domenica , 19 Maggio 2019
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La metodica schizofrenia di Amazon. Discutendo con un lavoratore del centro logistico di Castel San Giovanni

La metodica schizofrenia di AmazonQuesta intervista a un lavoratore del magazzino di Amazon di Castel Giovanni di Piacenza offre un eloquente spaccato della condizione globale della precarietà e dell’inconsistenza della divisione tra lavoratori «garantiti» e precari. Solo Amazon è veramente interessata a questa distinzione:

come si vede dall’intervista, i lavoratori si definiscono invece semplicemente come operai. Già nell’inchiesta del «The Morning Call», della quale abbiamo pubblicato alcuni stralci, erano chiare le strategie di sfruttamento e disciplina utilizzate da Amazon negli States. Nel nuovissimo centro logistico di Castel San Giovanni, nella provincia piacentina, quelle stesse strategie sono importate e utilizzate con una ferocia giustificata solo dalla brama di profitto. I ben pagati guardiani praticano una metodica schizofrenia come modalità di disciplinamento che si estende dentro e fuori dall’orario e dal posto di lavoro. L’ossessiva cura dei rapporti «umani» tra il «leader» e i suoi «sottoposti» si accompagna a una brutale indifferenza quando a essere in gioco sono l’efficienza e la velocità. Imbrigliati in queste forme di controllo, i lavoratori subiscono costanti intimidazioni che mirano a produrre la più docile obbedienza agli ordini. L’evocazione di paure sia immaginarie sia reali garantisce il disorientamento che impedisce finora ogni risposta. Il controllo ossessivo della forza lavoro sconfina nella paranoia, mostrando senza volerlo i punti deboli di questo sistema di gestione del lavoro. L’unica, autentica paura, questa sì ben fondata, è infatti quella della possibile presa di parola dei lavoratori e della conseguente capacità di organizzazione e connessione che farebbe cadere il «controllo orwelliano» imperante nel luogo di lavoro. La provincia di Piacenza, grande polo logistico nel centro della pianura padana, è una polveriera precaria pronta a esplodere, come hanno già dimostrato le lotte alla TNT, Ceva e GLS. Perché, allora, non prendere sul serio quello che dice Amazon? Perché non farne un momento essenziale del punto di vista precario? «Pensa in grande! Pensare in piccolo è una profezia che si autoavvera».

Come ti trovi a lavorare ad Amazon?

Non condivido il modo in cui si lavora li dentro. Una cosa bellissima che fanno loro, che credono di essere furbi, è organizzare delle feste, organizzano dei party: affittano delle discoteche, pagano ristoranti e tutte queste cose qua: il giorno dopo licenziano tutta la gente. Il giorno dopo, il giorno stesso in cui scadono i contratti, licenziano metà delle persone che stanno lì dentro. Poi magari dopo un mese ritorna a esserci il lavoro e li riassumono per un’altra settimana, fanno contratti di tre giorni, quattro giorni, una settimana e poi li rimandano a casa. Lo fanno non per le persone che vengono licenziate, in realtà anche per loro perché poi le riassumono per poco tempo e poi le licenziano, ma soprattutto per gestire il malcontento che c’è tra le persone che lavorano li dentro perché effettivamente quelli che rimangono sono quelli che devono farsi un mazzo così per gestire il lavoro, perché effettivamente di lavoro ce n’è. C’è una parità nel numero tra uomini e donne ma sono quasi tutti ragazzi, anziani ce ne son pochi perché tenere quel ritmo è troppo difficile. Se stai male te ne devi andare firmando un permesso, devi compilare un permesso che viene scalato dai tuoi soldi e andartene. Non so, qualsiasi azienda anche in Italia non funziona cosi. Durante il picco di Natale ci avevano fatto fare degli orari tipo da mezzogiorno alle dieci, se tu te ne andavi entro le otto ore ti facevano fare il permesso perché teoricamente te ne eri andato prima dell’orario prestabilito e dicevano che queste sono le regole aziendali.

Come si entra ad Amazon?

Per entrare lì dentro ti fanno superare cinque test, tre in agenzia e due in azienda. I primi molto semplici e gli ultimi molto specifici. Dopo questi test pensi che stai andando incontro a qualcosa di grosso, ma dopo mesi che ci lavori pensi che effettivamente se ti fanno un’altra offerta di lavoro te ne vai. Siamo distinti inoltre tra chi ha un contratto a tempo indeterminato e non. Chi ha il contratto a tempo indeterminato ha il badge blu mentre gli altri un badge verde, che crea problemi tra gli operai, e non puoi nemmeno nasconderlo perché sei obbligato a tenerlo in mostra. Ci sono tante cose che non vanno bene,  per esempio tutti i manager, tutte le persone diciamo a un livello più alto, si fanno chiamare per nome, si fanno dare del tu, mantengono questo rapporto confidenziale, organizzano serate al bar, te l’ho detto, e poi nel momento in cui vanno in difficoltà iniziano a fare i manager: iniziano a trattarti come l’ultima ruota del carro. Perché io non accetto il fatto che vai vicino a una persona di cinquant’anni che sono nove ore che sta lavorando e sta correndo da nove ore, non ce la fa più e gli dici se non corri ti licenzio. Uno che ha un contratto a tempo indeterminato, cinquant’anni con famiglia e gli viene detto: ti faccio due lettere di richiamo e ti mando a casa.

