mercoledì , 30 Settembre 2020

Il razzismo e l’esclusione politica democratica

Il razzismo e la democraziaCome ormai ogni giorno, giunge la notizia dell’ennesima tragedia avvenuta in mare che ha visto la morte di 49 migranti asfissiati all’interno della stiva della barca con cui tentavano di raggiungere le coste italiane. Persino la Commissione europea ha espresso il proprio cordoglio, mentre in Italia viene messo in scena il più sentito e profondo dispiacere per quelle vite perse in mare, un dispiacere che c’è fin tanto che questi muoiono, poiché meno clemenza gli è riservata quando sopravvivono e tentano di proseguire il loro viaggio. Assieme al conto dei morti è possibile aggiornare quotidianamente il catalogo delle proposte per liberarsi dei migranti vivi. Anche volendo non è possibile dimenticare la pioneristica idea dei «campi di lavoro per richiedenti asilo» sostenuta a suo tempo da Angelino Alfano  che, a quanto pare, è il ministro degli interni di questa repubblica. Inutile ricordare le posizioni fascio-leghiste di Salvini perché sono coerenti con uno specifico progetto di società. Sempre utile è ricapitolare i tentennamenti e le giravolte del governo: dalla guerra alle barche in Libia fino all’elegante distinzione tra migranti economici e richiedenti asilo passando per la gestione restrittiva quando non repressiva della legge Bossi-Fini. Tutti comunque condividono un approccio morale alle migrazioni grazie al quale si è autorizzati a decidere al posto dei migranti, perché la scelta migratoria li consegna completamente e senza possibilità di replica nelle mani dei loro benefattori. D’altra parte, come dice la parola stessa, i benefattori sono coloro che fanno del bene. Come si può pensare di opporsi ai portatori del bene? Al di là delle intenzioni dei singoli, che certamente non sono tutti razzisti e nemmeno sono i maggiori responsabili della situazione attuale, il grillismo è la quintessenza del quotidiano pubblico razzismo, che derubrica al rango di gaffe le affermazioni più razziste e discriminatorie in modo da rifiutarne la forma, ma senza mai criticarne a fondo la sostanza.

Vale perciò la pena soffermarsi sul recente dibattito all’interno del Movimento 5 Stelle perché è indicativo di cosa covi all’interno del fantasmatico ceto medio impoverito e di una formazione politica che, nonostante il nome di movimento, ha come suo unico referente il sistema politico che da sempre vuole riformare per il bene della nazione tutta. Le diverse proposte riassumono in maniera significativa la faccia feroce e quella tollerante dell’attuale governo sociale delle migrazioni. Due facce della stessa attitudine a considerare i migranti un problema da gestire nel modo più efficace: farli entrare (quando non si riesce a respingerli) e farli uscire velocemente, trasformando i loro movimenti in una questione puramente tecnica e amministrativa che maschera un razzismo a più strati. Si tratta di un razzismo che considera buono solo il migrante che si lascia salvare senza fare obiezioni. E non si tratta solo del salvataggio in mare, ma della posizione subalterna che i migranti dovrebbero poi occupare come oggetti salvati e continuamente da salvare. Chi non può accedere alle regole morali del salvataggio è invece un soggetto da espellere. Il soggiorno dei migranti in Italia si presenta nelle vesti di un’infinita accoglienza. E questo è anche l’ambiguo portato dell’approccio cattolico alle migrazioni, che pure oggi sembra essere l’unica voce di opposizione al razzismo istituzionale e sociale. Si deve peraltro notare che questa espropriazione soggettiva si sta allargando anche verso i migranti che sono in Italia da anni. Il contrario di questa accoglienza sono inevitabilmente le espulsioni, motivate prima di tutto dal costo economico dell’accoglienza stessa. Il cerchio così si chiude stabilendo le basi per la gestione industriale delle migrazioni.

