lunedì , 9 Dicembre 2019
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Il diritto di non scioperare troppo, ovvero dello Sciopero Piacevole e Raro

Se un sindacato è serio, non sciopera molto. Abbiamo letto con interesse il comunicato emesso ieri dalle segreterie regionali dei trasporti di CGIL, CISL, UIL della Lombardia, che chiedono a gran voce di dichiarare illegittimi gli scioperi dei sindacati più piccoli. Roma è bloccata ma da Milano, con la voce stentorea del leghismo sindacale, si proclama che il motivo dello sciopero non conta, deve valere la rappresentatività sindacale. Ed è una cosa che piace molto anche a livello governativo: il governo della discontinuità, per una volta con una sola voce, afferma infatti che non bisogna disturbare né il viaggiatore né la sindaca operosa. E soprattutto che non bisogna scioperare il venerdì. Che cosa sarebbe la vita senza un tocco di surrealismo? Ricordare le importanti dichiarazioni dei capi del governo non è però un buon motivo per dimenticare le gloriose parole del sindacato lombardo. Il comunicato sembra dirci: sei grande e pieno di iscritti? Allora sciopera. Non tanto, però, mi raccomando, non sia mai che una mobilitazione dei lavoratori crei disagio.

Oggi è stata perciò ufficializzata una nuova forma di lotta, il cosiddetto «sciopero piacevole e raro» (SPR). Esso dà espressione a un aspetto centrale della vita dei confederali e ne valorizza una specifica componente, ovvero la restia ma inevitabile accettazione delle logiche dello sfruttamento e la predisposizione a non disturbare il governo della discontinuità. Grazie allo SPR, si può finalmente mettere fine a quel fastidioso e obsoleto cliché che fa dei sindacati i paladini dei diritti dei lavoratori, un cliché che d’altra parte loro stanno criticando attivamente e praticamente da molto tempo.

È arrivato quindi il momento di dire basta! Basta con questi scioperi dei trasporti che provocano disagi continui alla popolazione dei lavoratori seri e onesti e anche ai ministri degli esteri che non possono girare per Roma con il necessario comfort. Basta con i sindacati di base che con le loro insensate mobilitazioni erodono il diritto allo SPR. È vero che molti hanno l’impressione di essere massacrati sul lavoro, che i servizi sociali diminuiscono o peggiorano; molti altri si sono convinti di non avere reali garanzie contrattuali e che i loro salari siano decisamente bassi; molte donne, preda di un’ideologia chiamata femminismo, non sopportano le misure familiste e patriarcali che suppliscono all’assenza di molti servizi essenziali che i sostenitori dello SPR vogliono difendere. Altri ancora dicono che quei servizi non sono per tutti e che i migranti, per esempio, ne vengono sistematicamente esclusi. Quasi tutti in qualche momento pensano che c’è senza dubbio una qualche valida ragione se nel mondo scoppia la rivolta contro lo sfruttamento e la ferocia del neoliberalismo. Di fronte a tutto questo la segreteria confederale lombarda ha invece il problema di modificare la legge sullo sciopero nel settore pubblico, perché è colpa di chi sciopera troppo se poi c’è chi si astiene, mica del ricatto e della violenza della precarietà.

Bisogna ammettere che un’opportuna riforma potrebbe protrarre per qualche anno l’agonia di un sindacato che, anziché preoccuparsi dei problemi di chi lavora, si occupa di cancellare la concorrenza: non solo quella dei sindacati piccini, ma anche delle donne che osano dichiarare lo sciopero globale ogni 8 marzo e adesso anche di quelli che, con Fridays for Future, dichiarano scioperi senza passare per le segreterie sindacali competenti. Più lo sciopero diviene la strategia di lotta di milioni di donne e di uomini, più si trovano sindacalisti che vogliono essere loro a deciderlo.

Lo Sciopero Piacevole e Raro non risolve solo il problema della rappresentanza sindacale, ma stabilisce anche che si può scioperare solo per cose di cui il sindacalista può parlare con il padrone pubblico o privato. Solo così si produce il necessario consenso, grazie al quale i pendolari sorridono quando gli blocchi il treno, mentre i padroni che vedono arrivare i lavoratori in ritardo a causa dello sciopero sono sereni, e in alcuni casi possono addirittura dare un giorno di vacanza pagata agli scioperanti perché, se lo sciopero è raro, è piacevole per tutti.

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