martedì , 27 Ottobre 2020

Mettiti calmo e aspetta che ti chiamino. F, insegnante in attesa

Mettiti calmoChe lavoro fai?

Ho 27 anni, ho iniziato a lavorare a 26. Però il mio è un caso abbastanza particolare. Io mi sono laureato in geografia, ho fatto uno stage con uno studio di architettura che si occupava di urbanistica, ovviamente stage non pagato e mi sono ritrovato in una situazione che non sapevo più bene come contenere e quindi mi sono messo a fare un po’ di cose a caso. A un certo punto, quasi al massimo della disperazione, mi è arrivata una mail di un professore di geografia dell’Università di Parma, una mail che è stata spedita a tutti quelli che facevano parte di questa mailing list di geografi, che siamo cinque in tutta Italia praticamente. In questa mail si diceva che la scuola tal dei tali di Parma aveva bisogno urgentemente di qualcuno che potesse fare una supplenza, e siccome non c’era più nessuno in graduatoria, cioè nella graduatoria che fa il Provveditorato, l’Ufficio Regionale Scolastico, non sapevano più a chi affidarsi, per cui chiamavano questo professore di geografia di Parma dicendogli “Ma qualcuno si è laureato in geografia? Ce lo potete mandare?”. Se tu sei laureato in geografia non hai bisogno di ulteriori crediti e puoi, ovviamente, come nelle altre materie, insegnare da non abilitato, puoi fare la supplenza. Anche io non sono abilitato all’insegnamento. Ciò significa che puoi fare delle supplenze, ma non sarai mai di ruolo.

E se tu volessi avere la possibilità di passare di ruolo cosa dovresti fare?

Prima ti devi abilitare, dopodiché devi iniziare ad accumulare punti. Come? Con le supplenze.

Cosa comporta abilitarsi?

