giovedì , 1 Ottobre 2020

Il lavoro stagionale va in fabbrica. P. metalmeccanico e delegato

Quale è il tuo ruolo all’interno dell’azienda,  in quale reparto lavori?

Sono un delegato della Fiom-Cgil. Sono stato eletto da un anno nella rsu Fiom dopo le elezioni che ci sono state lo scorso ottobre, e mi trovo a fare il delegato Fiom da un anno. Come Fiom siamo presenti all’interno dell’azienda nella misura del 50 per cento sul totale delle rsu. Abbiamo vinto le ultime elezioni sindacali ed abbiamo una forte presenza all’interno dei reparti. Io lavoro nel reparto montaggio motori e sono lì da un paio di anni. Lavoro in azienda da nove anni e mi sto rendendo conto che c’è un riciclo di operai che si alternano nelle linee produttive abbastanza eccessivo, perché comunque ogni anno a seconda dell’annata, delle vendite, c’è un ricambio di personale abbastanza evidente che si aggira dalle 50 alle 150 unità a seconda dell’annata.  Se va bene siamo sulla seconda cifra se va male siamo sulla prima. Comunque c’è una forte presenza di lavoratori con contratto a tempo determinato assunti direttamente dall’azienda e non tramite agenzie interinali. Questa è una nostra prerogativa perché comunque riteniamo sia più utile per i lavoratori essere assunti direttamente dall’azienda e non tramite agenzie. Inoltre abbiamo un sistema rispetto alle scadenze migliorativo rispetto ai vincoli nazionali perché da noi i contratti a tempo determinato, continuativi sui dodici mesi, oltre i dodici mesi gli operai sono meritevoli di assunzione perché il nostro integrativo dice questo. Per quanto riguarda contratti che si susseguono nelle diverse annate abbiamo un limite temporale di 18 mesi, quindi se un lavoratore nell’arco degli ultimi tre anni fa 18 mesi di presenza, anche con contratti slegati l’uno dell’altro, anche in quel caso è meritevole di avere un occupazione stabile con un contratto a tempo indeterminato.

 Quanti lavoratori sono invece assunti attraverso agenzie o cooperative?

È difficile quantificarli, perché ci sono diverse forme contrattuali che vengono applicate in azienda. Per quanto riguarda gli operai diretti alla produzione l’unica tipologia di assunzione prevista e applicata è l’assunzione diretta dall’azienda, cioè dipendente con contratto a termine, anche se adesso si stanno facendo ragionamenti diversi, su spinta dell’azienda stessa. Fino ad oggi un operaio assunto a tempo determinato entrava con un terzo livello di inquadramento professionale. E su questo stiamo avendo pressioni dall’azienda perché vogliono risparmiare sulla manodopera. Il lavoro si sta stagionalizzando sempre di più e ogni anno nonostante il regime di flessibilità di orario al quale siamo sottoposti, spesso vediamo che ci sono dei periodi di cassa integrazione nel periodo autunnale, nonostante il recupero della flessibilità autunnale. Noi praticamente riposiamo delle giornate in autunno perché non c’è da lavorare. Non perché ce le regalano ma perché abbiamo contrattato una maggiorazione sulle ore in più che facciamo in primavera, che in azienda è del 35 per cento che ci ritroviamo come maggiorazione, recupero compensativo, oltre ad una tantum in premio. Questo è stato l’atteggiamento delle rsu che hanno preceduto questa che si andata formando lo scorso anno. Adesso magari all’interno delle rsu ci sono diverse sensibilità: vedremo rispetto a quello che vuole l’azienda quali saranno le nuove tipologie di contratto che si applicheranno anche in produzione. Ci sono delle richieste pesanti da parte dell’azienda…

 Di che tipo?

