giovedì , 19 Settembre 2019
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Una giornata di ordinaria insubordinazione all’Ikea di Piacenza

ShitStamattina siamo venuti a sostenere il picchetto lanciato dai lavoratori Ikea di Piacenza in sciopero, dal sindacato SI Cobas e dal Coordinamento di sostegno allo sciopero. Cinque e mezza del mattino: si creano blocchi davanti a diversi ingressi dello stabilimento, composti dai lavoratori in lotta, soprattutto migranti – molti dei quali provenienti da altre cooperative –, attivisti sindacali, e militanti solidali del movimento piacentino e giunti da altri parti d’Italia.

Dopo aver retto alcune ore, il picchetto principale è sgomberato in seguito a numerose cariche della polizia. L’azienda aveva organizzato dei pullman per consentire ai lavoratori che non avevano aderito allo sciopero di attraversare il picchetto. Dopo una riapertura delle trattative e la promessa di un tavolo con Questura e Comune per questo pomeriggio, il picchetto è continuato. Alcuni dei lavoratori che questa mattina hanno preso servizio hanno deciso in seguito di partecipare allo sciopero, ma gli è stato prontamente impedito di uscire dal magazzino. Diverse cariche e il lancio di lacrimogeni, con 5 feriti tra i lavoratori e molti contusi, hanno allontanato lavoratori e attivisti per permettere ai bilici di passare. Dopo un’assemblea di fronte al magazzino, il presidio si è spostato davanti all’ospedale per esprimere il proprio sostegno ai lavoratori feriti durante le cariche.

A Piacenza il sistema Marchionne sembra trovare una nuova applicazione, visto che ai magazzini Ikea 12 lavoratori sono stati “sospesi” perché sono iscritti al sindacato sbagliato, perché rivendicano il rispetto del contratto nazionale. Dire che tutto ciò è inaccettabile è dire una cosa ovvia e in fondo anche insufficiente. Ciò che sta succedendo a Piacenza è la misura della sfida che ci troviamo di fronte: organizzare l’insubordinazione e la protesta laddove la collusione tra cooperative, imprese e istituzioni pretende di rendere il lavoro sempre più precario e il conflitto sempre meno praticabile. Dove il ricatto del contratto di soggiorno e la legge Bossi-Fini è onnipresente, e le divisioni tra tipologie di lavoro rischiano sempre di favorire il padrone, è proprio lì che è necessario creare connessioni tra lavoratori e reti solidali che sostengano le lotte. Se oggi si sono viste le enormi difficoltà di affrontare questa sfida, si è visto anche che questa è l’unica strada percorribile per opporsi ai processi di precarizzazione che stanno devastando le vite di precari, operai, migranti e studenti.

Per martedì prossimo è stato lanciato uno sciopero generale del settore logistico in tutta l’area piacentina che, fosse anche solo per la presenza dei magazzini di Ikea e Amazon, è un’area logistica di importanza europea. L’occasione dello sciopero deve essere colta per dimostrare che la precarizzazione e lo sfruttamento dei migranti non sono il nostro destino. A Piacenza come altrove è ora di dimostrare che l’insubordinazione non è l’eccezione di una giornata, ma la normale risposta che la precarietà si merita.

Ascolta l’intervista a Edoardo di SiCobas – Piacenza

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