La cosa in realtà è abbastanza controversa, nel senso che fino a due mesi fa non si sapeva come fare, fino a due anni fa circa c’erano queste SSIS (Scuole di Specializzazione per l’Insegnamento Secondario), che erano dei corsi che ti davano l’abilitazione. Tu facevi il corso, almeno quattro giorni alla settimana, dopo un anno facevi un ulteriore stage, facevi un esame finale, oltre a fare un esame iniziale, e alla fine, se tutto era andato bene, tu avevi questa abilitazione all’insegnamento. Prima della SSIS, tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta, non c’era nemmeno questa abilitazione, nel senso che c’erano solo concorsi pubblici, infatti io avevo colleghi e colleghe, nell’ultima scuola in cui ho insegnato, che erano laureati per esempio in economia o in giurisprudenza, avevano fatto il concorso negli anni Ottanta e si erano abilitati, anche se magari non c’era tutta la parte pedagogica che è verissimo che va fatta, ma che, da un altro punto di vista si impara solo facendo, alla fine il rapporto diretto con i ragazzi è quello che ti dà più possibilità di migliorarti in questo. Comunque, dopo che è cambiato il governo sessantasei volte e hanno deciso che la SSIS non era buona, la Mariastella ha deciso che ci saranno dei corsi, i TFA (Tirocinio Formativo Attivo), stessa cosa delle SSIS, però con durata inferiore, ma le modalità di apertura e di svolgimento del TFA non sono ancora chiare. Le informazioni stanno arrivando adesso a poco a poco, ma fino a luglio non si sapeva assolutamente nulla. Si è scoperto adesso, nel mio caso grazie alle riunioni che ho fatto in CGIL, perché me l’hanno detto loro, va beh, anche grazie a reti di precari, amici e tutto quanto, che tu per entrare a fare i TFA, che ti abilitano a una classe di insegnamento, devi fare un esame. Per esempio, io voglio insegnare geografia, devo fare otto mesi di corsi più tre mesi di esperienza sul campo, cioè a scuola, affiancando un insegnante, ovviamente non essendo pagato, e inoltre tutto questo, visto che tu da non abilitato potresti insegnare, ti crea moltissimi problemi perché ovviamente dovresti essere la mattina a scuola e se sei fortunato il pomeriggio a fare il tirocinio. Tra l’altro per esempio, visto che i TFA funzionano a livello regionale, potrebbe essere attivato il corso abilitante di geografia a Parma o a Modena. Per cui metti che io insegno a Budrio la mattina, poi mi devo prendere il jet di linea per arrivare a Parma perché se no alle due e mezza quando inizia il corso non ce la faccio a esserci. Oltre al fatto di non essere pagati c’è anche il fatto che non si sa ancora se tutte le classi di insegnamento verranno aperte. Nel senso, la mia classe che è la 039 di geografia potrebbe essere che non venga aperta, quindi loro fanno tutti questi TFA da quelli che insegnano disegno e architettura nelle scuole tecniche a quelli che insegnano storia alle medie, ma magari non aprono quelli di geografia, quindi non si sa, e quando si saprà, non si sa. Sembrava che questi TFA dovessero iniziare a settembre-ottobre, dato che dipendono soprattutto dalle università, perché i corsi abilitanti sono fondamentalmente dei corsi accademici e quindi li gestisce l’università in quanto ente statale, pubblico. Si dice che molto probabilmente a metà novembre ci sarà questo esame per tutti diviso in tre parti, per tutti quelli che si vogliono abilitare da fisica a storia. Quindi ci sarà un esame di cultura generale in cui cercheranno di sfoltire il gruppo, un esame orale forse legato alla materia tua e un esame scritto sempre legato alla materia specifica. Quindi ci saranno tre esami per entrare a fare il corso che non è pagato e anzi probabilmente devi pagare perché poi dovresti pagare anche i corsi singoli. Adesso rispetto ai corsi singoli, io ho delle perplessità, ma non ho tutte le informazioni esatte perché non mi riguardano perché la laurea in geografia ti permette direttamente l’insegnamento in geografia. Quindi ti ripeto, ci sarebbe questo esame d’ingresso, poi tutto il corso, e alla fine un altro esame che ti dà questa abilitazione. Ora, molti sindacati e anche molti insegnanti “senior” si sono lamentati che non è giusto aprire i TFA, cioè far abilitare altre persone. Perché? Perché già ci sono molte persone che sono abilitate e sono in mezzo alla strada, cioè che non riescono neanche a fare le supplenze. Perché qual è il problema? Molte delle persone che magari hanno anche un dottorato, o l’abilitazione, continuano a rimanere in questa terza fascia. La prima fascia sarebbe per gli insegnanti di ruolo abilitati, più o meno, e la terza fascia sarebbe per quelli che campano di supplenze. Quindi nonostante i tuoi bei voti, il tuo impegno, la tua giovane età, nella graduatoria non hai abbastanza punti per essere chiamato perché poi è tutta una questione di punti, ma anche una questione di anzianità, più hai insegnato più hai possibilità di essere chiamato. Nel mio caso, che è una grande eccezione, un’anomalia, come è stato detto dal tipo della CGIL, un caso più unico che raro, c’è una bolla vuota per gli abilitati di geografia. Praticamente per un periodo nessuno si è abilitato in geografia, sicché succedeva che anche la gente non abilitata, ma che semplicemente aveva fatto quei tre esami che ti permettono di insegnare la materia, quindi anche gente laureata in economia o in scienze politiche, andava ad insegnare, faceva queste supplenze. Quei pochi che hanno l’abilitazione in geografia, hanno praticamente il posto di lavoro assicurato. Quindi io sarei molto più avvantaggiato, teoricamente. Il problema qual è? Che praticamente quest’anno, come l’anno scorso, loro, quando cominciano l’anno scolastico devono scorrere prima tutte le graduatorie del Provveditorato, che va a provincia, io quest’anno sono iscritto a quello di Bologna, l’anno scorso non ero neanche iscritto. Infatti mi hanno chiesto “come hai fatto a lavorare?”, e io “ma, ho risposto a una e-mail…”. Comunque, loro scorrono questa graduatoria, dopodiché esce la graduatoria di tutti gli istituti della provincia, se le persone non ci sono o sono in maternità o c’è bisogno di un supplente se la vedono gli istituti, tanto che io sono iscritto alla terza fascia, a una graduatoria di istituti, ho scelto venti istituti della provincia e sono gli istituti singoli che scelgono la mia nomina. Cosa vuol dire? Che se nelle scuole dove io c’è bisogno di un insegnante di geografia loro prima devono aspettare la graduatoria del Provveditorato per poi farsi la loro graduatoria di istituto e poi in base alle persone che hanno ti assegnano la supplenza. Ciò significa che, a essere realistici, prima di ottobre-novembre non ti chiama nessuno, questo significa che se hai fortuna riesci a prendere un posto a novembre, ovviamente ti possono chiamare per due settimane minimo, come per un massimo di un anno, però possono chiamarti anche per un mese in una scuola, due mesi in un’altra, magari tra queste due supplenze hai un mese di buco, per cui sei completamente in balìa del caso. Bene che ti vada, com’è successo a me l’anno scorso, loro ti danno una prima supplenza fino a febbraio e poi da febbraio me l’hanno prolungata fino a giugno, lentamente, non subito me l’hanno detto, infatti io a febbraio non sapevo cosa avrei fatto. Finita la scuola tu nel 90% dei casi tu sei assolutamente disoccupato perché loro non ti assicurano nemmeno fino al 31 luglio data in cui finiscono gli esami. No, non esiste nemmeno questa cosa. Loro a me hanno fatto un contratto fino al 10 di giugno che era l’ultimo giorno di scuola, dopodiché io gli dissi “ma scusate, io devo fare gli scrutini…”. A me è successo infatti di fare gli scrutini non avendo il contratto, quindi illegalmente, poi una settimana dopo mi hanno chiamato dicendo che io non avevo fatto richiesta, ma ovviamente era loro dovere farmi sapere che il contratto c’era, perché ovviamente loro sono quelli che rischiano, io potevo fargli causa o non partecipare agli scrutini finali dicendo “il professore di geografia non c’è perché non ha avuto il contratto e adesso sono fatti vostri”. Poi mi hanno fatto un contratto in ritardo facendomi firmare per dei giorni di lavoro che avevo fatto, ma non sotto contratto per cui questa cosa è stata allungata fino al 18 giugno, facendo tra l’altro contratti di due giorni e rinnovandoli dopo due-tre giorni, una cosa allucinante.

