sabato , 26 Settembre 2020

Stati d’assedio transitori, ovvero la dimora dello Stato

A un premier decisionista in quarto minore è adeguato uno stato d’assedio in formato mignon. Forse è esagerato dire che stiamo assistendo alla trasformazione autoritaria del regime democratico: non perché si possa fare affidamento sulle convinzioni profonde dei ceti dominanti, ma più semplicemente perché non hanno né la forza né l’immaginazione per farla. Più prosaicamente siamo di fronte a un governo che soccombe al peso delle sue illusioni. Si era convinto che la sua estemporanea maggioranza elettorale fosse anche una maggioranza sociale. Si era persuaso di poter agire ovunque come gli riesce in quel giardino d’infanzia a cui è ridotto il PD. Non è così. Si ritrova di conseguenza a temere ogni espressione dell’eterogenea opposizione sociale che sta montando. Le risposte sono temerarie e ridicole. In prima istanza, manganellate che, anche se inquadrate nella «nuova etica» della polizia, spaccano crani e fanno male uguale. Se non bastano, in seconda istanza, ci sono i divieti di dimora e gli arresti domiciliari, che rimettono ogni individuo nel posto che lo Stato prevede per ognuno. Questo limite imposto alla libertà di movimento non è certamente paragonabile a quelli che si stanno cercando di imporre manu militari ai migranti. Si tratta però di un segnale significativo. Nonostante l’eco di restrizioni passate in camicia nera, bisogna dire che l’ordine democratico è da sempre una grandezza variabile. In Italia peraltro esso non è mai stato pieno e assoluto come qualcuno propaganda e qualcun altro ha letto in qualche libro. Siamo di fronte a un segnale interessante perché rivela la debolezza politica di un governo e di un regime che, prima ancora del Movimento o dei movimenti, temono tutto ciò che si muove. Così pensano di mettere in ordine la dimora dello Stato obbligando la dimora di qualche militante, senza lesinare nel caso manganellate sulla testa di operai e facchini in sciopero. Piccoli stati d’assedio transitori immediatamente travolti da movimenti più grandi di loro. Lasciare Casa Pound e Salvini liberi di esprimersi è per loro meno pericoloso della libertà di espressione di chi contesta il razzismo e il fascismo del III millennio. Non si rendono conto che ciò che si muove oggi dentro e attraverso i confini dell’Italia e dell’Europa non può essere bloccato e governato da qualche obbligo coatto di dimora o dal rifiuto di rinnovare il permesso di soggiorno ai migranti che abitano in case occupate. Loro si illudono di riuscirci. E si sbagliano.

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