venerdì , 25 Settembre 2020

Preparare la nostra liberazione. Contestare, rivendicare, parlare davanti all’Inps il 24 aprile

di LAVORO INSUBORDINATO

Speakers cornerOggi a Roma e a Padova precari e precarie, iscritti alla Gestione separata e partite IVA hanno manifestato di fronte all’INPS per chiedere delle prime misure, immediate e realistiche, per alleggerire subito il carico sul reddito delle riforme del governo e per rivendicare un salario minimo, un reddito e un welfare europei, contro le divisioni che mettono una parte dei lavoratori contro le altre, e per opporsi alla retorica con cui si pretende di togliere ad alcuni per non dare poi a nessun altro.

L’iniziativa dello speakers’ corner ha luogo mentre nell’ambito della politica istituzionale italiana si ritorna a parlare di un reddito minimo garantito e a farlo è un altro bocconiano. Da un po’ di anni nell’università milanese si discute di questa forma di welfare e anche questa volta si pone come una semplice proposta, che tra l’altro non sarebbe diretta a tutti ma semplicemente alla fascia d’età compresa tra 55 e 65 anni. Come spiega il presidente dell’INPS è infatti questa fascia ad aver subito più pesantemente gli effetti della crisi e che ha quindi bisogno di interventi più urgenti. Parole che difficilmente possono essere contraddette. Tuttavia, da un altro punto di vista e tenendo conto dei dati dell’alta disoccupazione giovanile, questo discorso estremamente ragionevole pare essere comunque l’ennesima pezza: un tentativo di transizione verso la pensione di quei lavoratori che non possono più essere considerati occupabili ma sono ormai semplicemente disoccupati, senza speranza di trovare lavoro. Certo, a tal proposito Confindustria è immediatamente intervenuta affermando che questo reddito deve essere così basso da non far venir la tentazione di non cercare più lavoro, dimostrando così di aver apprezzato l’idea del governo di legare l’indennità di disoccupazione, secondo un modello diffuso in molti paesi europei, all’obbligo di accettare qualsiasi lavoro a qualsiasi condizione. Vorremmo però chiedere a Confindustria quanto stimano possa essere quella cifra, dato che oramai il lavoro gratuito mascherato da promesse e formazione è stato ampiamente sdoganato. D’altra parte, il nostro prode ministro del lavoro ha subito affermato che è una proposta interessante, e che forse un giorno potrà essere allargato al resto della platea (ben grami sono i tempi in cui i lavoratori vengono definiti una platea), ma che per adesso serve intervenire su quella fascia d’età. A volte succede però che le platee si infuriano e non gradiscono lo spettacolo di chi pretende di risolvere qualcosa distribuendo qualche briciola. E lo spettacolo della politica del fare si tramuta nello spettacolo del prima o poi faremo, soprattutto quando non si tratta di togliere diritti ma di estenderli. Il welfare è diventato ormai un intervento caritatevole, da attivare in situazioni di emergenza, oppure un privilegio che ci si deve guadagnare.

Peccato che precari, migranti e operai pagano già mensilmente con il proprio salario quel welfare che sempre più devono pagare un’altra volta acquistando ciò che è loro dovuto. Attraverso una serie di norme e di pratiche ‒ dal regolamento della Gestione separata ai controlli all’Inps condotti dalle questure per il rinnovo del permesso di soggiorno per i migranti all’utilizzo degli sgravi fiscali per promuovere l’occupazione, che minano ulteriormente le casse destinate a pensioni e indennità ‒ è in atto un attacco al salario diretto e indiretto che colpisce le differenti facce della precarietà. Le proteste e la presa di parola di oggi, però, segnalano che quest’attacco non sarà privo di resistenze: quelli che pensano di rivolgersi a una platea divisa e frammentata in attesa diligente della propria briciola dovranno scontrarsi con la nostra insubordinazione.

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