mercoledì , 30 Settembre 2020

L’attacco globale all’università pubblica

Attacco globale all'università pubblicaPubblichiamo, in italiano e portoghese, un appello dei docenti della Università di Sao Paolo in Brasile contro i blocchi salariali e le politiche di cosiddetto «risanamento» finanziario, che anche aldilà dell’oceano significano una sola cosa: tagli al bilancio e licenziamenti del personale.

La grave crisi che sta vivendo in questi mesi la USP, uno dei più importanti atenei brasiliani, è indice del graduale ma significativo cambiamento che attraversa la politica e la società di quel paese, se non di gran parte dell’America latina. A fronte di oltre un decennio di politiche «espansive» sul fronte del sostegno alla domanda e di ampliamenti delle possibilità di accesso all’istruzione superiore (con l’ingresso nelle università di molti giovani di colore), ora il governo brasiliano (e non solo) sembra ritirarsi su posizioni più compatibili con l’ordine – o presunto tale – neoliberista.

Per quanto il governo Lula e il primo governo Kirchner in Argentina non siano stati certo l’anticamera del socialismo realizzato, durante quel periodo si erano comunque aperti spazi di democratizzazione e di processi controegemonici all’interno delle società latino-americane, che ora rischiano di richiudersi o di trasformarsi in azioni maggiormente difensive e resistenziali. Può darsi che questo appello sia appunto un segno dei tempi mutati, ma comunque mette in luce il carattere oramai pienamente globale dell’attacco all’università pubblica e alla possibilità per le classi subalterne di mettere in movimento le gerarchie sociali, anche solo accedendo a una formazione superiore.

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In difesa dell’università pubblica – SOS USP

Lo scorso 27 maggio i docenti e i dipendenti tecnici e amministrativi dell’Università di San Paolo del Brasile (USP) sono entrati in sciopero per il rifiuto dell’amministrazione di adeguare gli stipendi a fronte di un’inflazione annua intorno al 7%. I docenti e il personale tecnico-amministrativo chiedono inoltre la diffusione del bilancio dettagliato dell’università in seguito all’annuncio del rettore di un grave dissesto finanziario dell’ateneo.

A partire da questa data il rettore ha cominciato ad annunciare, attraverso interviste a organi di informazione, misure specifiche e piani strutturali di risanamento che vanno nella direzione di un sostanziale ridimensionamento dell’Università di San Paolo: tra questi citiamo la diminuzione del numero dei docenti a tempo pieno e un programma di dimissioni volontarie di 2.800 tecnici e amministrativi, scelti tra coloro con maggiore anzianità di servizio e, per questo, con maggiore esperienza.

Già adesso è bloccato il reclutamento di nuovi docenti in sostituzione di colleghi collocati a riposo e sono ridotti finanziamenti alla ricerca e borse di studio a studenti. Alcuni centri di ricerca hanno visto compromessa la loro attività e collaborazioni internazionali sono state interrotte. Perfino due importanti policlinici universitari, che svolgono anche attività didattica e di ricerca, vedono seriamente minacciata la loro esistenza. Il rettore propone infatti il loro svincolamento dall’università senza presentarne una giustificazione che non sia la riduzione dei costi.

È in atto una crisi amministrativa senza precedenti, aggravata dal rifiuto del rettore al dialogo con la comunità universitaria e con esponenti del mondo politico e dalla sua richiesta di sanzioni nei confronti del personale in sciopero. I docenti dell’Università di San Paolo vivono il momento con grande difficoltà e preoccupazione.

Di fronte alla gravità della situazione esprimiamo la nostra solidarietà ai docenti, al personale tecnico-amministrativo e agli studenti dell’Università di San Paolo, in lotta per impedire la destrutturazione del più importante centro di ricerca scientifica del paese.

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Em defesa da Universidade pública – SOS  USP

Em 27 de maio deste ano iniciou-se na Universidade de São Paulo (USP) uma greve de docentes e funcionários técnico-administrativos em virtude da não reposição salarial diante de uma inflação anual de aproximadamente 7%. Docentes e funcionários reivindicavam também a abertura das contas da instituição. Isso se deveu sobretudo a grave desequilíbrio financeiro anunciado pela reitoria.

Após essa data a reitoria passou a anunciar, com entrevistas concedidas à imprensa, planos que apontam claramente para o desmonte da universidade: redução do número de docentes que trabalham em regime de dedicação exclusiva ao ensino e à pesquisa e um plano de demissão voluntária de dois mil e oitocentos funcionários técnico-administrativos, neste caso sem nenhum critério que não o de sua faixa etária, atingindo justamente aqueles com mais tempo de serviço e experiência. As contratações de docentes em função das aposentadorias estão suspensas. Além disso, está promovendo corte de bolsas estudantis e de verbas para a pesquisa e para a veiculação de seus resultados. Alguns centros de pesquisa tiveram sua atividade prejudicada ou mesmo interrompida e a cooperação internacional em muitos casos cessou.

Para se ter uma ideia da gravidade da situação, dois importantes hospitais universitários, vinculados ao ensino e à pesquisa, estão com sua atividade seriamente ameaçada. A reitoria propõe seu desligamento da universidade, sem nenhum embasamento nem justificativa academicamente razoável.

Outras atitudes da reitoria, como a punição de grevistas e a recusa a dialogar com a comunidade universitária, bem como com parlamentares representando diversos partidos, estão ocasionando uma crise administrativa e política sem precedentes. Os docentes estão muito apreensivos em relação ao futuro da pesquisa e de suas carreiras, e manifestam também grande preocupação pela forma como a reitoria vem reprimindo o movimento dos trabalhadores da USP.

Nesse momento grave, solidarizamo-nos com os docentes, funcionários e estudantes da USP em luta para impedir o desmanche da universidade de maior projeção científica do país.

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