martedì , 27 settembre 2016
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Guida per gli occupabili del nuovo millennio

Enjoy CapitalismDubitiamo che i molti aspiranti lavoratori di questo paese inaugurino la settimana acquistando il Sole24ore. Siamo piuttosto certi, però, che quelli che lunedì mattina (per ragioni sulle quali tutt’ora si interrogano) hanno comprato il giornale di Confindustria a questo punto dovrebbero sentirsi rodere dai sensi di colpa o da un sentimento di profonda inadeguatezza: se sono disoccupati è solo colpa loro. A pagina 25 scopriamo infatti che le condizioni per muovere un decisivo «Scacco matto alla disoccupazione» sono lì, a portata di tutti, e che addirittura ci sarebbero 220mila posti di lavoro che si fatica a occupare. Le aziende italiane sarebbero impegnate nella vana ricerca di analisti, progettisti di software, ingegneri energetici, controller di gestione, e ancora parrucchieri, infermieri, disegnatori industriali. Ma non basta: in Europa, ben duemilioni di posti di lavoro sono a disposizione del miglior offerente, senza contare le straordinarie possibilità offerte dal resto del mondo e dai paesi emergenti. I disoccupati – o meglio, gli «occupabili», come li ha chiamati il ministro del lavoro Giovannini, che sta al passo coi tempi – devono dunque darsi da fare, e il Sole24ore offre con la sua «Guida alla ricerca del lavoro» indicazioni preziose per vendersi al meglio.

Cominciamo col dire che le istruzioni per l’uso non sono uguali per tutti. Esiste un mondo di occupabili gggiovani, mediamente o altamente qualificati, che maneggiano il web e i socialnetwork con grande spirito di intrapresa, e un mondo di «over» le cui ultime speranze sembrano risiedere nelle paternalistiche «politiche attive» organizzate dal complesso Stato-regioni insieme al nuovo «braccio operativo» delle politiche pubbliche, le agenzie di reclutamento.

Se sei gggiovane la chiave di volta è tutta nella comunicazione: informarsi, trovare contatti utili, mettere in campo strategie mirate. L’occupabile ventenne appena conseguita la laurea o il diploma deve servirsi di portali come Almalaurea o Almadiploma, importanti fiere virtuali del bestiame dove le imprese certamente andranno a cercare i propri dipendenti del futuro. Fuori dalla virtualità ci sono invece i career days organizzati grazie alla collaborazione tra enti di formazione pubblici e aziende private e, soprattutto, stage e tirocini, che siano o meno obbligatori nei percorsi formativi poco importa. Sono, ci illumina il Sole, i trampolini di lancio verso il mercato del lavoro, e ci ricorda che, per venire incontro agli occupabili, le leggi sono cambiate: i tirocini extracurriculari non potranno più essere gratuiti, ma dovranno esser pagati un minimo di 450 euro al mese. Bella idea e giusta filosofia, ma il Sole dimentica di spiegare che in questo modo le aziende smetteranno di prendere tirocinanti, oppure li faranno lavorare come dipendenti, ma pagandoli solo 450 euro. È un dato trascurabile che le cooperative sociali non avrebbero i soldi per formarli e per assumerli. È trascurabile anche il fatto che solo il 9% dei tirocinanti viene effettivamente assunto: quello che conta è l’esperienza e per questo bisogna scegliere in modo mirato, così da «scoprire» la propria vocazione e capire bene come funziona il mondo del lavoro.

