domenica , 15 Settembre 2019
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La linea del padrone e il sindacalismo illuminato della Fiom

In Italia gli unici che si preoccupano di programmazione industriale, di come produrre bene per competere, sono i sindacalisti. In particolare, i più bravi sono quelli della FIOM. Quelli che in passato hanno attraversato esperienze di movimento poi sembrano i più creativi e informati su come va il mondo, le tecnologie e il management d’impresa. Hanno le idee più fresche, va detto. Uno di questi ha recentemente lanciato una grande sfida. Prima tramite un comunicato stampa ultimativo, in cui propone a tutti, governo e padroni, di sedersi insieme per riformare il settore industriale dell’auto. Celebrando la potenza collettiva operaia, il sindacalista ricorda ai destinatari della lettera, governo e padroni, che i lavoratori sono pronti a guidare il cambiamento. Ma serve una politica industriale, una politica per la transizione industriale della produzione della mobilità, una politica decisa da sindacalisti, governo e padroni su come far lavorare meglio gli operai. Siccome però i comunicati sono cose per curiosi, mentre il sindacalismo illuminato fa sul serio, qualche giorno dopo il sindacalista ha spiegato in modo esemplare al quotidiano della borghesia produttiva, quella che conta, che per rilanciare l’auto non servono finanziamenti a pioggia, che già con il cambiamento climatico non si sa come andrà a finire, ma una programmazione seria e nuovi progetti. Bisogna puntare sull’elettrico, con piani seri come si fa nei paesi seri dove ci sono industrie serie. Diciamolo, ha ragione da vendere (macchine), e se governo e padroni finalmente lo capissero tante cose andrebbero meglio: si venderebbero più auto elettriche, nelle nostre città si respirerebbe meglio, ci sarebbero meno disoccupati e sicuramente anche meno aspiranti operai costretti a lasciare il sud e tutti sarebbero felici lavorando. Con qualche aiutino in più, ci sarebbero anche tute blu, sulla cui fedeltà garantisce il sindacato illuminato, pronte a contribuire a questo sogno. Che se poi il sindacato lo fate entrare nella stanza dei bottoni come in Germania giurano che non si riderà più alle vignette di Cipputi. Sui migranti che lavorano nei magazzini, anche quelli delle fabbriche metalmeccaniche, invece purtroppo non garantisce nessuno, ma questa è un’altra storia, non parlano la lingua e soprattutto in molti si macchiano dell’onta di non sapere neanche chi fosse Di Vittorio. D’altra parte, loro non producono per la mobilità, ma pretendono di esercitare la propria mobilità liberamente, una cosa che non rientra nei piani del sindacalismo illuminato. Tornando a noi, in tempi di necrologi di illustri siciliani viene da ricordarne altri e dire che dopo l’estensione della linea della palma a tutto il paese, la linea del padrone è ormai penetrata efficacemente fin dentro il più glorioso e combattivo sindacato metalmeccanico. Quella stessa linea che ha portato a preferire il dialogo con le padrone allo sciopero con le operaie lo scorso otto marzo. La stessa linea che, se non fosse chiaro, l’ex segretario illuminato di scuola rivoluzionaria, ora segretario generale di scuola anonima, ha ricordato a tutti in occasione dello sciopero dei trasporti: è stata una misura straordinaria, che non voleva nessuno, tantomeno lui. Convocateci, e di scioperare non se ne parla più! Dalle palme del lungomare di Genova alla palma di più realisti del Re il passo è lungo, ma la forza di volontà in casa FIOM non manca.

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