Tutto questo succedeva nel pubblico?

È un contratto che fa la scuola, perché adesso c’è l’autonomia, per cui loro tendono a risparmiare. Loro non ti fanno un contratto fino al 31 luglio. Perché? Perché ti dovrebbero pagare di più per una serie di imposte e cose varie per cui più è corto il tuo contratto meno loro devono spendere. Molti dei miei colleghi, anche gente di dieci anni più grande di me, magari anche abilitata, si ritrova in questa condizione, di non sapere fino a quando può lavorare. E poi una volta preso l’incarico ci sono una serie di cose a cui non puoi sfuggire, come lo scrutinio, o il ricevimento con i genitori. Se tu mi fai un contratto solo fino all’ultimo giorno di scuola a me manca il tempo per sbrigare una serie di questioni. La cosa interessante è che molte persone per molti anni si trovano in queste condizioni e che se tu cerchi di venire meno a questo incarico vai incontro a conseguenze legali, nel senso, io potevo benissimo non fare lo scrutinio o non fare gli esami, la legge però ti dice che se tu insegni fino all’ultimo giorno di scuola sei obbligato a fare gli scrutini, anche se in realtà io non ero sotto contratto, quindi era come se facessi un favore alla scuola “dai, siccome mi avete fatto insegnare allora vi faccio anche gli scrutini, vi metto i voti”, e tu non ti puoi sottrarre, perché se tu ti sottrai, senza aver detto per esempio che eri malato, ti arriva la polizia in casa. Molte persone per protesta si erano date per malate non facendo lo scrutinio, ma quest’anno alla fine non ha avuto molto successo questa tecnica.

Anche perché immagino che essendo insegnante, tu abbia un certo tipo di legame con i ragazzi…

Chiaramente, hai un percorso che vuoi finire quindi anche quando mi hanno fatto fare la supplenza mi hanno detto che era fino al primo di marzo e tu stai svolgendo un programma e comunque hai creato già un minimo di rapporto che va al di là della disciplina, ma è il rapporto interpersonale. Anche perché alle scuole superiori, si dica quel che si dica, ma il 50% di quello che fa un insegnante è la disciplina e il restante 50% è l’educazione, la pedagogia. Quindi, cosa fai? Prendi un’altra persona, un’altra persona che dovrebbe ricreare lo stesso rapporto che tu avevi instaurato per sei mesi ed è un gran casino, anche perché questi qua lo sanno che appena arriva il supplente possono comportarsi come vogliono e tu gli dici che il 30 marzo te ne vai figurati quanto ti possono prendere sul serio. Per concludere, alla situazione attuale, anche l’INPS fa delle cose molto divertenti a riguardo, è che dal 20 giugno sono disoccupato. Ad agosto c’è stata l’apertura di queste terze fasce per cui mi sono iscritto a Bologna e il 26 agosto è scaduto il termine ultimo. Ciò significa che loro dovrebbero essere lì, che fanno le assegnazioni e ti assegnano le venti scuole e entro il 19 settembre dovresti sapere se puoi fare le supplenze cosa ovviamente improbabile perché tutti i tempi erano slittati. Quindi, come mi hanno detto alla CGIL, mettiti calmo e aspetta che ti chiamino. Cosa succede? E ora te lo dico dal mio punto di vista psicofisico che cosa comporta: che loro se dal primo novembre mi dicono “devi fare una supplenza a Castiglione dei Pepoli” che si trova a cinquanta chilometri da qua, io, o mi trasferisco là per due mesi o viaggio come un pazzo, senza sapere successivamente se dopo due mesi devo andare a Budrio e quindi sono costretto a prendere casa là. Molte persone che sono iscritte alla terza fascia, infatti, fanno altri lavori, perché comunque la supplenza è una cosa che puoi fare in più. Per quanto riguarda la mia esperienza, io mi sono appassionato all’insegnamento, perché cominciando per caso, non ci avevo mai pensato, mi sono ritrovato a fare un lavoro che effettivamente mi gratifica molto. Quindi, l’unica cosa che posso fare è aspettare il TFA e abilitarmi. Ora, hanno anche ragione quelli che dicono “perché aprire le abilitazioni quando c’è un sacco di gente che non lavora?”. Anche questo è vero, però personalmente penso che, proprio perché è un lavoro estremamente stancante, le persone dovrebbero insegnare finché riescono a essere energici, ovviamente questa età non è definibile, però se tu insegni dai 25 ai 50 anni, secondo me ne esci abbastanza “squagliato”. Anche perché io mi ricordo che la differenza anagrafica tra me e i miei insegnanti, quando era molto grande, se vuoi c’era timore misto a rispetto, ma per il resto era molto più stimolante avere insegnanti giovani. Per esempio nel mio caso, io insegno scienze sociali, potevi discutere anche qualcosa che ti accomunava. Nel senso, quando io faccio un discorso sul mercato del lavoro in Europa, io faccio geografia economica, e gli illustro la mia situazione lavorativa, ho sempre l’attenzione di tutta la classe. Perché? Cosa faccio…proietto questo modello che c’è adesso anche nel futuro più prossimo dei ragazzi che ho di fronte. Quando insegno nozioni di climatologia o cartografia ho il massimo della disattenzione.

