lunedì , 28 Settembre 2020

Sotto assedio. Discutendo con un lavoratore Decathlon di scelte obbligate

Sotto assedioDopo l’iniziativa di volantinaggio organizzata a Bologna dalle Meraviglie precarie, pubblichiamo il dialogo con un altro lavoratore del centro commerciale Meraville a proposito di condizioni di lavoro, sindacato, organizzazione e sciopero.

Che lavoro fai?

Lavoro come commesso in un negozio di articoli sportivi, a Decathlon, ci lavoro da tre anni perché ho un contratto di apprendistato che dura quattro anni quindi mi manca un anno.

Ti senti precario?

Io sono molto precario, sono precarissimo, al lavoro, ma poi credo che la precarietà sia una condizione diffusa che è che vero trova nelle forme contrattuali la sua forma più evidente però la precarietà è un modo di vita, la nostra epoca è sotto il segno della precarietà, perché tutto è precario, sono precari i servizi sociali, è precario il mondo del lavoro è quindi c’è tutta una società che è precaria.

Cosa comporta per te l’apertura domenicale, rispetto ai tuoi ritmi di vita?

Ah, comporta un ennesimo colpo a quella che è la vita privata, alla possibilità di avere una vita privata, di avere del tempo libero slegato dal lavoro perché comporta essere ancora di più ostaggio della possibilità di avere un reddito, quindi di potersi guadagnare da vivere in maniera dignitosa.

A Decathlon assumono persone nuove per coprire la domenica o dovete coprirle voi?

Considera che quello che sta succedendo a Decathlon è un rinnovo, diciamo così, della forza lavoro e quindi un rinnovo delle forme contrattuali, naturalmente tutte le persone con contratti medio-lunghi, tipo contratto di inserimento a 18 mesi oppure apprendisti molto spesso vengono mandati a casa e c’è stato un aumento della forma contrattuale per esempio a chiamata, gente che viene chiamata anche un’ora prima di venire a lavorare per fare il cassiere o, che ne so, mettere a posto le grucce. Quindi è questo governo tecnico, governo Monti che sta andando in questa direzione, ma evidentemente le aziende si adeguano e quindi è una precarizzazione ulteriore.

Il centro commerciale, avendo molti negozi con turni diversi, vede una grande divisione dei lavoratori, che spesso non si conoscono. Come pensi sia possibile organizzarsi per una lotta all’interno di un centro commerciale?

Innanzitutto bisogna iniziare a parlare e a parlarsi, il problema qual è? Non ci si parla perché siamo sotto assedio, cioè siamo terrorizzati dall’idea poter perdere il lavoro, da non avere come vivere. E quindi secondo me non ci si parla per questo. Dopodiché secondo me c’è un problema tecnico che non ci si parla perché siamo frammentati. Io lavoro part-time e non ho sempre gli stessi compagni di lavoro e anche lo stesso lavoro che faccio non mi permette di poter parlare. Poi considera che in Decathlon non abbiamo nessun delegato sindacale, di nessun sindacato, né di base, né confederale, quindi non abbiamo nessuno spazio nemmeno per assemblee sindacali. Quindi gli unici spazi che possiamo avere per parlarci e dirci come stiamo messi sono o durante il lavoro, o fuori, ma appunto fuori magari tu lavori la domenica e io questa domenica me la sono scampata e magari una domenica scampata, sapete che faccio? Me ne vado al parco.

Se ti parlo di sciopero precario cosa pensi?

Mah, penso all’autorganizzazione perché penso che innanzitutto le istanze della precarietà non le vedo affatto rappresentate dai grandi sindacati nemmeno da quelli di base perché forse il mondo della precarietà presenta una tale varietà di forme contrattuali per cui secondo me è molto difficile a livello tecnico organizzarle. Poi però, allo stesso tempo, inizio a vedere l’autorganizzazione come una scelta obbligata, come una scelta di lotta obbligata e la cosiddetta cura Marchionne lo sta dimostrando. Nel commercio, per esempio, adesso l’ultimo rinnovo del contratto collettivo nazionale che c’è stato non è stato firmato dalla CGIL, quindi è un accordo separato e molte aziende possono, come dire, rifiutare il sindacato, rifiutare di interloquire con un sindacato che non ha firmato il rinnovo e quindi anche dal momento in cui il mondo sindacale inizia a essere frammentato l’autorganizzazione diventa una scelta obbligata.

Oggi al Centro Meraville c’è stato un volantinaggio delle Meraviglie Precarie per iniziare a creare una rete tra i lavoratori…

Beh io penso che le iniziative spontanee siano sempre le benvenute, perché sono le più vicine, sono fatte da chi lavora insomma.

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