Vorrebbero assumere con contratti di apprendistato e chiaramente giustificare un apprendistato in catena di montaggio è  difficile, almeno dal nostro punto di vista. Detto questo c’è tutto un ragionamento a livello provinciale che stanno portando avanti le organizzazioni sindacali territoriali e le segreterie provinciali con Unindustria e vedremo un po’ come andrà a finire. So che ci sono state aperture, quindi a un certo punto corriamo il rischio di subire questi accordi fatti sulla nostra testa, detta come va detta. Purtroppo viene un po’ a decadere quella che è l’autonomia delle rsu nel momento in cui si fanno delle scelte di questo tipo. Se si fanno a fin di bene ben venga perché comunque in questa azienda non viene assunto un lavoratore fulltime da due anni. Davanti a queste situazioni ti devi attrezzare perché questo tipo di assunzioni avvengano, perché non è bello perdere dei diritti, perdere del salario, ma non è bello neanche avere sempre dei lavoratori stagionali in azienda. Sia per la collettività dei lavoratori sia per le aziende stesse che comunque, per loro responsabilità, fanno la cavolata di assumere persone con contratti a termine e poi gli fanno delle riunioni in cui promettono loro di richiamarli con qualche mese di ritardo, rispetto a quello che magari un lavoratore si aspetta. Un lavoratore secondo me vorrebbe lavorare 12 mesi l’anno, ma invece quello che sta accadendo qui ma credo anche in altre aziende è che le aziende mirano a stagionalizzare sempre più il lavoro perché è più facile magari punire e andare a colpire dei lavoratori precari e non i lavoratori considerati privilegiati, perché comunque non c’è ancora una regola che definisce bene come un lavoratore con un contratto a tempo indeterminato può essere penalizzato. Io penso che questa ultima cosa che ho detto sia terribile, però mi rendo conto che alla fine bisogna trovare una quadra perché non possono esserci lavoratori super-sfruttati e lavoratori ai quali viene garantito tutto ciò che è stato garantito fino ad oggi. Bisognerà trovare una quadra e vedere di cercare di dare, non dico pari diritti, ma avvicinare i diritti dei lavoratori a tempo indeterminato con quelli dei lavoratori precari perché, oggi come oggi, siamo in una situazione dove si rischia appunto una disgregazione eccessiva tra queste due categorie di lavoratori che spesso e volentieri non comunicano o comunicano poco e a volte si contrappongono. Non voglio essere frainteso, io non sono dell’opinione che bisogna abbassare i diritti dei primi per avvantaggiare i secondi, bisogna fare un’operazione però bisogna avere anche la forza per farla, di parificare i diritti ed il salario degli uni e degli altri. Quando si riesce azienda per azienda perché comunque questa secondo me è la strada da percorrere. Poi è anche vero che all’interno di una rsu ci possono essere diverse sensibilità o,  per dirla altrimenti, diversi egoismi e magari ti ritrovi delegati sindacali meno sensibili ai problemi dei lavoratori precari e passa magari l’idea dell’azienda di mortificare sempre più quelle che sono le condizioni dei lavoratori precari.

 Quanto sono evidenti le differenze salariali tra precari e chi invece presumibilmente è garantito? E a proposito di cercare una quadra, come pensi sia andato l’ultimo sciopero generale e come ti poni nei confronti di chi non può scioperare?

