L’attacco dell’amministrazione Trump contro Autistici/Inventati non riguarda soltanto una realtà che per venticinque anni ha fornito servizi digitali indipendenti. È un attacco alle infrastrutture che rendono possibile organizzarsi, comunicare e costruire conflitto contro la miseria di un presente fatto di guerra, razzismo, patriarcato e crisi climatica. E riguarda quindi tutte e tutti noi. Migliaia di realtà sociali, associative e di movimento, in Italia e nel mondo, hanno utilizzato negli anni i servizi di A/I. Tra queste anche la Transnational Social Strike Platform, di cui siamo parte. Eppure, registriamo la difficoltà di una risposta che non c’è stata.
Nei venticinque anni della sua esistenza, Autistici/Inventati ha costruito strumenti essenziali di autonomia: email, hosting e spazi di comunicazione per una pluralità di reti sociali, associative e di movimento. Si potrebbe pensare che il suo sia stato un contributo meramente “tecnico”: le attività di A/I non consistevano nell’intervenire direttamente nel merito delle questioni che, da Genova in avanti, hanno animato il dibattito politico e di movimento, ma nel costruire le condizioni affinché quel discorso potesse prodursi e circolare. Eppure, proprio in questo senso, il contributo di A/I è stato qualcosa di più, perché rendere possibile una comunicazione non integralmente dipendente dalle grandi piattaforme proprietarie e dalle logiche che vi sottendono e mettere le proprie conoscenze e competenze a disposizione di chi, in tutto il mondo, lotta per la trasformazione radicale dell’esistente è, di per sé, una pratica politica. È precisamente questa autonomia a essere stata colpita.
La designazione statunitense come “Specially Designated Global Terrorist” ha attivato un dispositivo sanzionatorio capace di produrre conseguenze immediate ben oltre i confini degli Stati Uniti. In Italia ha portato anche alla chiusura del conto di A/I presso Banca Etica, posta davanti alla possibilità di essere esclusa dai circuiti internazionali di pagamento e quindi di vedere compromessa la propria stessa operatività. Una decisione amministrativa presa negli Stati Uniti è stata sufficiente a interrompere relazioni economiche e infrastrutture essenziali a migliaia di chilometri di distanza.
Questa vicenda mostra la scala transnazionale su cui oggi si esercitano il potere politico ed economico. Attraverso infrastrutture finanziarie, tecnologiche e commerciali, decisioni assunte negli Stati Uniti possono produrre conseguenze immediate ben oltre i loro confini. Mentre si indeboliscono le forme di mediazione politica e istituzionale, sanzioni, circuiti finanziari, piattaforme digitali e dispositivi amministrativi diventano strumenti attraverso cui rapporti di forza globali incidono direttamente sulle possibilità materiali di comunicare, organizzarsi e agire: in questo caso, è prevalsa la forza dell’amministrazione Trump di condurre fino in fondo la sua battaglia ideologica contro il movimento “antifa” (qualunque cosa esso sia. La chiusura di A/I ci impone allora anche un’urgenza che non è tecnica ma politica: costruire non solo altri modi di stare nello spazio digitale sottraendosi, per quanto possibile, al controllo, alla sorveglianza algoritmica e ai dispositivi del mercato, ma costruire anche forme di organizzazione e comunicazione politica transnazionale contro il comando capitalistico.
Nei venticinque anni della sua esistenza, Autistici/Inventati ha costruito strumenti essenziali di autonomia: email, hosting e spazi di comunicazione per una pluralità di reti sociali, associative e di movimento. Si potrebbe pensare che il suo sia stato un contributo meramente “tecnico”: le attività di A/I non consistevano nell’intervenire direttamente nel merito delle questioni che, da Genova in avanti, hanno animato il dibattito politico e di movimento, ma nel costruire le condizioni affinché quel discorso potesse prodursi e circolare. Eppure, proprio in questo senso, il contributo di A/I è stato qualcosa di più, perché rendere possibile una comunicazione non integralmente dipendente dalle grandi piattaforme proprietarie e dalle logiche che vi sottendono e mettere le proprie conoscenze e competenze a disposizione di chi, in tutto il mondo, lotta per la trasformazione radicale dell’esistente è, di per sé, una pratica politica. È precisamente questa autonomia a essere stata colpita.
La designazione statunitense come “Specially Designated Global Terrorist” ha attivato un dispositivo sanzionatorio capace di produrre conseguenze immediate ben oltre i confini degli Stati Uniti. In Italia ha portato anche alla chiusura del conto di A/I presso Banca Etica, posta davanti alla possibilità di essere esclusa dai circuiti internazionali di pagamento e quindi di vedere compromessa la propria stessa operatività. Una decisione amministrativa presa negli Stati Uniti è stata sufficiente a interrompere relazioni economiche e infrastrutture essenziali a migliaia di chilometri di distanza.
Questa vicenda mostra la scala transnazionale su cui oggi si esercitano il potere politico ed economico. Attraverso infrastrutture finanziarie, tecnologiche e commerciali, decisioni assunte negli Stati Uniti possono produrre conseguenze immediate ben oltre i loro confini. Mentre si indeboliscono le forme di mediazione politica e istituzionale, sanzioni, circuiti finanziari, piattaforme digitali e dispositivi amministrativi diventano strumenti attraverso cui rapporti di forza globali incidono direttamente sulle possibilità materiali di comunicare, organizzarsi e agire: in questo caso, è prevalsa la forza dell’amministrazione Trump di condurre fino in fondo la sua battaglia ideologica contro il movimento “antifa” (qualunque cosa esso sia. La chiusura di A/I ci impone allora anche un’urgenza che non è tecnica ma politica: costruire non solo altri modi di stare nello spazio digitale sottraendosi, per quanto possibile, al controllo, alla sorveglianza algoritmica e ai dispositivi del mercato, ma costruire anche forme di organizzazione e comunicazione politica transnazionale contro il comando capitalistico.