lunedì , 19 Ottobre 2020

L’ambigua ambivalenza. Un nuovo femminismo a cinque stelle?

di EVELYN COUCH

 

Evelyn-CouchSui social network sta circolando un post del 29 agosto 2006 firmato dal riconosciuto capo politico del M5S e intitolato Il nuovo femminismo. A distanza di quasi sette anni si può solo supporre che il post sia stato scatenato dal caso di violenza sessuale inflitta da un migrante a una ragazza di quattordici anni. Se così fosse, si potrebbe ragionevolmente affermare che sia diretto contro gli argomenti repressivi della Lega nord che, approfittando della vicenda per farsi paladina delle donne, ha proposto la castrazione chimica degli stupratori, rinvigorendo con l’occasione il proprio aperto razzismo.

Non è chiaro a questo punto che cosa sia questo nuovo femminismo. Magari critica paradossalmente la Lega, ma ciò che Grillo nomina esplicitamente è la complicità delle donne con la cultura maschilista, dimostrata secondo lui dal fatto che non manifestano né fanno petizioni contro lo stupro, «forse perché, in fondo in fondo, ci stanno». Alcune, molte, forse non casualmente donne, replicano che c’è da vergognarsi a dire cose simili. D’altra parte parlare di donne con la voce della Lega, dunque ignorando in che modo da decenni le donne stesse parlano di violenza e di stupro, può solo provocare lo sconcerto delle lettrici. Ci sono però centinaia di altre voci che commentano il post, forse non casualmente per lo più uomini, che sottolineano invece la grande ironia del capo comico/politico il quale, per chi non l’avesse capito, starebbe incoraggiando le donne a scendere in piazza o a raccogliere firme. L’ironia è però uno strumento retorico pericoloso e malevolo. Il simpatico umorista sembra così attaccare quelle donne che, anziché agire passerebbero il loro tempo a moraleggiare contro il fatto assolutamente naturale di un desiderio sessuale talmente intenso da trasformarsi in stupro. Di questo desiderio sessuale le donne sarebbero partecipi e persino beneficiarie, prendendo parte agli «accoppiamenti abusivi» che continuamente hanno luogo in spazi pubblici dove uno si aspetterebbe di poter passeggiare in santa pace.

Si potrebbe cogliere, nella ricercata iperbole, una critica radicale: il confine sottile tra sesso e stupro è il segno più evidente di un conflitto sessuale che non può certo essere combattuto col moralismo. L’iperbole, però, si spinge oltre, in un’associazione sfrenata tra le nuove femministe, quelle che pontificano senza agire, e il razzismo leghista. Per risolvere il problema delle «penetrazioni abusive» (che, diversamente dagli accoppiamenti, sono atti a senso unico), le donne dovrebbero indossare il burka, vivere in spazi rosa interamente governati da loro e, soprattutto, mettere in pratica la «segregazione razziale». Per tagliare la testa al toro, fuor di metafora, l’automutilazione dei seni sarebbe un perfetto complemento dell’evirazione. I commenti del vero seguace del movimento, stavolta, non sembrano cogliere la sottile ironia, e qualcuno ricorda l’episodio di due donne vittime di stupro che, avendo accettato un passaggio in macchina da due nordafricani, se l’erano evidentemente cercata. Forse, però, si tratta di un fraintendimento: non si può mica credere che il capo abbia davvero affermato che i maschi sono maschilisti loro malgrado, vittime di un sistema che li rende tali, e che solo il colore della pelle ne fa dei penetratori abusivi.

Per non incorrere in questi fraintendimenti dovremmo fermarci a considerare i commenti dei maschi che sanno controllare i propri istinti e che, attraverso le parole di Grillo, indicano a noi donne la strada da percorrere per protestare contro la violenza sessuale nello stesso modo in cui il movimento degli onesti protesta contro la casta. Inavvertitamente, tra le pieghe dell’ironia il problema smette di essere un rapporto di potere che si definisce sulla base del sesso. Il conflitto vero è quello tra le femministe vecchie e quelle nuove, o tra quelle vere e quelle che si limitano a raccontarsela, tra le cittadine oneste, partecipanti, attive e le chiacchierone complici del discorso razzista. Inavvertitamente, il patriarcato smette di essere il problema – qualche nuova femminista, di quelle post-femministe, potrebbe anche riconoscere in questo argomento la capacità di stare al passo coi tempi – perché tra i maschi e le femmine c’è in fondo una straordinaria sintonia. «Le donne non sono mai state così desiderate»! In questa riduzione alla natura, nella paradossale affermazione che lo stupro è un fatto del quale non dovremmo stupirci, si manifesta un’armonia spezzata solo dall’intruso migrante, incivile e pertanto incapace di controllare i propri istinti animali. Grillo non lo dice, ma d’altra parte le sue argomentazioni sono intenzionalmente oscure, adottano un linguaggio che si basa sul debito di fiducia degli iniziati. Non argomentano, non spiegano. Esagerano, insultano, alludono senza dire. La loro verità sta nell’interpretazione, che ogni volta accontenta gli interessi particolari, le radicate convinzioni dei cittadini commentatori. L’interpretazione può poi essere corretta dalla versione ufficiale del capo, che con maschio decisionismo rispiega agli onesti interpreti della sua parola quello che in verità non avevano capito. Un riflesso dell’interclassismo autoritario del M5S applicato ai sessi, di cui il razzismo è in definitiva un complemento necessario. Con l’uccisione dei «padri puttanieri», poi, l’onestà riesce anche a far salvo il patriarcato. S’intravede sullo sfondo la figura rassicurante del Padre degno perché integerrimo, che proprio per questo non ha bisogno di «badanti», termine che diviene sinonimo di impotenza. Valorizzato per i suoi costanti riferimenti sessuali, il linguaggio popolare è la parola di tutti, mentre silenziosamente conferma precise posizioni e gerarchie.

Mentre siamo qui a chiederci se siamo femministe vetero- oppure nuove, mentre dubitiamo dell’idea che il patriarcato possa essere abolito con una raccolta di firme, una riforma istituzionale o la garanzia del diritto, mentre rifiutiamo la distinzione tra femmine oneste e femmine reprobe – incrollabile supporto della cultura dello stupro – ci domandiamo se sia questa l’ambivalenza del M5S che altri commentatori, affascinati dal luccichio dell’ingovernabilità, si sono affrettati a celebrare.

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