Rispetto alla prima domanda, gli operai anche a termine qui in **** vengono assunti con contratto di terzo livello, quindi le uniche differenze salariali sono derivanti dal fatto che percepiscono un salario per un tot di mesi l’anno e non per tutto l’anno. Ti parlo di sette otto mesi quando va bene. Poi ci sono gli scatti di anzianità, i livelli di inquadramento che fanno la differenza e parte del premio di risultato di cui praticamente i lavoratori precari non prendono la parte variabile. Questa è una penalizzazione per loro. E poi c’è da dire anche che con la parificazione operai-impiegati si è verificato un altro problema per i lavoratori precari: quando hanno delle proroghe ai loro contratti a termine può capitare che, siccome per legge non si possono fare più di due proroghe continuative, se un distacco tra i contratti  all’interno di uno stesso mese che magari ha più ore lavorabili rispetto alla 173 previste dalla media calcolata per quanto riguarda tutti i lavoratori di 173 ore, il differenziale tra le ore lavorabili e le 173 viene decurtato sulle giornate dei due contratti fatti all’interno di uno stesso mese in cui si lavora. Per essere più chiari: in agosto si poteva lavorare per 184 ore, essendo da contratto che comunque noi veniamo pagati sulle 173 ore mediamente, ogni lavoratore che ha avuto il distacco in agosto tra i due contratti a tempo determinato fatti dall’azienda, ha perso su entrambi i periodi undici ore di retribuzione. Cioè su tre giorni lavorativi del primo e del secondo contratto perché hanno perso undici più undici ore lavorative: 22 su 48 lavorate. Questa è una delle disfunzioni degli ultimi accordi nazionali, anzi dei penultimi dal momento che poi ce n’è stato uno separato, però già quello del 2008 prevedeva questa cosa poi le aziende chiaramente ci hanno giocato su e hanno approfittato di questa nuova regolamentazione per risparmiare dei soldi. Perché comunque a noi ci raccontano delle altre cose, però resta il fatto che c’è stata una decurtazione salariale in entrambe le buste paga di agosto dei lavoratori precari. Per quanto riguarda invece lo sciopero, penso sia andato bene per quel che riguarda la partecipazione dei lavoratori con contratti stabili. Per quanto riguarda la partecipazione dei lavoratori precari secondo me non si è lavorato molto. Le organizzazioni sindacali hanno il loro bel da fare, dati tutti gli accordi peggiorativi della situazione che c’era prima del 28 giugno e quindi fanno fatica a star dietro anche ai lavoratori precari perché in realtà devono badare alla loro stessa sopravvivenza perché c’è un rapporto di forza e direi anche di organizzazione, tra le organizzazioni padronali e quelle sindacali che è a totale favore di quelle padronali. Quindi si fa fatica anche a trovare il tempo e la voglia di dedicare delle energie che non ci sono a chi ha una situazione ancora peggiore rispetto ai lavoratori che rappresenti. Il problema secondo me è proprio lì: tu i lavoratori precari non li rappresenti, non contribuiscono a tenere su un’organizzazione sindacale e quindi vengono sacrificati sull’altare della sopravvivenza dei sindacati che ci sono. Secondo me questa è una cosa che anche le organizzazioni che più coerentemente si sono schierati dalla parte di tutti i lavoratori, dovrebbero tenere in considerazione (Fiom compresa) e avere più attenzione e utilizzare meglio, magari, anche i lavoratori che sono in cassa integrazione quando ci sono da organizzare delle manifestazioni di dissenso rispetto alle scelte politiche di questo paese in materia di lavoro. Si dovrebbero coinvolgere di più tutti i precari, però mi rendo conto che questo lavoro è molto difficile e si dovrebbero a mio avviso creare degli uffici specifici per occuparsi del problema, perché l’idea che ci sia una branca di un sindacato di massa che si deve occupare solo di precari mi ricorda molto tutta la diatriba che c’è stata all’ultimo congresso della Cgil sul rapporto tra sindacato pensionati e categorie dell’industria o del pubblico impiego. Il problema è che un sindacato dovrebbe unire i lavoratori e invece c’è chi pensa, e sono la maggioranza purtroppo, che ognuno debba creare la sua corporazione, peccato se poi i lavoratori precari non possono crearla dato che non hanno gli strumenti finanziari per poterlo fare e non hanno un’organizzazione che li segue. Il problema è appunto che non c’è un organizzazione con una struttura con la quale questi lavoratori si possono ben organizzare. Credo che il vostro limite come Coordinamento sia proprio questo: il fatto di non avere degli spazi, di non avere sufficienti contatti nella società e non ottenere la necessaria attenzione da parte di chi potenzialmente dovrebbe essere interessato. Metto il condizionale perché è d’obbligo! Spesso e volentieri vediamo che proprio chi si trova in quelle condizioni cosa fa? Cerca di arrangiarsi, di cavarsela, di cercarsi un lavoro anche sottopagato ma non mostra un minimo interesse rispetto a chi magari si sbatte come voi per cercare di unire le forze e ottenere qualcosa di meglio. Credo che la vostra sia un’esperienza positiva, sicuramente da incrementare. E in questo credo che soprattutto le rsu e soprattutto la Fiom vi devono dare una mano.

 Forse è anche un problema di organizzazione del lavoro e dei lavoratori, perché teoricamente la Cgil ha una branca dedicata alle tipologia atipiche, la Nidil. Ma l’idea alla base rimane sempre quella di trattare i precari come una categoria a sé…

Quando parli di organizzazione del lavoro mi viene da sorridere perché comunque oggi l’organizzazione del lavoro è per il 99% in mano alle aziende e non ai sindacati e il lavoro che stiamo facendo in questa azienda è quella di cercare di ficcare il naso nell’organizzazione del lavoro. Perché se non riesci a contare lì poi come puoi pensare di migliorare ad esempio la condizione dei lavoratori precari. C’è un problema di organizzazione dei lavoratori garantiti che lavorano male, cui magari si chiede di più, quando invece con le stesse ore si potrebbe lavorare meglio semplicemente creando un dialogo tra sindacati e aziende. E invece le aziende preferiscono gestire in toto l’organizzazione del lavoro, e spesso e volentieri a causa del mancato contributo dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali che loro non vogliono, è bene sottolinearlo, non riescono ad ottenere i risultati che vogliono. Finché non ci sarà un dialogo in questo senso credo che la soluzione non si potrà trovare: forse bisognerebbe far prevalere ad un certo punto, quando non prevale il dialogo, lo scontro su questo, perché altrimenti non si va da nessuna parte.

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