatto di pressioni psicologiche e minacce di licenziamento per stare in piedi. Anche per questo, lamentarsi individualmente o fare vertenze individuali non è stato sufficiente per migliorare le cose, né per incidere su una situazione in cui è ampio lo spazio di manovra previsto dalle leggi per aumentare la precarietà. Solo contrastando l’isolamento e trovando forme di organizzazione si può smettere di essere il materiale su cui gli azionisti di Sicuritalia e gli statistici al servizio del governo fanno i conti per far quadrare i loro bilanci.

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