mercoledì , 30 Settembre 2020

Buongiorno Susanna! Ovvero, Camusso scopre la precarietà

Buongiorno Susanna!Non senza timore apprendiamo che la segretaria del più grande sindacato Italiano, Susanna Camusso, ha scoperto che qualcosa sta accadendo nel mondo del lavoro. Sembra infatti che, nel corso del direttivo delegati e pensionati che si è svolto pochi giorni fa a Torino, abbia dichiarato: «dieci milioni di voucher sono un numero spaventoso… Vuol dire che una parte di lavoro che era regolare adesso è diventato sommerso, non registrabile e spesso non pagato civilmente». Di fronte a cotanta preoccupazione e lucidità la domanda dei soliti malevoli sorge spontanea: dov’è stata Susanna Camusso negli ultimi cinque anni, mentre «accadeva» (a prescindere dalla CGIL, a quanto pare) che i voucher toccassero lo spaventoso picco che ora tanto la preoccupa? Per rispondere a questa domanda googoliamo «Camusso+voucher» e scopriamo che, di recente, la nostra Susanna ha preso parola sul tema soltanto in un paio di occasioni: una all’inizio di novembre – quando ha proposto l’abolizione di questo sistema per il settore turismo – e la seconda alla fine dello stesso mese, in una replica al ministro Poletti. In quest’occasione, Susanna ha osservato che i voucher sono teoricamente un sistema di pagamento a ore mentre, di fatto, servono a coprire il lavoro nero. Lo scarso attivismo della Segretaria di fronte a un fatto tanto grave non stupisce visto che, a quanto pare, ha di fronte i numeri del 2010 quando, in effetti, erano stati attivati poco meno di dieci milioni di voucher. Secondo i dati INPS dello scorso anno, però, la cifra nel 2014 ha raggiunto i settanta-milioni-settanta. Se Camusso lo sapesse sarebbe senz’altro colta da gravissimo sgomento. Per il suo bene, dunque, ricapitoliamo quanto «accaduto».

I voucher si sono moltiplicati, triplicati, quadruplicati come gremlins, sono l’ennesima creatura andata fuori controllo nella costante sperimentazione normativa per estendere le frontiere dello sfruttamento. Nati per regolarizzare lavori prettamente accessori o stagionali, ora vengono utilizzati in tutti i campi proprio perché la misura del lavoro è accessoria e informale. Anche a tal riguardo Susanna deve esser rimasta ai vecchi tempi, quando il turismo era uno dei principali settori coinvolti da questa regolazione just in time dei rapporti di lavoro. Comunque, sebbene qualche milione di precari sfugga al suo sguardo vigile, Susanna ha ben compreso il trucco: dietro a ciascun voucher si nasconde ben più di una sola ora di lavoro. Si può riceve un voucher per un’intera giornata lavorativa mentre il resto del salario viene corrisposto in nero. I padroni possono star certi che nessun commissario del lavoro passerà a controllare che tutto funzioni a dovere. Così, i voucher sono la salvezza delle aziende che si possono permettere il lusso di disporre di forza lavoro quando e come vogliono «senza rischiare vertenze sulla natura della prestazione e senza dover stipulare alcun tipo di contratto». D’altra parte, con i voucher ogni privato cittadino può arruolare un lavoratore in libertà, mentre si risolve l’annoso conflitto di interessi che da anni oppone famiglie e lavoratrici domestiche, soprattutto migranti, vera spina nel fianco di sindacati come la CGIL in cui il peso degli iscritti in età di pensione – e dediti al reclutamento di badanti in nero – è in costante crescita. Ottime premesse per preferire i voucher a un contratto anche solo a tempo determinato, che tutti ormai considerano obsoleto, fuori moda e poco vantaggioso. Se si considerano gli sgravi fiscali e contributivi (che per i lavoratori significano anche niente NASpI, Dis-coll e TFR) il risparmio è assicurato, a tutto beneficio dei profitti.

Di fronte a questa scoperta dell’ultima ora, di fronte all’evidenza che la crescita esponenziale della quantità di voucher corrisponde a un decadimento altrettanto esponenziale delle condizioni di lavoro e vita per milioni di uomini e donne, Susanna ha la soluzione pronta. La CGIL è pur sempre il più grande sindacato italiano, diamine! È giunto il tempo, potrebbero pensare gli ottimisti, di organizzare il conflitto nei posti di lavoro e nelle piazze, è giunto il tempo di mettere in comunicazione in tutti i settori i lavoratori contrattualizzati e i lavoratori-voucher per dar vita a uno sciopero senza precedenti! A quanto pare, però, non è tempo di ottimismo. Per Susanna l’obiettivo è quello «di avere una nuova legislazione sui diritti universali dei lavoratori», un «diritto universale che non è dipendente dal rapporto di lavoro». A suo modo, un obiettivo realistico: per un sindacato che da tempo ha ormai abbandonato la prospettiva di cambiare i rapporti di forza che ora pesano come un macigno sulle spalle di milioni di precarie, operai e migranti, tanto vale lasciare le cose così come stanno e aspirare a uno statuto dei lavoratori 2.0 che lascerà intatta la razionale jungla normativa del Jobs Act e il regime del salario. Potremo continuare a ricevere voucher, a lavorare in nero, a essere sfruttati con un contratto di lavoro in piena regola, mentre non si sa quale parlamento dovrebbe garantire un pacchetto di diritti inviolabili indipendenti dal lavoro. Questa passione per le carte generali del lavoro è ampiamente diffusa, data la posizione di oggettiva debolezza da cui parte ogni vertenza di lavoro. Esperienza insegna, però, che le carte generali sono possibili dopo fasi di intensa conflittualità e non prima. Dal momento però che la nostra Susanna non vuole organizzare alcuna lotta degna di questo nome, potrebbe almeno fare due cose semplici: imparare a contare i voucher e non lanciare programmi improponibili. Allora i precari potrebbero davvero tirare un sospiro di sollievo e dire: buongiorno Susanna! Questa è l’alba di una nuova era.

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