martedì , 6 Dicembre 2022

Stallo precario. Una fotografia del midterm e alcune domande sul film che verrà

di FELICE MOMETTI

Gli Stati Uniti non sono una democrazia, sono una repubblica federale. Le due cose non è detto che debbano coincidere. La democrazia semmai vige solo all’interno di alcuni Stati, nemmeno tutti. Questo è il prodotto di una profonda crisi politica-costituzionale, portata alla luce sei anni fa dall’elezione di Trump e di cui anche queste elezioni di medio termine hanno restituito l’immagine.

La cosiddetta polarizzazione elettorale, a volte declinata con curiosi aggettivi come frastagliata e stratificata, è costantemente alimentata dalla crisi di un ordinamento politico-istituzionale da tempo non in grado di rappresentare le trasformazioni sociali e ancor di più la riorganizzazione delle reti della produzione sociale del capitalismo americano post-pandemico. Gli anacronismi, per usare un eufemismo, di un sistema elettorale e di un assetto costituzionale sono allo stesso tempo una zavorra della quale – in modi diversi – entrambi i partiti vorrebbero sbarazzarsi e le leve spesso usate per la loro riproduzione in quanto macchine elettorali. Per fare un solo esempio negli ultimi due anni, negli Stati che controllano, sia i repubblicani sia democratici hanno fatto largo uso del gerrymandering, ovvero la ridefinizione dei collegi elettorali a proprio esclusivo vantaggio. E se il partito repubblicano a trazione trumpista ha come obiettivo la “decostruzione” dello Stato federale – non disdegnando di schierare anche truppe complottiste e neofasciste – l’establishment democratico è alla ricerca di una forma di governance che stabilizzi il rapporto tra gli apparati dello Stato federale e i settori più dinamici del grande capitale. Tutto il resto ­– diritti sociali e civili, welfare, democrazia, disuguaglianze – è subordinato – con più margini di manovra per i democratici – a queste due strategie contrapposte.

La fotografia che esce da queste elezioni, al netto di qualche spostamento di una manciata di seggi, è quella di uno stallo precario. Sempre sull’orlo di essere messo in discussione da Biden, o chi per lui, con un uso ancora maggiore di strumenti di governo esecutivi (ordini, memorandum, proclamation) e da Trump, o chi per lui, con il contrasto dell’azione dello Stato federale anche usando il peso di Stati come la Florida e il Texas. L’onda rossa repubblicana, prevista dai sondaggi e tanto temuta dai democratici, non c’è stata. Mostrando ancora una volta che, da anni a questa parte, i modelli di previsione e gli algoritmi di sviluppo dei comportamenti elettorali sono a dir poco inadeguati a interpretare i sommovimenti che avvengono sotto traccia nella società americana. Questo si è visto anche nello sconforto di Nate Silver, guru dei sondaggisti di oltreoceano, che qualche giorno fa ha dichiarato che applicando i loro modelli si potevano prevedere tre o quattro scenari diversi.

Quindi tutto bene, pericolo scampato? In fondo le elezioni di medio termine penalizzano sempre il partito del Presidente in carica? Non si direbbe. Nei prossimi giorni e settimane con più dati ed elementi a disposizione ci sarà tempo e modo per analizzare le spie che si stanno illuminando in queste ore. La diminuita partecipazione dell’elettorato afroamericano dopo l’affossamento di tutti i timidi progetti di riforma della polizia a livello statale e federale nonché, dopo la rivolta di due estati fa seguita all’assassinio di George Floyd, la recrudescenza di un razzismo di stampo istituzionale. Il significato del voto delle donne dopo la sentenza sulla libertà di aborto e i suoi effetti nei singoli Stati. Il comportamento elettorale, sempre più articolato, dei latinx, non più da collocare in modo scontato nel campo democratico. La guerra, che ha un sostegno bipartisan, le lotte e la sindacalizzazione di una nuova composizione di classe emersa in Amazon, Starbucks, nella grande distribuzione e nelle aziende hi-tech sono state completamente assenti nella campagna elettorale dei due partiti. Dove i democratici hanno puntato, in maniera quasi esclusiva, sui temi dei diritti civili e su un’astratta idea democrazia e i repubblicani sull’inflazione – colpa dei democratici e delle grandi corporation – e sul securitarismo. Ora che la fotografia è stata fatta, si tratta di vedere quanto movimento ci sarà nel film che ne seguirà.

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