sabato , 24 Ottobre 2020

Pandemia e repressione in Cile. Una lettera della Coordinadora Feminista 8 de marzo

Pubblichiamo la lettera del Comitato Internazionale della Coordinadora Feminista 8 de marzo cilena, che denuncia l’aggravarsi della repressione del presidente Piñera di fronte alla nuova esplosione di manifestazioni e proteste sociali. Nel mezzo della pandemia, il 18 maggio a Santiago e in tutto il paese in migliaia sono scesi in piazza contro l’uso dei fondi pubblici per salvare i profitti e non le persone, ridotte alla fame. Si è riaccesa così la contestazione delle politiche del governo che dallo scorso autunno sta mettendo in crisi il neoliberalismo cileno.

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Questa lettera arriva e mi dice che nel mio Paese non c’è giustizia.
Gli affamati chiedono il pane
L’esercito dà loro il piombo, sì
Violeta Parra

Compagne transnazionali,

Nell’ottobre 2019, all’alba della rivolta sociale in Cile, vi abbiamo inviato una lettera che descrive la situazione che stavamo cominciando a vivere nel nostro Paese. Oggi, sette mesi dopo e nel bel mezzo della crisi Covid-19, abbiamo bisogno di riportare come stiamo sopravvivendo alla pandemia in un contesto di aperta rivolta e terrorismo di Stato.

Pochi giorni dopo l’8 marzo, il governo ha preso le prime misure in risposta alla pandemia, decretando il coprifuoco e imponendo di nuovo il controllo militare per le strade. Questa settimana, il governo ha presentato un disegno di legge che vuole rivedere i termini dell’adesione del Cile al Trattato di Roma e del suo impegno nella Corte penale internazionale. L’obiettivo è quello di proteggersi da possibili azioni contro i suoi funzionari nelle organizzazioni internazionali per i crimini contro l’umanità commessi durante le sollevazioni. Ieri Sebastián Piñera si è rivolto al Paese, ringraziando le forze della repressione e difendendo i ministri, i sindaci e i membri dell’esecutivo che devono ancora affrontare le conseguenze delle loro azioni. Anche nel bel mezzo dell’attuale crisi sanitaria, continuano a usare le stesse tattiche violente che i movimenti sociali e varie organizzazioni internazionali denunciano da ottobre.

Vi scriviamo con dolore e rabbia, per dirvi che nelle ultime ore il governo di Piñera ha risposto ancora una volta con la repressione alle richieste di un popolo che soffre la fame.

La mattina di lunedì 18 maggio, gli abitanti del quartiere di El Bosque, un quartiere popolare della capitale, sono scesi in strada per manifestare e protestare contro la fame, nonostante la recente imposizione della quarantena totale e la militarizzazione della città. Hanno denunciato il fatto che non c’è niente da mangiare nei quartieri poveri e operai e che le misure offerte dalle autorità proteggono solo i profitti delle imprese. Il governo ha risposto, come ha fatto in ottobre, con la repressione della polizia, inviando bombole di gas lacrimogeni e cannoni ad acqua. Le proteste sono durate tutto il giorno e quando è arrivata la sera, i cacerolazo di solidarietà e di protesta si sono diffusi in tutta la capitale e in tutto il Paese.

Scriviamo queste righe con profonda preoccupazione, mentre dai balconi e dalle finestre si sente ancora il rumore dei cacerolazo. Le proteste di piazza erano state sospese da quando due mesi fa è stato dichiarato lo stato di emergenza sanitaria, ma la sopravvivenza sta diventando insostenibile per così tante persone che non possiamo ignorare la possibilità che quanto è accaduto oggi possa segnare una generale riattivazione delle manifestazioni e un’ulteriore repressione statale. Questa volta sarà guidata da una crisi della riproduzione sociale che attualmente si manifesta come carestia, il tutto nel contesto di una pandemia che continua a peggiorare al ritmo di 3.500 nuovi casi al giorno.

La nostra lettera, che risponde alla necessità di sapere che non siamo sole, è anche un appello a diffondere queste notizie e allargare la denuncia. Nello spirito della solidarietà transnazionale, chiediamo a tutte le nostre compagne di stare attente a quanto sta accadendo e potrebbe continuare ad accadere in ciascuno dei vostri territori e anche in Cile, dove forse – e su questo scommettiamo – è in gioco il destino del neoliberalismo stesso. Vi abbracciamo con affetto.

Comitato Internazionale

Coordinadora Feminista 8 de marzo

18 maggio 2020

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