Per parlare di più della tua esperienza. In che tipo di istituti hai lavorato? Con che classi?

La scuola era un istituto professionale di Parma, abbastanza rinomato per essere molto discreditato ecco. C’era un’alta concentrazione di immigrati, di figli di immigrati di prima e seconda generazione, il livello economico delle famiglie e quindi anche dei ragazzi è molto più basso rispetto, per esempio, a quello dei licei. Tanto che si fa sempre la battuta “che fortuna, ti hanno preso al liceo a insegnare…”. Ti ripeto, la mia esperienza è iniziata molto come una prova, mi hanno buttato lì. La situazione era particolare, nel senso che mi veniva detto “professore non spieghi questo o quell’altro, tanto noi siamo in un professionale, non si aspetti certo che noi ci mettiamo a studiare tutto quanto”, ma quella è una cosa che uno si aspetta e che comunque riesci a contrastare, perché basta utilizzare dei canali che possano interessare a loro. È chiaro che tu hai dei programmi da rispettare, per cui devi fare le lezioni anche sulle montagne della Spagna, ma che per il programma ministeriale tu devi fare. Poi io ho impostato molto le mie lezioni su quello che secondo me era più importante per questi ragazzi, che conoscessero la situazione economica, la situazione ambientale a livello mondiale, quindi in realtà io faccio qualcosa di simile a studi sociali, ma quello fa anche parte della mia formazione. All’inizio è stata dura perché sono arrivato a scuola e nessuno mi ha detto né come si insegnava, né altro. Mi ricordo che il primo giorno sono arrivato all’ufficio del personale, e mi sono trovato davanti a delle persone che si sono limitate a darmi dei contratti da firmare, mi hanno detto “lei domani comincia, si faccia dare i registri in cancelleria e buon lavoro”. Per cui cosa fai? Chiedi ai colleghi più giovani, poi sono andato a parlare con la preside e la vice-preside, però comunque devi farti esperienza sul campo, vai lì e cerchi ti tenere una situazione sotto controllo, il 50% è tenere la situazione sotto controllo perché hai delle persone che sono in piena botta ormonale, che sono costrette a stare cinque, sei ore al giorno in una scuola che non hanno scelto, ma si fanno andar bene. All’inizio è stato stressante, in realtà tutto l’anno lo è stato, ma a mano a mano che vai avanti iniziano a fidarsi di te e tu di loro. Per quanto problemi ci siano stati perché io ho avuto quattro classi, una terza, due quarte e una quinta, che ho dovuto portare agli esami. Chiaro che quando hai delle classi di trentacinque persone, anche per dire tre informazioni hai bisogno di avere la loro attenzione e ti ritrovi a fare lezioni di venti minuti, magari su cose che interessano a loro. “Vuoi parlare di sessualità o di droghe? Parliamone”, almeno cerchi di instaurare un rapporto. E gli altri argomenti li devi adattare comunque, facendoli ragionare. Ci sono un sacco di escamotage che i presidi cercano di attuare per non bocciare, anche perché l’obbligo scolastico arriva fino ai sedici anni, dei ragazzi che di scuola non ne vogliono sapere neanche “col colino”. Quindi cosa fai? Io ho fatto un sacco di lezioni sui lavori manuali e sul mondo del lavoro, perché questi ragazzi andranno a coprire mansioni come quella del tornitore o dell’elettricista che in Italia mancano. Quindi tutte le belle parole sulla cultura generale hanno senso fino a un certo punto, perché o cambi il modo in cui viene pensata una scuola professionalizzante, o cambi il tipo di rapporto insegnante-studente…to be continued…

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