lunedì , 28 Settembre 2020

Jobee: fieri di come sfruttiamo i nostri ragazzi!

JobeeSulle prime pagine del più noto quotidiano economico della borghesia italiana sbarca un bell’annuncio pubblicitario che vale la pena leggere. Basta poco per capire che cosa susciti in Confindustria tanto entusiasmo da spingere addirittura il Sole24ore a fare da sponsor. Si chiama Jobee e ha lo scopo di far incontrare domanda e offerta di lavoro tramite inserzioni online. È un sito internet che, pur essendo stato lanciato da poco, presenta nella homepage già numerosi annunci di lavoro. Anzi, non è solo un sito: è uno strumento tecnologico pensato per aiutare il lavoratore in un momentaccio come questo. Lo vuole sinceramente aiutare, sì: a farsi sfruttare meglio, più intensamente e con meno garanzie possibili – magari nessuna, già che ci siamo.

D’altro canto, bisognerà pure fare i conti con questa nuova realtà! Jobs Act e altre amenità hanno reso il panorama italiano «un mondo che è sempre più orientato a seguire il realismo della condivisione di esperienze rispetto all’autopromozione di se stessi», come scrive il commentatore del Sole24ore. Uno strumento al passo con il ritmo cooperativo della sharing economy, che tanto entusiasmo suscita oggigiorno. Se questo non bastasse, leggiamo ancora, tutto questo bel congegno può offrire anche una «reputation di valore»… Quale diavoleria moderna potrà mai offrire, anzi regalare, ai precari non solo lavoro ma persino una reputazione nel settore?!

La risposta è Jobee, per l’appunto, un bel portale che, sullo stile degli Amazon Home Services, ti permette di costruirti un tuo pedigree del perfetto mulo da lavoro attraverso le recensioni dei datori di lavoro. Se lavori bene, 5 stelline. Se lavori maluccio, se ti ammali, se non sei disposto a farti pagare poco, ti becchi mezza stellina e addio reputation! Sono cose a cui stare attenti, in questo mondo così attento all’autopromozione.

Un ulteriore emozionante segnale dell’amazonizzazione del mercato del lavoro italiano – d’altra parte già sancito dall’alleanza Renzi/Piacentini, collaboratore e ammiratore del capo di Amazon Jeff Bezos –  proviene da un’altra affinità con i servizi di Amazon: sei tu che puoi stabilire il tuo salario! Tu in persona. La cosa ancora più entusiasmante è che non sarai da solo a farlo, ma verrai «consigliato» calorosamente da un algoritmo amico, che calcola più o meno quali sono le tue probabilità di ottenere il salario che desideri. Spoiler alert: le probabilità sono un numero negativo. Perciò, l’algoritmo ti aiuta meglio, consigliandoti piuttosto il prezzo giusto che puoi pretendere per la tua prestazione, sulla base dei dati da te inseriti e di «tariffe medie in relazione al tipo di professione, all’area geografica e al periodo in cui ne è prevista l’erogazione». Attenzione però: se gli algoritmi non hanno padroni, molti sono istruiti per lo meno a emularli.

Ci sarà qualche punto a favore del neonato portale Jobee? Of course: è il pagamento immediato! Non si capisce esattamente di che immediatezza si parli, poiché, a differenza del crowdworking in cui si offrono lavoretti da espletare just in time, su Jobee si vendono anche contratti a tempo determinato. Il più delle volte, tuttavia, il contratto prediletto è quello di somministrazione: il caro vecchio lavoro interinale.

Allora si capisce davvero cos’è questa innovazione made in Italy di cui si dovrebbe certo andare fieri nel mondo: Jobee è una bella e accattivante vetrina per le offerte di lavoro interinali. Altro che novità per te che sei «un lavoratore precario, un freelance, un giovane o un pensionato che punta a mettere insieme un po’ di reddito complementare»: Jobee è proprio un collettore di annunci di agenzie interinali che ha il cospicuo vantaggio di valutare la tua prestazione e di costruire la tua reputazione. Ci stai già ripensando? Sei sicuro che non ti farebbe comodo lavorare in una ditta di pulizie per «circa trenta minuti giornalieri»? Hai valutato scrupolosamente se non ti piacerebbe dare la tua «disponibilità a lavorare su turni e nei festivi», oppure fornire una «disponibilità ampia a trasferte estere (almeno 220 gg all’anno)»? Saresti felice di sapere che hai davanti a te un contratto di «3 mesi + proroghe di lunga durata»? Guarda che conviene! Dopo ti becchi una bella valutazione che in un mondo di like vale più di un curriculum ben fatto. Se sei precario e cerchi pan per i tuoi denti, fatti avanti!

Certo, almeno si assicura una «massima compliance rispetto a leggi e forme contrattuali vigenti», che è un bel dire ai tempi del Jobs Act. E se tanti non gradiscono l’informalizzazione dell’economia on demand e si scandalizzano davanti a Uber, tuttavia possono chiudere un occhio se parliamo di un’invenzione italiana. Noi siamo fieri di come sfruttiamo i nostri ragazzi!

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