∫connessioni precarie

L’oro nero del Golfo

Oro nero del GolfoMentre in tanti annunciano da anni la fine della dipendenza dal petrolio, i signori del Golfo paiono già aver trovato un altro, e più potente, oro nero: sono gli oltre 17 millioni di migranti, Sud-asiatici e, sempre più spesso, Africani, che compongono la forza lavoro alla base dell’esorbitante crescita economica della regione. Lavoratori delle costruzioni, lavoratori e lavoratrici domestiche, tate, camerieri, portieri, receptionist, addetti delle pulizie: sono queste le figure del nuovo proletariato «importato» negli Stati del Golfo, dove devono convivere con il ricatto del salario e del razzismo istituzionale. Condizioni di lavoro, bassi salari, assenza di diritti, debito, sono un tutt’uno con la confisca dei passaporti, la violenza razzista e la sempre possibile deportazione. Come si legge nell’articolo di Think Africa Press del 12 febbraio 2014, che linkiamo qui sotto, «per ogni grattacielo luccicante, per ogni villa di uno sceicco del petrolio, per ogni piscina paradisiaca a cinque stelle ci sono la miseria, il pericolo e la depressione per milioni di migranti». In questa punta di diamante del capitalismo globale, costruita sulla pelle del lavoro migrante, legislazioni apparentemente arcaiche convivono con gli ultimi ritrovati dell’architettura e della finanza.

La nuova forza lavoro disponibile del Golfo

Il proletariato importato negli Stati del Golfo affronta ogni giorno sfide senza fine. Bassi salari, accampamenti angusti, la negazione dei diritti, la confisca del passaporto, debiti, abusi fisici e deportazioni di cui non si ha quasi notizia, per nominarne alcuni. Un anno fa in questo periodo il fuoco ha incendiato un campo nel Bahrain, uccidendo 13 lavoratori del Bangladesh. Due o tre incendi simili accadono ogni anno. Nel 2011 un migrante indiano si è gettato da un impalcatura del Burj Kahlifa di Dubai, sembra dopo che gli era stato impedito di partire, cadendo per 40 piani prima di morire. Nel 2012, una cameriera etiope ha tentato il suicidio a Dubai dopo che le era stato negato il salario di tre mesi: è stata arrestata e multata…continua a leggere l’articolo.

 

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