In questo mondo, luogo di trasparenza in cui vige il principio della scelta libera e razionale, vendersi bene è importante. Un curriculum scritto in modo cristallino, sempre aggiornato a segnalare la disponibilità alla formazione permanente, e un training professionale per i colloqui di lavoro sono le armi dei nuovi occupabili. Dopo anni di studio, università, tirocinio o mobili esperienze lavorative è molto importante quindi compilare gli Alphatest dell’occupabilità e frequentare i corsi offerti dai colloquianti professionisti, i quali insegneranno a vestirsi bene e dimostrare un appassionato interesse per il destino dell’azienda e le possibilità di carriera oltre che, naturalmente, a brillare nei test attitudinali e nei colloqui di gruppo in cui, posti al fianco di potenziali colleghi-competitor, gli occupabili dovranno fare emergere le proprie capacità di leadership. Caldamente raccomandato è l’uso dei socialnetwork, prima di tutto LinkedIn ma anche Twitter e Facebook. Attenzione, però, perché in quest’ultimo caso è opportuno aggiornare quotidianamente il proprio stato con frasi che proclamano la propria sincera empatia con le imprese in crisi, la propria disponibilità a farsi tagliare il salario in caso di necessità, la propria nostalgia per l’ultimo padrone che ci ha appena licenziati: anche la nostra faccia pubblica sarà presa al vaglio dalle imprese (se anche voi siete occupabili, quindi, non condividete questo post).

Va da sé che l’«occupabile» è tale perché è intimamente pigro, non parla bene le lingue e non è disposto ad adattarsi a un ambiente diverso dal proprio. Altrimenti, non gli sarebbero sfuggiti i 1.884.536 posti di lavoro disponibili in Europa, che i Länder tedeschi sono a caccia di ingegneri, che il regno Unito è alla disperata ricerca di cuochi e commesse, ma anche che fuori dall’Europa le porte sono spalancate. Pensate al Brasile, la cui straordinaria ascesa economica – conseguita malgrado i lavoratori e le lavoratrici, che per andare a faticare ogni giorno devono fare un tragitto in autobus anche di quattro ore, abbiano rifiutato di pagare l’aumento del biglietto! – ha un famelico bisogno di tecnici e addetti alla produzione. Se avete ciò che il Brasile cerca, quindi, preparate i bagagli. Entrare è facile, dice il Sole: basta affrontare la legge Bossi-Fini locale, e prepararsi a rinunciare al permesso di soggiorno quando il lavoro è finito.

Quanto agli «over», c’è chi si occupa di loro. L’agenzia Umana – un braccio operativo delle politiche pubbliche – umanamente aiuterà i non-più-occupati-ma-ancora-occupabili a stendere un bilancio delle proprie competenze. Un lavoro che qualche malpensante potrebbe considerare inutile, visto che Adecco, l’altro braccio operativo, è pronta a sancire l’inadeguatezza di quelle competenze e a organizzare continui corsi di riqualificazione per consentire agli «over» di rilanciarsi. Un meccanismo coerente con il messaggio evangelico: che la destra non sappia che cosa fa la sinistra. Sia come sia, gli «over» potranno godere della «dote unica lavoro»: amorevolmente seguiti lungo il percorso di ricollocamento, a seconda della regione nella quale risiedono potranno beneficiare di sussidi, servizi e degli incentivi offerti alle imprese che sono disposte a riassumere i loro esuberanti cassa integrati. La garanzia ce la offre il «premio» economico che le agenzie di ricollocamento ricevono se hanno successo, cioè se quelli che hanno in cura ottengono un lavoro di almeno sei mesi. Alcuni «occupabili», i cui profili Facebook sono senz’altro poco raccomandabili, stanno senz’altro pensando che preferirebbero avere in dote quei soldi lì.

Quanto alla riqualificazione, sono molti gli esempi che si potrebbero fare, ma il Sole ne sceglie uno fra tutti: i corsi di professionalizzazione per «badante» organizzati dalla regione Lombardia. Non si dice, naturalmente, che li fanno soprattutto le donne. Non si dice nemmeno che li fanno sempre più donne italiane, oltre che migranti, perché l’unico canale di occupabilità, per le donne in generale, sembra essere proprio quello del lavoro domestico e di cura. Chiunque abbia il sospetto che qualche nuvola solchi il limpido cielo del mercato del lavoro, quello in cui sono premiati il merito e l’intraprendenza, quello che non conosce confini e permessi di soggiorno, quello che aspetta solo gli strateghi dell’occupabilità per raggiungere il traguardo del pieno impiego, ha perso un punto. Raccomandiamo quindi di tornare a pagina 27, senza passare dal via, e imparare a memoria le dieci regole d’oro dell’occupabile del nuovo millennio.

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