lunedì , 22 Luglio 2019
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Strikers migranti: #bastabossifini, #bastasfruttamento!

di LAVORO INSUBORDINATO

strikers migrantiLavoro Insubordinato sarà di fronte alla questura di Modena sabato 13 dicembre al fianco del Coordinamento Migranti e ai migranti di Modena per portare la parola d’ordine dello sciopero sociale in uno dei luoghi in cui, a causa della discrezionalità amministrativa e delle male pratiche, le istituzioni contribuiscono allo sfruttamento del lavoro migrante.‎ Il 14 novembre in moltissime città lo sciopero sociale ha riportato all’ordine del giorno lo strumento dello sciopero per migliaia di precarie e precari. Lo sciopero sociale è stato per noi un primo importante passo per dare voce a coloro che subiscono quotidianamente il ricatto della precarietà. La sfida ora è quella di continuare a estendere questa voce per rendere possibile l’allargamento dello sciopero, cioè le possibilità di dire no al ricatto delle politiche che attraverso il lavoro stabiliscono la subordinazione di milioni di lavoratori e lavoratrici, dentro e fuori i luoghi di lavoro.

I migranti sono stati in questi anni i primi a subire in modo più violento il ricatto della precarietà, attraverso leggi come la Bossi-Fini che lega il permesso di soggiorno al contratto di lavoro. I migranti sono stati anche protagonisti di forti lotte contro il razzismo istituzionale e lo sfruttamento, che hanno saputo usare lo sciopero in un modo nuovo, creativo e potente. Con lo sciopero del lavoro migrante del 1 marzo e le lotte nella logistica ma non solo, i migranti hanno dimostrato che scioperare è possibile anche quando dall’arbitrio del datore di lavoro dipende oltre al salario pure il permesso di soggiorno. Per questo oggi stare dalla parte dei migranti vuol dire respingere il razzismo istituzionale e costruire insieme una forza per battere il ricatto della precarietà.

Le pratiche denunciate dai migranti (ritardi nella consegna del permesso di soggiorno o la consegna di permessi praticamente già scaduti, controllo  arbitrario sui contributi versati, ostacoli  per ottenere i ricongiungimenti familiari e la carta di soggiorno) fanno parte di un regime del salario, italiano ed europeo, che attraverso vincoli burocratici e il ricatto della precarietà crea ostacoli alla libertà di movimento ed estorce porzioni di salario per risanare le casse dello Stato.

In altro modo, anche i precari e le precarie sono costretti a versare migliaia di euro in contributi che non vedranno mai indietro, se non come promesse a cui abbiamo smesso di credere. Anche quelli che formalmente sono cittadini comunitari sempre più sono oggetti di un governo della mobilità che li considera prima lavoratori da sfruttare a basso costo e poi un peso da allontanare.

Il 13 dicembre porteremo al presidio del Coordinamento migranti a Modena gli strikers migranti che incrociano le braccia al grido di #bastasfruttamento, #bastabossifini perché lo sciopero sociale deve investire una delle principali fabbriche della precarietà.

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