Questa gestione industriale votata all’efficacia e all’efficienza caratterizza la proposta per ostacolare «l’industria dell’accoglienza» avanzata dal consigliere comunale pentastellato di Torino Vittorio Bertola. «Giro di vite sui permessi di soggiorno per protezione umanitaria», che sarebbero concessi in massa e indiscriminatamente al solo scopo di alimentare l’ennesimo business della casta (mai farsi mancare una teoria del complotto); «istituzione di sistemi efficienti per il rimpatrio forzato delle persone a cui viene respinta la domanda di asilo»: in buona sostanza non basta un foglio di via, ma deve essere anche contemplato l’«uso della forza se necessario»; l’«istituzione di una procedura specifica per la trattazione dei ricorsi contro il diniego dell’asilo», non per ridurre l’infinita anticamera dei richiedenti, ma per evitare di offrire scuse per rimanere in Italia a chi non ne ha diritto (oltretutto, «gli avvocati li paghiamo noi!»); «sorveglianza più stretta dei profughi nel sistema di accoglienza», ché altrimenti quelli escono e vanno a «rapinare e accoltellare le donne alle stazioni della metropolitana» (le «nostre» donne?). Si tratta di un vero e proprio Bignami dei dinieghi di successo, interamente consultabile sul blog di Grillo per garantire alla proposta la sua investitura democratica. Questa amministrazione dell’esclusione produce tuttavia anche il suo opposto democratico, incarnato tanto dal sindaco di Parma Federico Pizzarotti, il quale ha affermato che «quando si parla di esseri umani i problemi vanno affrontati con umanità e serietà», quanto dal senatore Maurizio Buccarella che, abbracciando la stessa propensione umanitaria, ricorda che il M5S ha sostenuto a suo tempo l’abolizione del reato di clandestinità. Questo dibattito democratico è però sempre limitato dalla democrazia stessa, al punto che Grillo può ricordare al portavoce dei senatori grillini che nel movimento «non c’è differenza fra un portavoce consigliere comunale e un portavoce senatore» e che le due posizioni hanno quindi pari dignità.

Come abbiamo scritto a proposito della Grecia e del suo debito, la democrazia non è la soluzione, ma una parte tutt’altro che secondaria del problema. Chi è legittimato a discutere e a decidere se la democrazia è utilizzata per limitare la democrazia? Se è possibile, con una forza ancora maggiore di quanto avviene nel governo democratico del debito, le migrazioni segnalano il problema di una comunità di uguali utilizzata per escludere migliaia di persone dal godimento dell’uguaglianza. Le migrazioni sono il paradosso della democrazia. Esse non la contestano dal punto di vista ideologico, ma ne mostrano i limiti pratici con un movimento inarrestabile, lento e indifferente. Il Movimento 5 Stelle è invece talmente preso nella dimensione territoriale della sua democrazia da vedere nelle migrazioni solo una minaccia, così come vede nell’Europa una incombente interferenza nelle decisioni della comunità degli uguali del popolo italiano. Dentro il territorio chiuso e confinato in cui pretende di muoversi, il riferimento al sistema politico diviene una vera ossessione. Solo la fissazione su di esso, infatti, può giustificare il rifiuto di Grillo dell’accoglienza di profughi e richiedenti asilo con la motivazione delirante che poi voterebbero alle primarie del PD. Detto che nemmeno gli elettori del PD votano più alle primarie del PD, rimane l’evidenza dell’incapacità di cogliere e valutare movimenti reali che vanno oltre il cortile di casa. Che poi, come sempre, i grillini si dividano tra tutte le sfumature dell’imbarazzo e della fedeltà cambia poco, perché tutti condividono l’idea che le migrazioni sono un problema subordinato alla presa del potere e alla redenzione del sistema politico italiano. I meccanismi tanto politici quanto legislativi attraverso cui le migrazioni diventano un problema pubblico non sono mai messi in questione. Men che meno i movimenti delle migranti e dei migranti sono letti alla luce delle dinamiche più ampie del lavoro e della mobilità. Come dicevamo, questa non è però la deriva a-democratica di un movimento democratico bensì, come accade su un piano diverso anche per la Lega, il tentativo di utilizzare le migrazioni e i migranti per costruire un blocco sociale che a tutt’oggi esiste solo in parte. Se, infatti, è probabilmente vero che l’approccio morale alle migrazioni è ampiamente condiviso, non è invece ancora vero che si sia saldato un blocco sociale che pensa di poter scaricare sui migranti i problemi del debito. Impedire questa connessione nelle sue articolazioni sociali fino a rompere l’incanto della democrazia è il compito urgente che abbiamo davanti.

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