giovedì , 24 Settembre 2020

Lavoro insubordinato n. 0


Connessioni contro le fabbriche della precarietà

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Quello che avete tra le mani è il risultato di un percorso iniziato da diversi mesi, e che ha trovato un punto di visibilità e forza nell’assemblea che si è tenuta a Bologna lo scorso 10 marzo, Contro le fabbriche della precarietà. Con questo percorso, precarie, migranti, operai e studenti hanno condiviso le proprie esperienze – mettendo in comunicazione ciò che sembra incomunicabile – per immaginare e costruire forme di conflitto sul posto di lavoro all’altezza della sfida che abbiamo davanti: la precarietà si è generalizzata oltre ogni confine di categoria o di generazione e al contempo continua a produrre differenze, siano quelle contrattuali o piuttosto come quelle che coinvolgono i migranti, legati al doppio ricatto del contratto di soggiorno; la rappresentanza sindacale fatica a esprimere la complessità precaria; le tradizionali lotte nel lavoro hanno perso di efficacia; le misure di austerity volute da questo governo intendono imporre uno sfruttamento e una precarietà ancora più intensi sulla pelle dei proletari di questo paese, uomini e donne, migranti e nativi.

Questo foglio, e il percorso a cui vuole dare voce, scommette che si può ribaltare la situazione a favore di precarie, migranti, operai e studenti. Per fare questo, però, è necessario mettere in comunicazione tutte le situazioni che compongono la realtà quotidiana della precarietà e che ogni giorno praticano l’insubordinazione nella precarietà e contro di essa. Creare connessioni vuol dire mettere in campo processi di organizzazione, comunicazione e conflitto che permettano ai precari di condividere le loro esperienze di vita e di lavoro, abbattere i muri che li separano e uscire dall’isolamento individuale che non permette di vedere la possibilità di una potenza precaria in atto. Le forme di sfruttamento e precarizzazione che attraversano le nostre vite e costituiscono la nostra realtà di lavoro hanno dei punti deboli: li troveremo, e sarà lì che colpiremo.

Colpire vuol dire individuare i meccanismi di precarizzazione che ci troviamo a combattere, anche da soli, capire come possiamo bloccare il processo di produzione del profitto di cui facciamo parte e cominciare a far pagare chi quotidianamente lucra sulla nostra vita. Nuove forme di lotte devono essere inventate. Molti precari non possono permettersi di lottare in posti di lavoro sempre diversi, contro padroni spesso sconosciuti, in occupazioni dalla durata sempre più variabile. Dobbiamo costruire le condizioni per lo sciopero di chi oggi non può nemmeno pensare di scioperare: le condizioni dello sciopero precario.

Questo foglio non vuole essere un ricettario di soluzioni istantanee per i problemi del lavoro, ma uno strumento di connessione tra precarie, operai, migranti, studenti, e tutti coloro che non intendono più stare in silenzio di fronte alle ingiustizie che subiscono quotidianamente. Questo foglio è l’espressione di una scommessa, la scommessa di un’insubordinazione precaria capace di cambiare le carte in tavola e dettare nuove regole del gioco. Precarie, operai, migranti e studentesse sono già in connessione: tu che cosa aspetti?


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