Quindi bastano due lettere di richiamo per mandarti a casa?

Come diceva il mio manager si, però io sono convinto che queste rimangono sempre ammonimenti verbali, almeno per adesso. Il fatto è che la gente ha troppa paura, tende a fare tutto quello che dicono, stanno zitti perché non hanno la forza per controbattere.

Come siete retribuiti?

Li dentro non c’è la possibilità di scalare di livello, prendono tutti poco più di mille euro al mese tranne i leader e i manager. Quando lavoravo per agenzia lo stipendio era più alto era di 1300, 1400 €. Ma quando passi a tempo indeterminato passi a sei euro e cinquanta all’ora anche se teoricamente sali di livello. Io quando ho avuto il contratto a tempo indeterminato avevo visto il padreterno, ma a pensarci adesso è stata la cosa più brutta che potevano farmi, era meglio il contratto mese per mese perché hanno iniziato a pretendere il doppio del lavoro, hanno iniziato a fare delle pretese assurde. Perché essendoci un rapporto confidenziale i manager hanno il tuo numero di cellulare, allora quando ti chiama il manager, con cui fino alla sera prima hai bevuto la sera al bar, è capace di dirti che tra mezz’ora devi essere al lavoro. Ti fanno un contratto a tempo indeterminato che è stranissimo, con due mesi di proroga lavorativi in cui rimani in prova. Perché l’hanno fatto? Perché hanno notato che tutte le persone che prendevano il contratto a tempo indeterminato cominciavano a lavorar meno, ma non è che non lavoravano perché non c’avevano voglia, lavoravano meno perché prendevano un po’ di fiato e cosi sono scattati i problemi. Perché loro hanno cominciato a pretendere di più, sempre di più, adesso si è arrivati a un limite invalicabile, e oltre a quel limite c’è lo schiavismo. Addirittura c’è la pistola dei pickers che ti dice entro 15 secondi devi prendere questo pezzo che magari sta dall’altra parte della logistica. Abbiamo questa pistola scanner, tutta bella tecnologica che ti indica la tua produttività, quanto stai facendo. Ti possono mandare i messaggi: stai andando piano, sei lento, sei veloce vai bene, continuamente.

Avete delle pause?

Abbiamo una pausa di mezz’ora. Però pretendono che sei lì 20 minuti prima la mattina, per fare il briefing prima di iniziare a lavorare e dobbiamo andare via 10 minuti dopo, naturalmente non pagati, altrimenti si arrabbiano.

Riuscite a parlare tra di voi delle condizioni lavorative?

Non abbiamo luoghi dovere avere privacy tra operai, abbiamo la break room, una specie di sala mensa con tavoli da ping pong e calcio balilla, dove ci facevano anche fare i tornei di calcio balilla e di ping pong durante l’orario di lavoro, poi però dovevi tornare a lavorare correndo per recuperare il tempo che avevi perso. In questa break room non siamo da soli, c’è sempre un manager con noi che sta li a fare l’amico, poi appena torni a lavorare ti dice che fuori da lì lui è tuo amico ma durante il lavoro ti dice battute tipo corri se no domani devi andare a dire ai tuoi bambini che non hai più un lavoro. Nessuno ha il coraggio di dire a un manager cosa non va bene, perché alla fine sai benissimo che dopo diventi sfruttabile perché hai detto quella cosa. Siamo sempre controllati con telecamere e ci fanno fino a quattro controlli al giorno. Se devi andare a buttare l’immondizia c’è un gruppo che si chiama west team, e ogni volta che devi buttare qualcosa deve chiamare una persona alla radio che viene a guardare quello che butti. Ma questo ci può anche stare, il problema è tra noi operai, è il fatto che non possiamo esprimerci, non abbiamo un sindacato.

Secondo te il sindacato riuscirebbe a fare qualcosa?

Secondo me sì perché potrebbe mettere voce su molte cose, anche sulla qualità del lavoro, perché li i ritmi sono estenuanti, c’è gente che arriva a fine serata col fiatone, qualcuno deve andare dal podologo per problemi ai piedi. Il problema è che sei continuamente controllato nella tua produttività, loro devono fare un feedback su di te ogni 10 minuti, se vuoi andare in bagno devi chiedere il permesso. Fin’ora non so se lo hanno vietato a qualcuno, ma sarebbero capacissimi di farlo. Dopo delle lotte siamo riusciti ad avere l’acqua disponibile, anche se poi ti guardano malissimo ogni volta che vai a bere. Infatti hanno messo la boccia dell’acqua proprio vicino alla scrivania dell’area manager. Siamo completamente disorientati lì dentro, nessuno di noi sa come comportarsi. Ordinano di fare gli straordinari e c’è gente che fa anche tre, quattro ore di straordinario. E ci mantengono sempre sotto pressione dicendoci che così riusciamo ad avere una produttività che neanche in Germania riescono ad avere, e io mi chiedo che cosa me ne viene a  me in tasca. Io comunque arrivo a fine mese e non mi rimane niente in tasca. Poi ci dicono continuamente in Francia la produttività è più alta, ma in Francia lavorano sei ore al giorno per 1500 euro al mese.

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